C’è il “nuovo Papa” di Paolo Sorrentino, non c’è ancora il nuovo Napoli. Se la notte dell’ispettore Tibbs è calda, caldissima è l’estate 2019 di Aurelio De Laurentiis, l’uomo delle due pistole vestito in tutte le gradazioni di azzurro a Dimaro e con personal-trainer al seguito, una pistola puntata sul calciomercato, l’altra su Sarri e la Juventus perché è ora di vincere lo scudetto con Carlo Ancelotti, il plurivincitore.

Come mai prima d’ora, Aurelio parla e si espone, maestro concertatore e direttore d’orchestra sul palcoscenico della Val di Sole, notoriamente ricca di zolfo e carbonio con effetti diuretici, ematici e linfatici. Aurelio è il nuovo torrente della valle, un torrente di parole, propositi, concetti tecnici e valutazioni di mercato. Non sorprende più la sua capacità di stare nel mondo del calcio in cui è entrato quindici anni fa da assoluto neofita. Nell’equilibrio sempre centrato fra bilancio sano e squadra competitiva, De Laurentiis è un capitano dell’azienda-calcio senza macchia, senza paura e senza debiti.

Questa estate, la pistola fumante di Aurelio ha puntato 25 obiettivi: Almendra, Arias, Barella, Bennacer, De Paul, Di Lorenzo, Elmas, Fornals, Ilicic, Kouame, Leao, Lobotka, Lozano, Manolas, Mendy, Onyekuru, Pavard, Pépé, Rodrigo, James Rodriguez, Todibo, Traoré, Trippier, Veretout, Zaha, sei difensori, dieci centrocampisti e nove attaccanti in rigoroso ordine alfabetico.

Tre colpi sono andati a segno (Di Lorenzo, Manolas, Elmas), altri sparati a salve (Veretout), altri a vuoto (Barella, Trippier, Leao, Pèpé), due sono ancora nel mirino (James Rodriguez e l’esterno d’attacco ivoriano Zaha del Crystal Palace), altri colpi sono intimidatori. James Rodriguez, 28 anni, si sa, è un carissimo ragazzo che costa 42 milioni di euro, sei volte l’acquisto di Maradona trentacinque anni fa (ma, oggi, Diego varrebbe 345 milioni di euro). Benché in bilico nel Real Madrid, Florentino Perez lo molla solo in contanti, maledetti e subito. Quando Aurelio con la pistola incontra Florentino Perez col fucile, Aurelio con la pistola è un uomo morto. Se è indeciso, è spacciato (prendo James per intero, metà, un quarto, lo prendo in prestito, dieci milioni subito e il resto dopo, chissà, così avrei ancora soldi per comprare l’attaccante da trenta gol).

Florentino Perez ha nel mirino i 42 milioni sonanti ed è pronto a sparare per primo. Aurelio non ha scampo. Ancelotti spasima per James Rodriguez (pensiero stupendo, nato un poco strisciando), suo pupillo al Real e al Bayern, estro e fantasia, colpo a sorpresa per l’ascesa, diavoletto che inforca gli avversari. Ma James non mi fa vincere lo scudetto geme Aurelio, mentre Ancelotti prova il 4-2-3-1 a Dimaro, in partenza con una suggestione sarriana (Callejon, Mertens e Insigne, restituito alla mattonella preferita, dietro Milik). Quando e se verrà, James avrà un posto sul centro-destra convergendo al gol col piede mancino. Col 4-2-3-1 Ancelotti ha giocato al Real Madrid (Di Maria-Isco-Cristiano Ronaldo dietro a Benzema) e al Bayern (Robben-Muller-Ribery dietro a Lewandowski). Non sarà una novità abbandonando il più banale 4-4-2. La situazione si fa confusa e i nostri (Pèpé e James Rodiguez soprattutto) non arrivano.

La pistola fumante di Aurelio De Laurentiis nasconde nel caricatore un ventiseiesimo proiettile, tutto d’oro, sul quale è inciso un nome: Icardi. Fregandosene dell’ammonimento secondo il quale tra Wanda e Maurito non mettere il dito, Aurelio tiene un dito caldo sul grilletto. Perché è così che si può vincere lo scudetto, mettendo Icardi a fianco di Milik, una coppia da sessanta gol, il solista argentino e il polacco che lavorerà per sé e per Maurito. Ci vuole un attacco dirompente ora che, con Manolas e Koulibaly, è stato eretto in difesa un muro come non ce l’ha neanche Trump al confine col Messico. A Dimaro, fra sole e temporali, sospiri, sicurezze, allenamenti, sondaggi, trattative e affini, interviste e confidenze, De Laurentiis giunto al sedicesimo anno del suo regno napoletano, tra Castelvolturno e il San Paolo, decide che l’ora delle decisioni irrevocabili è giunta. Vendere e poi comprare. Ma, stavolta, si compra per vincere il campionato. E, se per vincere ci vogliono i leoni, i leoni saranno comprati.

Il tempo delle bambole da pettinare è scaduto. La meta è fissata. Lo dice anche Mertens: “Serve un mercato per lo scudetto”. È un’estate rovente. Il golfo azzurro prima si eccita sugli obiettivi di Aurelio, poi si ammoscia mentre gli obiettivi sfumano. Fa male la beffa-Pèpé. Nella sua ormai famosa pistola fumante di questa estate, De Laurentiis aveva un proiettile d’argento, caricato con 60 milioni di euro più il cartellino di Ounas (20 milioni). Sul proiettile il nome di Pèpé. Non poteva sbagliare mira sull’elettrico esterno offensivo del Lilla. Sarebbe stata la spesa più pazza di De Laurentiis nei suoi sedici anni di calcio. Il proiettile d’argento è rimasto in canna. L’Arsenal del miliardario americano Stan Kroenke (patrimonio 8 miliardi di dollari) si è inserito sveltamente su Pèpé, sganciando 80 milioni di euro al Lilla, soddisfacendo la commissione degli agenti del giocatore (5 milioni) e pagando uno stipendio annuo di 5 milioni all’attaccante di 24 anni.

La fulminea puntata degli agenti Michael N’cho e Aboubakar Traoré, piombati a Dimaro con un elicottero dell’Elicampiglio, non è piaciuta a De Laurentiis, irritato per la commissione richiesta dai due, ma disposto ad andare incontro al giocatore ivoriano sullo stipendio. Bersaglio mancato per il Napoli da scudetto sognato da Aurelio: Pèpé con Icardi in attacco, snobbando James Rodriguez. La seconda pistola di Aurelio, come si diceva, è puntata su Sarri e la Juve. Ma a Torino non sparano, prendono. De Ligt, Ramsey, Rabiot, Traoré, Luca Pellegrini, Demiral, aspettando Pogba. Sulla faccia della terra, è l’avversario più irraggiungibile. Vuole anche Icardi.

L’Inter, che ha ambizioni alte con Conte, vorrà dare Maurito proprio alla Juve? E Marotta, che ha lasciato la Juve, favorirebbe il suo ex club e l’amico-nemico Paratici? Il presidente Zhang chiude i dubbi: “Non venderemo mai Mauro Icardi alla Juventus”. Maurito spasima per la Juve. All’Inter lo lasceranno spasimare fin quando cederà, Napoli piuttosto che Spagna purché se magna. E De Laurentiis, l’ex “cacc’ ‘e sord”, è pronto a dissanguarsi per uno stipendio all’argentino dei gol e dello scudetto come neanche ne pagò uno a Robert De Niro nel terzo manuale d’amore. Perché questo è il primo manuale dello scudetto al secondo anno di Ancelotti sulla panchina azzurra dopo il primo di transizione, prove e riprove. Il ripiego su Lozano, l‘attaccante messicano ventiquattrenne del Psv Eindhoven, sembrerebbe proprio un ripiego creando anche qualche problema. Esterno sinistro di attacco, invaderebbe la zona di Insigne. Sistemata la difesa a quattro (con la grande attesa del rilancio di Ghoulam), sognato il doppio attaccante e finendo con una sola punta, come sembra più possibile, con tre assistenti dietro il centravanti, c’è qualche problema nella mediana a due se Ancelotti insiste col 4-2-3-1.

Allan ha lavorato per tre nel centrocampo a tre e per quattro nel centrocampo a quattro. Bisogna dargli un partner che lo faccia respirare. Zielinski (soprattutto) e Fabian Ruiz (un po’ meno) sembrano inadatti nella diga a due, Rog è andato via ed Elmas è appena arrivato. Fra i migliori incontristi si segnala il bolognese Pulgar. Ci sarebbe potuta essere una tentazione Nainggolan. Siamo in bilico. De Laurentiis vuole il doppio attaccante (con Milik mette Icardi), Ancelotti prova il 4-2-3-1 sognando James Rodriguez e puntando sull’annata “decisiva” di Milik risollevatosi, nel campionato scorso, dai due crociati anteriori saltati. I polpastrelli picchiano incerti sulla tastiera del computer perché la scena può mutare da un momento all’altro mentre le rotative del Guerino girano vorticosamente. Siamo fermi a un 4-2-3-1 con Meret, Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Fabian Ruiz, Callejon, Mertens, Insigne, Milik.

I tifosi del golfo sognano quest’altra formazione: Meret, Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Ghoulam, James Rodriguez, Callejon, Allan, Insigne, Milik, Icardi. Lo scudetto chiama e il Napoli in qualche modo ci sarà. Per ora, al calciomercato, ha fatto faville in uscita. Giuntoli vende magnificamente (Hamsik 20 milioni, Diawara 21, Inglese 22, Rog 15, Albiol 4, Sepe 5, Grassi 5, Vinicius 17, domani Hysaj e Verdi) e Aurelio si trova un tesoretto di 109 milioni, ma ne ha già spesi 61,5 (Manolas 36, Di Lorenzo 9,5, Elmas 16). Fra entrate e uscite siamo a +47,5 milioni. Per i grandi colpi ne occorrono altri settanta e più. Ci saranno questi colpi e quali sono i nomi segreti sull’agenda di Aurelio che è apparso annichilito dalla vicenda Pèpé ed ora ha da sparare solo un colpo, il proiettile d’oro sul quale è inciso il nome di Icardi? Le pistole di Aurelio restano fumanti, il dito è sul grilletto, i bersagli si sottraggono, ce ne saranno di nuovi a sorpresa. Il presidente ha detto: “Mi sono stancato di arrivare secondo, voglio vincere”. L’attacco allo scudetto è in piedi. Il calciomercato è ancora lungo. E, in attesa di James Rodriguez, a Napoli suona James Senese.

 

Mimmo Carratelli