Alessandro Di Battista (Depositphotos)

La domanda che in molti si chiedono è la seguente: ma possibile che in piena pandemia da seconda ondata da Coronavirus e dunque con tanti problemi che ancora devono essere risolti il MoVimento 5 Stelle abbia trovato il tempo per organizzare i propri Stati generali? Non era meglio rimandare il tutto a tempi migliori e dedicarsi solo ed esclusivamente ai bisogni della Nazione così come aveva chiesto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella? Comunque, il dado è tratto è oggi ha preso appunto questo appuntamento molto sentito dai grillini. Inutile dire che ci sono stati non poche tensioni tra le due correnti in auge, ossia quella di Di Maio e quella di Di Battista. Ma ha fatto scalpore soprattutto l’assenza del presidente della piattaforma Rousseau Davide Casaleggio, oramai in rotta con il ministro degli Esteri: “Alcuni giornali – ha scritto su Facebook - si interrogano sulla mia eventuale presenza agli Stati Generali del Movimento 5 Stelle. Ho ricevuto ieri l'invito a partecipare nella discussione di domenica. Ho deciso di declinare perché ritengo che se ci sono delle regole di ingaggio, queste debbano essere rispettate”. E poi ancora: “Leggendo il documento di guida della discussione del primo giorno registro che molte decisioni sono già state date per acquisite e si chiedono solo i dettagli. Su altre, come la questione sul vincolo dei due mandati l'indicazione dai territori è stata chiara, ossia che rimanga intoccabile, ma al primo punto del documento guida si indica esplicitamente di dibattere su eventuali deroghe da adottare”. Casaleggio ha anche criticato i risultati della consultazione online per la scelta dei 30 oratori di domani: “Penso sia doveroso pubblicare i voti sia dei delegati del sabato sia dei relatori della domenica prima dell'evento, come anche i verbali delle riunioni provinciali e regionali, nella versione originale, che riportino i risultati degli incontri ufficiali nei quali tutti hanno potuto partecipare e che oggi non sono pubblici”. Una grande accusa che il reggente del M5S Vito Crimi ha cercato di smorzare: “Tutti sapevano che i voti e le preferenze sarebbero state rese pubbliche dopo che ci sarà il cambio di governance. Credo che oggi i nostri iscritti, più che conoscere quanti voti ha preso chi, abbiano bisogno di risposte, di sapere come il loro contributo verrà preso in considerazione”. Sui due mandati, Crimi, però sembra prendere tempo: “Il limite dei due mandati nel corso delle riunioni che hanno portato agli Stati Generali è stato confermato, però in tutte le occasioni è stata anche ribadita l'importanza di valorizzare l'esperienza e la competenza e quindi si parlerà di come conciliare queste due cose”. Chi ha cercato di fare il pompiere è stato Roberto Fico, presidente della Camera ed esponente grillino: “Gli Stati generali sono una prova di maturità per una forza politica che rappresenta milioni di italiani e governa il Paese durante la più grave crisi sanitaria, economica e sociale degli ultimi 70 anni. Sono il momento - definito da regole condivise e accettate da tutti - per volare alto, per confrontarsi con consapevolezza e responsabilità, e non per fare prove muscolari”. Altra divisione, quella delle alleanze: Di Maio propende per affiancarsi al Pd, Di Battista assolutamente no. Domani, comunque, entrambi parleranno. Insieme ad altri 28 relatori, tra i quali lo stesso Fico. Attesa anche per il premier Giuseppe Conte, mentre Beppe Grillo è ancora forse.

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