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Il nodo che il Governo, in queste ore, sta cercando di sciogliere - nella situazione di monitoraggio dell'epidemia di coronavirus -  è quello della movida e della convivialità ed è stato al centro di una riunione che ha visto coinvolti i capidelegazione e il premier Giuseppe Conte. Si è discusso dell'idea di chiudere i locali alle 23, orario che non avrebbe impatto troppo pesante sui ristoranti, di una rimodulazione dello smart working, di un possibile 'coprifuoco' per i locali (e del conseguente divieto di vendita di alcolici dopo una certa ora). Centrale è anche la riunione del Comitato tecnico scientifico (Cts) con il ministro della Salute Roberto Speranza che delibererà anche sull'ipotesi di ridurre il numero dei giorni di quarantena da 14 a 10.

QUANDO IL DPCM? Dall'estensione del lavoro a casa alla riduzione della percentuale di passeggeri sui mezzi pubblici, allo stop agli spostamenti tra regioni, tutto è - in teoria - possibile. A parte, ci tengono a precisare i membri del 'think tank', la chiusura totale. Stop alle feste private, anche in casa, e sospensione degli sport amatoriali di contatto, come il calcetto. Le idee nascono dall'analisi della situazione "contagi", che sembra sfuggire di mano, con una crescita non esponenziale, ma costante e per ora inarrestabile. Alla riunione è inoltre emersa l'ipotesi di anticipare il Dpcm a lunedì sera ma, essendo i tempi stretti, non si può escludere che la nuova stretta venga messa in campo, come da programma, mercoledì.