Frontiere chiuse fino al 31 gennaio e timide aperture negli spazi di socialità. Sono queste le ultime misure adottate dal governo uruguaiano per contrastare la diffusione del coronavirus che continua a crescere anche se a un ritmo leggermente inferiore rispetto a quello temuto.

L’annuncio del governo è arrivato ieri sera in conferenza stampa al termine di una giornata abbastanza difficile con il record di nuovi positivi registrati che ha sfiorato quota mille.

“Purtroppo, e con nostro grande rammarico specialmente del ministro del Turismo, continueremo con le frontiere chiuse per altri 20 giorni“, ha affermato il presidente Luis Lacalle Pou, riferendosi all’ultimo provvedimento del 16 dicembre che includeva uruguaiani e residenti nel paese nella chiusura delle frontiere già esistente.

Se da un lato si cerca di continuare a mantenere isolato l’Uruguay, dall’altra il governo ha concesso delle timide aperture a partire dalla proroga di due ore nell’orario di chiusura di bar e ristoranti che fino al 10 gennaio era mezzanotte. “Quasi tutti i contagi sono intrafamiliari”. Così lo ha motivato il presidente sostenendo che bisogna dare “qualche stimolo” a un settore che sta vivendo una grave crisi economica. Alla luce delle notevoli differenze sulla diffusione dei contagi nel paese, la scelta finale di autorizzare o meno l’estensione dell’orario di apertura è stata affidata ai dipartimenti.

L’altra concessione riguarda la riapertura di spettacoli pubblici ed eventi sportivi “con capienza minima” che erano stati vietati fino al 10 gennaio.

Resta inalterata, invece, la normativa che limita il diritto di riunione valido per due mesi per evitare assembramenti così come la raccomandazione a implementare il telelavoro.

Nonostante il vertiginoso aumento dei casi registrati nelle ultime settimane, il governo predica cautela dato che i numeri sono lontani dai 1.500 positivi giornalieri e le 150 terapie intensive che erano stati ipotizzati dagli statistici nello scenario peggiore: “Non possiamo parlare di fallimento, ma nemmeno di successo. Se c’è una persona morta o posti di lavoro che si sono persi non si può parlare di successo. Ma sicuramente non di fallimento”.

Una spina nel fianco resta invece quella sul vaccino dove non ci sono ancora certezze nonostante le pressioni dell’opinione pubblica e dell’opposizione. Il ministro della Salute Daniel Salinas ha assicurato che ci saranno novità a breve e che nel primo trimestre di quest’anno potrà iniziare la campagna di vaccinazione. Non si sa ancora quale dei vaccini disponibili giungerà in Uruguay dopo il lungo e difficile negoziato all’interno della scacchiera internazionale sempre più divisa“C’è una forte concorrenza” ha ammesso Lacalle Pou ripetendo quanto già detto in passato. “L’Uruguay sta cercando di intrufolarsi tra i grandi dato che gli altri paesi chiedono più dosi. Per avere il vaccino il prima possibile è necessario portare avanti lunghe e riservate trattative”.

221 è il numero totale delle vittime da Covid 19 raggiunto in Uruguay. Attualmente ci sono 6.287 positivi, di cui 72 in terapia intensiva.