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Si dovrebbero nascondere. Invece pontificano. Loro, quelli che hanno voluto e votato Quota 100; ma anche gli altri, quelli che prima hanno votato contro e poi, andati al governo, si sono guardati bene dal cambiare la norma: sono tutti corresponsabili del disastro dei nostri ospedali.

Sono mesi che ci raccontiamo un fatto che è sotto gli occhi di tutti: il nostro sistema sanitario è in grande sofferenza non solo perché mancano i letti ordinari e di terapia intensiva – gli spazi insomma – ma perché scarseggiano medici, infermieri e anestesisti. Ora, per carità, la carenza di personale nel settore sanitario è il frutto delle scelte di almeno 4 Governi negli ultimi 15 anni. Ma la decisione di mettere in piedi Quota 100 – la norma varata nel 2019 da Lega e M5S che permette di prepensionarsi con 62 anni di età e 38 di contributi – ci ha privato di molti camici bianchi che oggi cerchiamo come il pane. Lo ha messo nero su bianco l’Inps nel suo ultimo Rapporto annuale, aggiornato a ottobre 2020: nel 2019 le uscite anticipate con Quota 100 nelle aziende e negli enti del Servizio sanitario nazionale sono state 7.225.

Si tratta di medici e infermieri, ma anche di operatori, personale amministrativo e di segreteria. Insomma, tutta gente d’esperienza che oggi ci avrebbe fatto comodo, soprattutto per alleviare l’emergenza provocata dal Coronavirus sui nostri nosocomi e Pronto soccorso. Per capire quanto grave sia stato il danno, basta andarsi a leggere cosa diceva il Servizio studi della Camera già a giugno 2020 in un documento sui risparmi in materia sanitaria, quando scriveva che «recentemente, l’introduzione delle disposizioni sul pensionamento anticipato (“quota 100”) ha acuito la grave carenza di personale, rischiando di compromettere l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza».

Ora dite: secondo voi, con l’arrivo di una pandemia, che cosa poteva succedere ad un sistema che rischiava di non essere in grado neanche di garantire i livelli essenziali di assistenza? Mica è finita. All’epoca dell’Esecutivo gialloverde, Salvini e Di Maio ci avevano raccontato un’altra barzelletta, poi rivelatasi poco divertente: quella che con Quota 100 sarebbe aumentata l’occupazione attraverso il cosiddetto ricambio generazionale. In pratica, i nostri eroi promettevano che per ogni nuovo prepensionato con Quota 100 ci sarebbe stato un nuovo assunto.

Com’è andata a finire lo sanno tutti: malissimo. Non solo ciò non è avvenuto, ma non è accaduto neanche nel settore pubblico, dove la decisione di rimpiazzare chi lasciava il lavoro non dipendeva dal mercato ma dallo Stato. Che infatti si è guardato bene dal sostituire il personale andato in pensione. A iniziare dagli ospedali. Lega e M5S, invece di chiedere scusa per aver messo in moto un meccanismo che ha finito per sguarnire ancora di più il nostro Sistema sanitario di risorse preziose per fronteggiare la mazzata del Covid, oggi invocano nuove assunzioni (che non arrivano), senza fare un minimo di autocritica. E accusando «quelli di prima». Siamo giunti al ridicolo che per far fronte al disastro, in Piemonte il Carroccio ha chiesto alle tanto odiate Ong di riportare in Italia i loro medici impegnati all’estero. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

Per non parlare del fatto che i costi di Quota 100 li stanno pagando e ancor più li pagheranno i giovani. Allo stesso modo il Pd, che all’epoca era all’opposizione e votò contro Quota 100, oggi che è al governo con i compari grillini si guarda bene dall’abolire quella norma iniqua e richiamare al lavoro il personale necessario. Anzi, la compagine giallorossa l’ha confermata fino a tutto il 2021. Fino ad allora medici e infermieri potranno continuare ad andare in pensione prima del tempo. Alla faccia dell’emergenza. A dimostrazione di una classe dirigente – da destra a sinistra – totalmente inadeguata. E pericolosa.

ùdi Vincenzo Nardiello