(foto: depositphotos)

di Franco Esposito

Movimento Cinque Stelle senza pace. E senza capo né coda, bersaglio tra l'altro dell'offensiva della piattaforma Rousseau. Davide Casaleggio pretende 440mila euro. Il figlio del cofondatore ha presentato un esposto al garante della Privacy. Motivo dell'offensiva, Casaleggio junior ritiene che gli Stati generali del M5S lo abbiano scavalcato. La querelle è nata in seguito all'intero congresso online, portato a compimento bypassando la piattaforma Rousseau, provocando l'irata protesta dei suoi gestori. A capo della rivolta si è eretta Enrica Sabatini, fedelissima di Casaleggio. Ma prudenza consiglia di non escludere l'operato di Alessandro Di Battista, il grande contestatore, eventuale agitatore dietro le quinte.

Attorno ai resti dei Cinque Stelle, intanto, è bufera continua. Sotto forma di un diffuso palese malcontento, di esclusioni e dimissioni. Giorgio Trizzino, deputato, l'ultimo dei fuggiaschi dal M5S. Il centesimo ex il medico palermitano. Una notazione personale a margine: mai una forza politica aveva avuto un'ascesa così rapida, ma nessuna aveva subito un altrettanto rapido smottamento. Le espulsioni, poi, non si fermano.

Il M5S è davanti alla sua palese rovinosa implosione. Magari anche a dispetto del puntello che gli va offrendo il segretario del Pd. Zingaretti li vuole come parenti nelle elezioni amministrative nel Lazio. Ma la domanda è: Di Battista torna nel Movimento per Conte? Chiara la risposta: no. I dissidi interni permangono forti sulla gestione di Crimi, finito da tempo nel mirino del popolo dei dissidenti. Crimi non ha mai dato il proprio voto su Conte nuovo leader del M5S, che, è bene ricordarlo, si è spaccato quando è venuta meno l'ipotesi di un Conte ter. È andato in frantumi, poi, sull'incarico di primo ministro attribuito dal presidente Mattarella a Mario Draghi. Il sì espresso dal 59,3% dei votanti sulla piattaforma Rousseau. 

Alla fiducia al governo Draghi, il M5S si è spaccato. Quindici no da parte tra i senatori, 16 tra i deputati. Quindi, via alle espulsioni. Di Battista lascia il Movimento, è un volto storico che se ne va, voltando le spalle a Luigi Di Maio. I ribelli non si fermano e alla Camera presentano istanza per la creazione della componente alternativa. Parte così, principia, comincia così, il groviglio delle regole. Il nuovo statuto, le associazioni, i loghi: matasse intricate che Beppe Grillo il cofondatore è chiamato a sbrogliare. Il popolare comico, per quello che si sa, è in questo senso ancora a pane di grano. Ovvero ai verbi difettivi.

Riunito da Grillo, il vertice dei cosiddetti big si è svolto domenica scorsa a Roma. Il vertice ha affidato a Giuseppe Conte il compito di rifondare il Movimento. L'ex premier ha accettato l'incarico e sta lavorando per riscrivere lo statuto e dare nuove regole al M5S. Ma le tensioni non sono svanite, laddove appaiono al contrario tuttora acute. In particolare con Davide Casaleggio, che ha pubblicato sul blog le regole e intende candidarsi al direttorio.

Messi fuori tre deputati assenti non giustificabili alla fiducia a Draghi. "Assenze politiche", e come tali bollate in occasione dell'ultima infuocata assemblea. "Basta caminetti, non rappresentate più nessuno", il tuono e il fulmine sono arrivati da Primo Di Nicola. In risposta all'annuncio di Vito Crimi: "è ai prossimi 30 anni che oggi dobbiamo pensare. Ed è con questa prospettiva che il presidente Conte ha dato la disponibilità ad accompagnarci nel percorso. Anche se ancora non abbiamo deciso sul suo ruolo".

L'espulsione dei tre oppositori è l'ultima novità nel tormentato piccolo mondo dei Cinque Stelle. Fuori Cristian Romaniello, Yana Ehm, Simone Suriano. I ribelli preparano i ricorsi. Intanto, voci d dentro confermerebbero l'aggrovigliamento generale su un punto che fa litigare gli aderenti da anni: il simbolo, attualmente al centro di cause legali. Il simbolo riveste fondamentale importanza al Senato, per la composizione del gruppo parlamentare.

Ma è il ruolo di Crimi nel futuro nuovo M5S a dar vita a spigolosità e rivoli di veleno. Il nuovo statuto non lo riconoscerebbe titolato a "decretare espulsioni". Però anche su questo tema le divisioni appaiono evidenti e di non facile appianamento. Il legale del M5S, Andrea Gianavei, ribadisce che "la legge prevede l'istituto della prorogatio per le società di capitale e le estende anche alle associazioni".

Difficile prevedere la soluzione finale della querelle che si annuncia infinita. La battaglia legale inquieta Beppe Grillo. La bad company rischia di doversi addossare pesanti risarcimenti. L'operazione stenta fortemente a decollare. Davide Casaleggio è contrario, Luigi Di Maio pure. Mentre l'ultimo fuoriuscito, Giorgio Trizzino, già studente alla scuola di Piersanti Mattarella, parla di "cerchi magici, mediocri conserterie, pochezza di molti, scelte farlocche sui sottosegretari, studiate a tavolino per soddisfare voglie di potere, realizzando equilibri da circo equestre". Durissimo Trizzino, e se certe cose le dice lui che è stato dentro il Movimento fino a pochi giorni fa, come non credere alle sue parole? Queste: "Siamo davanti all'acquiescenza masochistica, nemmeno la visionarietà dell'Elevato potrà poggiare le basi sul vuoto degli arroganti". E con questo ti saluto per sempre, Movimento.