Di Maio e Salvini

Niente. Non passa un giorno senza uno screzio tra il governo gialloverde. In attesa che il caso collegato al sottosegretario leghista Armando Siri (indagato in un’inchiesta legata alla corruzione) trovi una soluzione (in settimana il premier Conte lo incontrerà per capire il da farsi), è ora il caso delle Province a infiammare la dialettica politica.

Ieri di buon mattino c’ha pensato il leader del M5S Luigi Di Maio a mandare un messaggio a Matteo Salvini. “Questa storia delle Province – ha scritto su Facebook – mi sembra assurda. Io altre 2500 poltrone in più dove i partiti possono piazzare i loro amici non le voglio”. Insomma, per lui è un capitolo chiuso che non va riaperto: Quelle 2500 poltrone in più con il Movimento 5 Stelle non passano. No ad altri serbatoi clientelari, no ad altra burocrazia. Bisogna semplificare le cose, non complicarle. “Al governo siamo in due, le cose si fanno in due e sono sicuro che riusciremo a trovare un punto di incontro”.

Sarà anche così, ma a Salvini questa presa di posizione non è piaciuta, perché la reputa un passo indietro da parte del M5S. In un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, il leader della Lega ha detto che “i Cinque Stelle si devono mettere d’accordo tra di loro”. In pratica c’è chi dice una cosa e chi l’altra. Inoltre secondo Salvini “il percorso sule Province è stato deciso insieme. Il problema è che cambiano idea troppo spesso”. Come nel caso ultimo delle Province, ma anche sulla flat tax e sulle autonomie. In un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”, il leghista ha anche ammesso che “le seccature sono troppe”. Questo, però, non significa mandare tutto per aria anche perché la sua intenzione è rispettare le promesse fatte agli italiani il giorno dell’insediamento dell’esecutivo gialloverde. “Anche se – ha poi aggiunto – le cose si fanno in due”.

Ma il messaggio è: cari cugini di governo, se evitate di fomentare polemiche come le evitiamo noi, è meglio per tutti. Per Salvini, comunque, il governo non rischia di naufragare: “A me – ha detto ieri il ministro dell’Interno – piace parlare della vita reale, voglio combattere la droga e per farlo ci vuole un governo. Di altre cose parlino pure i media e i giudici”. E poi ancora: “Vado avanti tranquillo, sono soddisfatto del lavoro fatto fino a oggi, voglio portare a termine tutti i temi che ho sulla scrivania, preferisco lavorare e non rispondere. Dormo serenamente”.