Paolo Gentiloni, il candidato italiano all’Economia della nuova Commissione europea sarà davanti alle commissioni dell’Europarlamento per rispondere alle 25 domande che compongono l’audizione di ogni candidato per la squadra di Ursula von der Leyen. Nominati i commissari, bisogna approvare la Commissione. Il Parlamento europeo, si pronuncia con il voto finale dopo aver sentito uno ad uno tutti i commissari incaricati in una serie di audizioni pubbliche che servono a verificare la loro attinenza al ruolo. Una sorta di super colloquio, in cui si tiene conto anche di eventuali conflitti di interesse. Per scongiurare questo rischio, i commissari sono tenuti a presentare una dichiarazione finanziaria in cui vanno elencate le azioni e le proprietà detenute. Un test non da poco, che servirà a misurare il gradimento europeo intorno alla nomina di Gentiloni, europeista convinto, messo in Commissione ‘a guardia’ dei conti europei, ma esponente di un paese con il debito più grande di tutta l’Eurozona dopo la Grecia.

Una strada in salita per il politico italiano. Per ricoprire il ruolo di commissario europeo l’ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri, ha deciso di liquidare non solo le azioni di cui era in possesso, inclusi i pacchetti inferiori a 10mila euro, soglia minima per la dichiarazione all’Europarlamento, ma anche i titoli di Stato e persino le quote in fondi comuni di investimento. Il possesso di pacchetti di azioni che fanno capo a colossi del web avevano infatti sollevato polemiche su possibile conflitto di interessi per il futuro commissario all’ economia. Manco a dirlo, proprio la Germania, negli ultimi giorni si e’ fatta sentire con forza sul tema. Ma in cosa consiste il pacchetto di azioni di Gentiloni? Sembra essere, quello del politico italiano, un risparmio costruito negli anni, niente di particolare, in realtà, per una persona della sua età e del suo reddito. Un pacchetto che non è mai stato movimentato negli anni in cui il politico italiano è stato ministro e presidente del Consiglio.

Vendendo i titoli, cosa che non era obbligatoria, il futuro commissario all’Economia taglia la testa al toro, prevenendo eventuali polemiche, in modo che non ci sia ombra di dubbio. Per il copresidente del gruppo dei Verdi nel Parlamento Europeo, Philippe Lamberts, il “minimo”, per un commissario che possiede azioni, è conferirle ad un blind trust. Gentiloni alienerà dunque, nel dettaglio, secondo carte depositate all‘Europarlamento 100 azioni Expedia (11.884 euro il valore stimato), 7mila Campari (59.033 euro), 313 Essilor Luxottica (40.981 euro), rivenienti probabilmente da un pacchetto Luxottica che deteneva da tempo, 300 Diasorin (31.385 euro), 70 Lvmh (26.526 euro), 67 Amazon (111.141 euro), 1.394 Experian (38.506 euro), 2.839 Enel (18.425 euro) e 860 Eni (12.127 euro).

In tutto, le azioni nel portafoglio del risparmiatore Gentiloni, bilanciato tra titoli italiani ed esteri, valgono oggi poco meno di 350mila euro, secondo la dichiarazione depositata in vista dell’audizione di domani. Al primo giugno 2018 l’ex premier risultava possedere anche piccoli pacchetti di azioni Unicredit, Ferragamo, Ferrari, Basf, Nestlé, Total, Saint Gobain, Kering e altre, che non sono riportati nella dichiarazione: anch’essi, a quanto si apprende, sono stati già ceduti o sono in via di cessione. Nel corso del secondo semestre 2018, quando era arrivata al governo la coalizione gialloverde e piazza Affari calava, Gentiloni, libero da responsabilità di governo, aveva allargato il suo pacchetto azionario, sempre diversificando il rischio. Nel corso del secondo semestre 2018, sempre secondo documenti depositati alla Camera, Gentiloni aveva comprato azioni di Microsoft, Array, Wirecard (quotata a Francoforte) e Adobe (Nasdaq), ma anche titoli italiani, come Amplifon, gioielli del made in Italy come Cucinelli e Technogym, e ancora Bio On e Nexi.

Nessuna di queste azioni risulta oggi nel portafoglio dichiarato del futuro commissario all’Economia: anche queste sono state già cedute o sono in via di liquidazione. La cessione delle azioni che Gentiloni sta liquidando non era obbligatoria, né sono evidenti, ad una prima occhiata, conflitti di interesse con il portafoglio a lui assegnato, fatta eccezione per Amazon ed Expedia, visto che l’ex premier si occuperà anche di tasse e in particolare della tassa sul digitale. Oltre alle azioni, nelle disponibilità di Gentiloni c’è anche un pacchetto di titoli di Stato, anche questi in corso di vendita (la liquidazione, come per le azioni e i fondi, “è in corso e si prevede che sia compiuta prima che assuma la carica, se nominato”, scrive l’ex premier): Btp per 77.831 euro, CctEu per 50.275 euro e Treasuries americani per 9.100 euro, per un totale di circa 137mila euro.

Gentiloni venderà comunque anche le quote che detiene in diversi fondi comuni di investimento Eurizon (gruppo Intesa SanPaolo), cosa che non era obbligatoria. Almeno ad una prima occhiata, possedere quote in fondi di investimento non avrebbe comportato rischi evidenti di conflitto di interessi. Si tratta di circa 220mila euro, ripartiti in fondi che investono sia nell’Eurozona che nelle Americhe e nei Paesi Emergenti, anche qui in un’ottica di diversificazione del rischio. In tutto, tra azioni, obbligazioni e fondi, il commissario Gentiloni si troverà a dover gestire poco più di 700mila euro. Non si sa come impiegherà questa liquidità, tuttavia trovare un impiego completamente scevro dall’ombra del conflitto di interesse, non appare facilissimo: un lato del problema, questo, non affrontato. In ogni caso, Gentiloni ha deciso di risolvere la questione nel modo più semplice: vendendo tutto.

Margareth Porpiglia