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C’è un'Italia che non parla più ma assiste con rassegnato, apatico silenzio allo sconfortante sfacelo politico, sociale, e culturale che attraversa il Paese, al suo imbarbarimento quotidiano. Abbiamo abusato dell'espressione "maggioranza silenziosa" per diversi lustri. Un paradigma politico, una definizione alquanto corretta e calzante, nell'evolversi del quadro sociale nazionale, della considerazione generale sullo scontro ideale, sul diverso senso dello Stato, fra partiti. D'altra parte, non fu un "movimento" spontaneo e popolare, ma nacque come espressione di un sentimento che già allora soffriva l'esagerato ancoraggio del dibattito politico alle segreterie dei partiti. Raccolse una presenza numerosa, mai troppo, di "incontentabili" militanti democristiani, repubblicani e liberali, con un po' di nostalgici monarchici, e nel 1971 a Torino scesero in piazza per proclamare il loro "manifesto antipolitico". Ma poiché era preminente il richiamo all'ordine, fra rivendicazioni più o meno socialiste, subito si parlò di "nostalgia fascista"!

Giornalisti come Montanelli furono tacciati di favorire il rigurgito ideologico del ventennio! Bisogna dire che i missini cercarono di gestire il movimento, ma si entrava negli "anni di piombo" e alla fine non rimase che uno scialbo ricordo di quel piccolo movimento ideologico, l'Italia entrò in una sanguinosa spirale di violenze che spostò la lotta politica su ben altri binari. In senso lato, la maggioranza silenziosa significò la moltitudine di cittadini che non si riconosceva più nei partiti del cosidetto "arco costituzionale", che non partecipava attivamente alla vita politica del Paese, anzi riteneva addirittura "dannoso" professare apertamente un credo politico. Un ceto medio lavoratore, moderato, cattolico, ancorato ai valori etici del passato, che alla fine preferì demandare, con un "silenzio assenso" la gestione della repubblica ai governi in carica, ma che comunque esercitava al momento delle elezioni il proprio diritto di voto.

Negli ultimi decenni la mutazione storica ha virato verso un reale segnale di disaccordo, il silenzio è divenuto un'assordante condanna con l'esercizio del voto "assenteista". La maggioranza silenziosa ha cercato di indirizzare moniti precisi alla classe politica, ma senza successo. Lo scollamento fra cittadini e istituzioni era compiuto. Venne però il tempo della medialità social, del "decesso democratico" della libertà d'opinione. In un batter di tasti e di click, la maggioranza silenziosa senza parole, senza idee, gregge belante e soccombente di pastori senza scrupoli, scoprì che si poteva parlare, scrivere, esprimere opinioni a buon mercato, e non c'era bisogno di imparare grammatica, etica o rispetto per gli altri. Fra Facebook e Twitter si è consumata la catarsi ignorante della maggioranza silenziosa. Strani ricorsi e dubbi che rinascono.

Negli anni '70 si parlò, a proposito, di nostalgia fascista, oggi l'ubriacatura mediatica che infetta questi "eroi da tavola", fa inneggiare ad un governo che sembra amare molto le terapie a "olio di ricino", l'uso di una "sana bastonatura" o la difesa ad oltranza del "bagnasciuga" nazionale. Un linguaggio che straripa di volgarità, offese turpi e minacce inaccettabili, che diffondono nell'etere come nuova teoria dell'odio e del muro contro muro... la maggioranza non è più silente, è urlante. Si assiste così ad un capovolgimento sociale, che insonorizza la presenza di menti pensanti, rispettose del diritto e del libero arbitrio. L'atmosfera da "ventennio" non sembra più un riflesso virtuale, ma una mefitica rèfola che si diffonde arrogante per la penisola, s'insinua fra i banchi di scuola, "bacchetta" docenti ed educatori, non per convinzione ma per paura.

Non si tollera il mancato allineamento alle tesi dei nuovi governanti, perciò bisogna smorzare sul nascere qualsiasi velleità conquistando i nuovi mercati della fedeltà assoluta: quelle terre meridionali, cresciute nel culto del "padre padrone". L'avevamo scritto da tempo, ma avevamo anche sottostimato la forza dell'emergente soggetto politico italiano: la minoranza silenziosa, quella della mente aperta, rispettosa delle idee, che non considera salvifico della libertà dell'individuo, l'uso delle armi. Noi siamo minoranza.

ANONIMO NAPOLETANO