Non ci sarà nessuna cerimonia questa volta in Uruguay per il Giorno del ricordo che commemora la tragedia degli italiani vittime delle foibe ed esiliati negli anni del secondo dopoguerra nei territori dell’ex Jugoslavia.

“Il Giorno del ricordo” -scrive Aldo Zanfabro del Circolo Giuliano dell’Uruguay– “fu istituito con una legge del 30 marzo 2004 volendo commemorare le 9mila vittime e anche i 300.000 profughi che nel secondo dopoguerra furono perseguitati dalle forze di occupazione iugoslava. Oggi ricordiamo questi italiani che furono costretti ad abbandonare tutti i beni materiali, la loro terra, le loro case, i legami affettivi, la loro cultura e cercare nuove terre. Non furono emigranti ma rifugiati, esuli per mantenere la loro identità italiana. La data scelta (10 febbraio) è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi che assegnavano alla ex Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell’Italia”.

“Tanti italiani dell’esodo sentono ancora oggi il dolore della terra lontana e perduta” prosegue Zanfabro nel suo messaggio. “Il cuore piange, per loro è vivo il ricordo della terra dove sono nati e cresciuti che però non sarà mai l’Italia. Oggi sono stranieri, turisti nella loro terra. Oggi si parla un’altra lingua, ondeggia un’altra bandiera. Sono stranieri anche nella terra d’arrivo, nella terra d’adozione: America, Australia, oppure in altri paesi europei”.

“Il Giorno del ricordo” -conclude il rappresentante del Circolo Giuliano dell’Uruguay- “malgrado avente questa visione di tragedia ha una visione diversa. Ci porta un insegnamento per far sanare le ferite ancora aperte. Dobbiamo condannare tutte le forme dintolleranza che portano alla violenza. Il rispetto alle persone deve essere sempre la prima rivendicazione”.
Matteo Forciniti