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Apprendere che questo giornale tornava in edicola, come avevo peraltro auspicato nel 2020 con una speranzosa citazione dantesca, ha costituito per me una delle poche buone notizie del nuovo anno. Sono stato tra i primi in Italia a fare un giornale con un Apple, lo straordinario °Duo Dock°, e a comunicare internazionalmente con il mitico ma ostico programma °Lotus Notes°. Ma forse, proprio per questo, le mie dita e i miei neuroni si scaldano soprattutto al pensiero che ogni tasto schiacciato sta per diventare carta e inchiostro, parole che diventano non solo pensiero ma anche, pensateci, olfatto, tatto, udito, pagine che odorano, frusciano, si toccano con le mani…

In tempi di pandemia, aver visto a Roma tante edicole aperte anche durante il lockdown, a volte anche con piccole file in attesa di un giornale, mi ha incantato. E ogni volta ho pensato a questo giornale che Mimmo Porpiglia, la sua famiglia e i suoi collaboratori e amici hanno fatto caparbiamente nascere e rinascere, hanno tenuto in vita con le unghie e coi denti, against all odds e con tanti sacrifici personali. Tornando a parlare da professore all’Ateneo fiorentino, l’ex-presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto ieri una ‘lectio magistralis’ - non temete, non voglio parlare di vicende governative per ora – e ha detto tra l’altro: “Questa crisi pandemica costituisce un gravissimo shock per l’Europa e per il mondo intero. Ma offre anche l’opportunità di progettare in maniera più lungimirante e consapevole il futuro dell’Europa unita. È un’occasione preziosa per recuperare il tempo perduto, per invertire il processo di progressivo distacco tra governanti e governati che può determinare l’implosione del mondo che avevamo conosciuto. Non dobbiamo avere paura dei conflitti, ma dobbiamo mostrarci pronti a governarli e lo strumento migliore, la pratica più efficace per affrontarli e comporli in una sintesi superiore è, ancora una volta, la “politica”.

E concludendo la sua lectio Conte ha poi detto: “Cari studenti, questi anni che state dedicando alla vostra formazione sono preziosi. Non dismettete mai quella sana, curiosa attitudine di approfondire le vostre conoscenze. Non lasciatevi intimorire dall’incertezza e dal dubbio. Il dubbio è il giusto antidoto contro la trappola delle illusioni e delle false certezze. È il motore della conoscenza scientifica. L’importante è che il dubbio non si tramuti in diffidenza paralizzante. Edgar Morin ha osservato che “La necessità del dubbio è cresciuta nella nostra epoca dove false informazioni, dicerie, pettegolezzi non sono veicolati solo dal passaparola, ma vengono propagati con una velocità e un’ampiezza inaudite tramite Internet. Bisogna sapere anche che il dubbio incontrollato e illimitato si trasforma nella certezza paranoica che è tutto falso o menzognero. Bisogna anche saper dubitare del dubbio”. Le parole stampate, con il loro odore, la loro consistenza tattile, il fruscio delle pagine e la magia di una delle poche esperienze fisiche possibili in tempi di pandemia e di infodemia, possono essere concretamente un solido argine alle troppe fakenews del mondo solo virtuale e degli abusati social media e al conseguente lievitare patologico del dubbio velenoso, molto diverso dal quello brechtiano che puo’ muovere le montagne.

Vi suona allora esagerato vedere nel ritorno di questo giornale in edicola una scintilla di speranza in particolare per tutti gli italiani all’estero e per chiunque, italiano o no, non si è perso d’animo e, against all odds, continua a ‘progettare in maniera più lungimirante e consapevole il futuro del mondo intero? Personalmente credo che anche così, in attesa del culmine delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante in Settembre - il Sommo morì a Ravenna nella notte tra il 12 e il 13 di quel mese nel 1321- si possa superare il gravissimo shock che stiamo tutti vivendo e mettersi in cammino per tornare a riveder le stelle.

Pietro Mariano Benni