Champions League (foto: depositphotos)

È assai improbabile che i campionati nazionali, sospesi in tutto il mondo per il coronavirus, possano concludersi, quelli europei sforando in luglio/agosto. I problemi sarebbero tanti permanendo lo stato di allarme per il contagio pur se dovessero essere ridotte le costrizioni.

Se luglio fosse disponibile per riprendere l’attività agonistica, sarebbe una conclusione di stagione a tappe forzate, con dodici giornate da smaltire e partite ogni tre giorni, a parte la ripresa problematica della preparazione dei calciatori dopo uno stop di quattro mesi. Meglio pensare alla stagione prossima anche se la cancellazione di quella in corso avrà ripercussioni economiche sui club. Il calcio professionistico italiano ci rimetterebbe 700 milioni di euro. In luglio potrebbero andare a conclusione la Champions e l‘Europa League con quattro turni da giocare, ma da smaltire in poco tempo. Sorgerebbe però un problema per la stagione successiva.

Con i campionati nazionali bloccati e ovviamente cancellati, quali dovrebbero essere le squadre ammesse in Champions ed Europa League per la stagione 2020- 2021? Logica vorrebbe, senza forzare i tempi e nell’incertezza che la "guerra" al coronavirus sia veramente conclusa, che Champions ed Europa League concludano nel 2020-21 il percorso interrotto agli ottavi. I nuovi campionati designerebbero poi le squadre per la stagione europea 2021-2022.

PREVISIONI - Si fanno previsioni ottimistiche per il ritorno del calcio negli stadi in estate. Saranno possibili partite a porte aperte? È incerta la risposta del pubblico dopo le pesanti privazioni della quarantena. Andare alle partite costa e non saranno floride le tasche dei tifosi annunciandosi una pesante recessione. Sarà una conclusione solo televisiva dei tornei con restrizioni totali o parziali dell’affluenza del pubblico negli stadi?

C’è poi da riprogrammare le trasferte, impegno complesso, ristretto come sarebbe in poco tempo. E si giocherà in quelle città profondamente colpite per il numero dei morti? Non ci sarà certo lo spirito per riappassionarsi al pallone. Il danno economico che il calcio subirà per la stagione interrotta dal coronavirus rientra nel quadro più generale e pesante dell’economia mondiale che uscirà scossa dalla pandemia. Questo danno non può essere assolutamente motivo per una forzata conclusione di questa stagione agonistica. Si troveranno rimedi, escludendo però che il calcio debba essere un settore privilegiato. Le esigenze del dopo-pandemia saranno ben altre e più urgenti.

Mimmo Carratelli