Lauree facili. Agevolate a beneficio di alcuni poliziotti. Il bluff a Firenze, in un’università privata cuore pulsante del grillismo giovane. La Link Campus, dove il privato, lo Stato e gli affari si confondono. Una commistione di interessi talvolta non limpidi, come in questo caso. Un poliziotto della questura di Firenze e due tutor sono i protagonisti di un’inchiesta della Procura di Firenze sulla presunta corsia preferenziale che alcuni agenti avrebbero avuto presso l’università privata. Perquisito anche l’ufficio della questura in uso al poliziotto indagato. L’inchiesta è incentrata su un corso di perfezionamento che consente di approdare direttamente al secondo anno di studi. Il superamento dello stesso sarebbe avvenuto senza partecipare a lezioni e senza l’incontro con alcun professore, ma solo inviando via mail una tesina di poche pagine. “Domande anticipate su Whatshapp”. Un corso fantasma e esami dati anche al mercato.

Falso e abuso d’ufficio i reati contestati a un poliziotto che avrebbe funzionato da raccordo con i colleghi e due tutor dell’ateneo. Nel mirino sono finiti anche gli esami veri e propri. Secondo le accuse, in alcuni casi, si sarebbero svolti in sedi considerate “non idonee”. Tipo una stanza nel mercato ortofrutticolo e una a Palazzo Strozzi, e con domande, come detto, già anticipate tramite Whatsapp. Il pm Christine Von Borries ha ordinato alla Guardia di Finanza accertamenti per stabile eventuali illeciti. L’inchiesta è ai suoi albori e le accuse ancora tutte da dimostrare. L’accordo con l’ateneo per le lauree degli agenti è stato stipulato dal sindacato di polizia Siulp, cui al momento non vengono contestati reati. Un’invenzione, la Link Campus, di Vincenzo Scotti, ottantacinque anni, storico leader democristiano, ai tempi sette volte ministro e sindaco di Napoli. Anno di nascita 1999, denominata all’inizio Università di Malta. Di tanto in tanto, non rilasciava lauree ma bachelor non riconosciuti in Italia. Un ostacolo aggirato nel 2011 quando la Link Campus University è diventata italiana non statale con il riconoscimento del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca guidato dal ministro Mariastella Gelmini.

Ateneo privato, la Link Campus University con sede a Roma offre corsi di laurea triennale e magistrale in Economia, Giurisprudenza, Tecnologia della comunicazione, Master in Anticorruzione o Crime Science. Nonché borse di studio nell’alta moda. L’ateneo “cuore pulsante del grillismo rampante” perché? Proprio nella Link Campus il M5S è andato a cercare parte della sua classe dirigente. Quando Luigi Di Maio, prima delle elezioni, presentò la sua squadra di governo in caso di vittoria, tra i nomi c’erano docenti e professori della Link. Per citarne uno, Elisabetta Trenta, diventata poi ministro della Difesa, vice direttrice fino al 2018 del Master in Intelligence and Security. L’assessore al digitale al Comune di Roma, Flavia Marzano, è docente dell’ateneo, nonché ideatrice del Master Smart Public Administration alla Link Campus.

Facile la conclusione: l’invenzione di Vincenzo Scotti Londra, molto attivo nelle relazioni energetiche con Mosca. Passa proprio dalla Link uno dei capitoli dell’inchiesta dei rapporti tra Donald Trump e la Russia. Alla Link ha insegnato anche un misterioso professore maltese, che per primo avrebbe offerto a Trump le mail trafugate alla sua rivale elettorale Hillary Clinton. Il fascicolo è stato aperto in seguito ad alcune dichiarazioni di agenti di polizia sentiti nel corso di un’altra indagine. I controlli si sono concentrati sul corso “Human security”. I seicento euro di quota d’iscrizione pare venissero pagati su un conto a San Marino intestato alla Fondazione è pienamente incastrata nel potere romano. Gli eventi dell’ateneo sono infatti settimanalmente affollati di parlamentari. Una platea trasversale e bipartisan. Politici e uomini di governo di destra e di sinistra, alti magistrati in servizio, dirigenti degli apparati di sicurezza. Il corpo docente è un corpo speciale: personaggi di primo piano in servizio o in pensione, del Viminale e dei servizi segreti; nove prefetti, generali e 007, incluso il vice capo della Direzione che coordina l’intelligence italiana.

Quanto sopra per dire cosa c’è dentro la Link Campus University. E cosa muove e come si muove l’ateneo, i cui recenti cambiamenti azionari sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Ha acquisito azioni un avvocato svizzero operativo a sicurezza e libertà. L’ente che ha come socio promotore il sindacato Siulp. Le testimonianze hanno fatto affiorare diverse presunte anomalie. Le prove selettive sarebbero state sempre sostenute “alla presenza di una sola persona, uno dei tutor, o di un assistente non meglio identificato”. Alla Link si sono iscritti nel 2017 ventitre “tra poliziotti in sevizio in Toscana, in particolare presso la questura di Firenze, e nel 2018 quindici tra poliziotti, parenti di poliziotti e due impiegati alla Mercafir”. La procura continua le indagini nel massimo riserbo. Gli indagati assistiti dagli avvocati Riccardo Lupo e Daniela Scaravilliu respingono le accuse. Visto così, e in attesa comunque di ulteriori indagini, lo scandalo non sembra di poco conto. Proprio no.