“Per Genova e per san Giorgio”, urlavano i marinai della navi della Repubblica di Genova, andando all’assalto delle flotte nemiche. bianco. Si può immaginare che con lo stesso grido, magari in una tonalità meno bellicosa, ma idealmente sventolando la leggendaria bandiera della croce rossa in campo, il sindaco Marco Bucci, con a fianco il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lunedì tre agosto, alle ore 18,30, saluterà il taglio del nastro. Così inaugurando il nuovo ponte di Genova, quello appunto battezzato nel nome di san Giorgio. Ventitrè mesi e 11 giorni dopo la tragedia sarà quello il momento tanto atteso e con tanti significati. In quel momento, la ferita profonda di Genova, ma anche di tutto il sistema infrastrutturale italiano e non solo, sarà ricucita. Con un’opera costruita in meno di un anno, dopo avere smontato il ponte crollato, le sue immani e pericolose macerie, in neppure dieci mesi di tempo. Il giorno prima l’orchestra di Santa Cecilia avrà suonato la Quinta Sinfonia di Beethoven, “Il destino”, in mezzo agli alberi di un parco che è stato allestito proprio sotto le campate del nuovo ponte. La Quinta è “un allegro con brio” e accompagnerà idealmente un passaggio chiave della storia recente di Genova: un corteo silenzioso di automobili e di passeggeri a piedi che percorrerà con in pugno la bandiera italiana e quella immancabile di san Giorgio, i 1067 metri del nuovo percorso, passando anche sopra a quei 200 metri della tragedia del 14 agosto 2018, ore 11,37, che si sono aperti nel vuoto, facendo precipitare nelle loro auto 43 persone che hanno perso la vota, mentre un viaggiatore numero 44 si era miracolosamente salvato, restando appeso alla sua macchina incastrata nella montagna di macerie precipitate. Il corteo sobrio, senza i parenti delle vittime, percorrerà anche la leggera curva che ha suscitato tante polemiche, compresa quella che definiva “fuori norma” il nuovo ponte, proprio perché costruito in difformità alle disposizioni europee che impongono tragitti meno veloci e, quindi favoriti da tracciati più prudenti. Italferr che ha curato il disegno del ponte, sotto la guida di Renzo Piano e del suo staff, in particolare l’architetto Stefano Russo, ha smentito ufficialmente la presunta difformità del percorso e difeso la sua conformità. Il nuovo tracciato ricalca quello precedente con poche eccezioni (uno spostamento a valle di qualche metro) anche perché esiste una strada obbligata in Valpolcevera, dove si possono piantare le fondamenta dei piloni solo in luoghi precisi, evitando di sprofondare dove ci sono decine e decine di utenze sotterranee, oleodotti collegati con il porto, con i depositi petroliferi, altre tubazioni dei servizi di fornitura pubblica. Insomma il nuovo ponte non poteva che ripercorrere la strada del vecchio Morandi e un tracciato diverso, senza quella curva era impossibile. Le nuove norme impongono, però, una velocità inferiore sul percorso dell’autostrada, che non dovrà superare i 70 chilometri orari, mentre sul Morandi la tolleranza era 90 all’ora. Con questo accorgimento il san Giorgio è a norma e cadono le obiezioni che avevano scatenato una piccola tempesta con attacchi anche duri e risposte piccate del presidente della Regione Giovanni Toti (che non ha ruoli nella vicenda del nuovo ponte ma è in piena campagna elettorale), convinto che le critiche avessero lo scopo di mettere una riserva sul grande successo per un’opera costruita in così poco tempo, un vero modello per tutta l’Italia, un sistema nuovo per risolvere il problema della cronica lentezza dei lavori pubblici in Italia. Polemiche a parte con il 3 agosto in Liguria c’è una svolta che da una parte rappresenta una specie di miracolo e dall’altra esaspera un paradosso, quello di mettere in servizio una nuova infrastruttura, modernissima, mirabilmente disegnata, efficiente, perfino tecnologicamente avanzata, con applicazioni moderne che calcolano non solo l’usura ma anche la temperatura , lo stato dell’asfalto, ma in mezzo al caos totale del traffico in Liguria. Il ponte rischia di essere una piccola isola dal giorno in cui entrerà in servizio, presumibilmente il 4 o il 5 di agosto, nel marasma dei centodieci cantieri che Autostrade hanno impiantato sulla rete ligure per ispezionare lo stato delle 285 gallerie del suo territorio. Da quasi due mesi il traffico sta strangolando l’intera regione e nei giorni scorsi l’emergenza si è inasprita dopo la visita a Genova della ministro Paola De Micheli, responsabile dellle Infrastrutture, che è piombata a inaugurare nuovi cantieri ferroviari e ha descritto l’emergenza estrema del trasporto e dell’economia di questi mesi in Liguria come una “narrazione” esagerata. “Ci sono stati solo quattro giorni di emergenza, poi i disagi sono stati gestiti”_ ha dichiarato De Micheli con il casco da cantiere in testa e il giubbotto catarinfrangente. Apriti cielo: le 44 categorie economiche e produttive della Liguria, riunite in un Comitato di emergenza, tutte le istituzioni amministrative e l’opinione pubblica in generale, si sono sollevate in una rivolta violenta che ora minaccia marce, sommosse, scioperi fiscali, vere e proprie piazzate. In realtà la condizioni della circolazioni in Liguria è tutt’ora quasi impossibile e la regione è di fatto “irraggiungibile”. La “narrazione” della signora ministro è apparsa lunare, completamente staccata dalla realtà, giustificata solo come la conseguenza di chi il caos del traffico lo ha provocato con la sue decisione di cantierizzare a tappeto le autostrade in Liguria ed ora deve offrire una spiegazione. Non ci sono segni di miglioramento su tutte le autostrade, la A7, la mitica “Camionale” di mussolinaina memoria, tra Serravalle e Genova, la A 26, la Genova-Alessandria-Gravellona Toce, la A12 Genova -Livorno e la A 10, Genova Savona. La narrazione degli utenti contiIl nuovo ponte “San Giorgio” durante il collaudo nua ad essere drammatica come il conto dei danni che le diverse categorie imprenditoriali stanno facendo, spesso anche con disperazione. Le conseguenze di questo intoppo, ramificato e quantificabile con la quadruplicazione temporale della percorrenza di ogni tragitto sono nettamente superiori a quanto era capitato con la caduta del ponte Morandi. Quasi due anni dopo tutti i collegamenti con le altre regioni confinanti sono praticamente saltati o avvengono con il contagocce. Ci sono difficoltà già ripetute nel far arrivare gli approvvigionamenti, anche quelli alimentari, il traffico per i quattro porti di La Spezia, Genova-Sampierdarena, Genova-Prà e Vado-Savona, è un calvario che ha già fatto dirottare molte compagnie di navigazione su altri scali mediterranei e del Nord Europa, con perdite che ci vorranno lustri per recuperare. La narrazione “reale” dei disagi parla anche di un turismo frenato e che regge un po’ solo perché piemontesi e lombardi arrivano nelle stazioni balneari liguri attraverso percorsi antichi, strade provinciali e statali, passi appenninici, strade che si usavano nel Dopoguerra. Il costo è altissimo economicamente e umanamente. Per miracolo c’è stato solo un morto, provocato da un cambio di corsia, ma ogni giorno si trema perché c’è sempre la paura che una autoambulanza diretta con un malato grave a bordo verso un ospedale attrezzato si trovi imbottigliato in una coda chilometrica e accada l’irreparabile. Non ci sono pattuglie di polizia e carabinieri che possano aprire varchi, ma ci si può solo augurare che arrivi un elicottero, ma anche in questo caso, avrà lo spazio per atterrare? Tutto questo verrà forse dimenticato, ascoltando le note della “Quinta” di Beethoven, il giorno dell’inaugurazione di san Giorgio e recitando la preghiera per i 43 morti, dieci giorni dopo, nell’anniversario della tragedia del 2018, ma la Liguria così non può andare avanti.

di FRANCO MANZITTI