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E da domani, che succede? Una volta calato il sipario sul V-day europeo – con i primi cittadini e operatori sanitari che oggi si inietteranno il vaccino Pfizer Biontech – come proseguirà la campagna destinata a portarci fuori dal tunnel del Covid 19? Sarà un percorso a tappe, lungo e complicato.

Le 9 mila dosi arrivate a Roma in passerella sul furgone scortato e poi distribuite in tutta Italia per la “photo-opportunity” odierna sono un assaggio precoce: la fornitura vera e propria comincerà domani, con le prime 470 mila dosi destinate al mercato italiano e distribuite nei 300 punti indicati dalle Regioni. Poi, da gennaio a marzo, arriveranno complessivamente 7,8 milioni di dosi, con regolarità settimanale. E a queste si aggiungeranno quelle prodotte da Moderna – la cui approvazione da parte dell’Ema è attesa per l’Epifania – e infine quelle di Oxford-Astrazeneca.

L’obiettivo è arrivare il prima possibile alla copertura vaccinale delle categorie a rischio e poi in un secondo momento all’immunità della popolazione. Ma perché ciò accada, non bastano l’organizzazione e il funzionamento della macchina operativa allestita dal governo, non basta l’impegno del personale sanitario impegnato nella campagna, non basta lo sforzo produttivo dell’industria farmaceutica. Serve la collaborazione di tutti i cittadini: il vaccino verrà iniettato su base volontaria, quindi sarà importante convincere il maggior numero possibile di italiani a farlo.

E non si tratta solo di affrontare negazionisti e No-vax, ma di fare i conti con una paura che non è razionale ma può essere spiegata solo con le categorie psicanalitiche: la paura di qualcosa di sconosciuto che ti entra nel corpo, una fobia paragonabile alla paura di volare o a quella di ritrovarsi in luoghi chiusi.

Ecco perché, dice Recalcati, sarà molto importante dare il buon esempio, fugare ogni dubbio evitando messaggi ambigui. E questo compito toccherà soprattutto a chi ha visibilità e seguito pubblico, ai politici, a coloro che possono indirizzare l’opinione e infondere fiducia e tranquillità. Perché questa psicosi – tra le tante che l’emergenza pandemica ha alimentato – purtroppo non possiamo permettercela.

di Andrea Iannuzzi