Ha vinto, per ora, il coraggio della giovane sindaca di New Britain. Erin Stewart, 33 anni, in carica da quando ne aveva 26, Repubblicana, prima donna nella città del Connecticut a vincere il terzo mandato (2017): "Confermo la mia condanna della 'cancel culture' (cultura dell'annullamento) - le sue parole -  e rimango fedele al mio messaggio originale di veto e sono lieta che altri membri del Consiglio comunale abbiano condiviso le mie preoccupazioni. La porta del mio ufficio è sempre stata aperta e continuerà a esserlo a tutti coloro che sono interessati ad avere conversazioni produttive su come far progredire la nostra comunità".

Un esempio importante, significativo in un'America dove la libertà, anche se non soprattutto di parola, è messa in discussione ogni giorno. Un esempio che arriva da una città del Connecticut, di 75.000 abitanti la cui storia va indietro nel tempo fino al 1687. Ma dove ha vinto la giovane sindaca di New Britain? Su quale risoluzione aveva posto il suo veto? Su una delle battaglie in cui i progressisti americani si sono concentrati in questi ultimi anni: far scomparire le statue dedicate a Cristoforo Colombo. Ma non quella di New Britain, che resterà anche se i Democratici non si sono arresi.

Per ribaltare il veto di Erin Stewart erano necessari 10 voti, invece alla fine dei conteggi la battaglia sul monumento si è chiusa sull'8-6, salvando così il navigatore genovese e soprattutto l'eredità degli italo-americani. "Ma i sostenitori della demolizione - ha subito dichiarato Chris Anderson, assessore dei Dem, una delle voci più forti che chiedevano l'annichilimento di Colombo - non si devono scoraggiare. Li ringrazio per le tante lettere, telefonate ricevute nel corso di mesi e per l'attenzione che hanno rivolto a questo difficile problema. Rimaniamo coinvolti e vediamo cosa possiamo realizzare insieme quest'anno e più avanti".

Infatti le regole non permettono al Consiglio di tornare a ridiscutere la questione fino a dopo le elezioni, che si svolgeranno il prossimo novembre. A New Britain erano stati i gruppi di italo-americani, affiancati dai Repubblicani a scendere in lotta per far restare la statua a McCabe Park, mentre dall'altra parte c'erano gli attivisti portoricani, la New Britain Racial Justice Coalition e i consiglieri appartenenti al partito Democratico. Le tesi, quelle già ascoltate in ogni parte degli USA: i difensori di Colombo che lo definiscono simbolo dell'eredità italo-americana, i detrattori che lo chiamano schiavista genocida e razzista.

Ma in un primo momento, il mese scorso, anche alcuni Repubblicani si erano 'venduti' all'altra parte: ma dal 10-4, che se riconfermato avrebbe portato all'addio alla statua, si è passati all'8-6. Anderson ha poi spiegato che se Colombo fosse stato rimosso, l'intenzione era di sostituirlo con un altro monumento che avrebbe continuato a onorare il contributo italo-americano. La sindaca Stewart ha invece risposto che non c'erano piani e che si stava arrivando a un affronto per la comunità italo-americana. Howard Dyson e Michael Thompson sono stati i consiglieri Repubblicani che hanno cambiato idea, tornando a schierarsi a favore del veto del sindaco.

Una delle motivazioni che hanno fatto scattare il cambio, l'assalto al Capitol Hill del 6 gennaio. "La divisione deve finire - ha dichiarato Thompson, spiegando il suo voto - dividere questa città, dividere la sua gente, deve finire... Dobbiamo unirci prima che le persone si facciano del male". Dyson invece ha sottolineato che durante il voto di dicembre era convinto che "la statua sarebbe stata trasferita da qualche altra parte in città, non portata via per non essere più vista. Sarebbe stato sbagliato, perchè Cristoforo Colombo rimane un simbolo di resistenza e realizzazione per gli italo-americani".

Roberto Zanni

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