Nicola Zingaretti, Pd (Depositphotos)

di Bruno Tucci

Nicola Zingaretti, ovvero come il segretario di un partito deve difendersi dal fuoco amico. Non c'è pace fra i democratici di sinistra. Nell'occhio del ciclone figura sempre lui. Il presidente della Regione Lazio che ha anche l'incarico di portare avanti la nave dei Dem. Ogni mattina qualcuno dei suoi compagni di cordata ne inventa una pur di metterlo alle corde.

Ora sono gli ex renziani (manco a dirlo) che protestano e puntano il dito contro il loro numero uno.

Vogliono una gestione collegiale del partito, una governance a più voci che coinvolga tutte le anime (e sono tante) del Pd. Zingaretti risponde picche. O, al massimo, temporeggia per gettare acqua sul fuoco della protesta.

Ma non è così semplice frenare l'onda d'urto degli allievi del buon Matteo che in fatto di crisi è un maestro. Questione per il momento rimandata? Niente affatto. I contestatori non demordono e minacciano di uscire dalla segreteria nel caso in cui le loro voci non vengano prese in considerazione. Sono una decina, ma ben decisi a non mollare. E a difendere fino in fondo il loro pensiero.
Gli ex renziani contro Zingaretti - Potrebbe sembrare un fuoco di paglia, visto il numero esiguo del gruppo che si richiama a Matteo Renzi. Non è così, perché non sono i soli a mugugnare e a volere una svolta nel partito. Non piace a molti l'idea di un uomo solo al comando. Tanto più che Nicola Zingaretti siede su una poltrona doppia essendo anche il governatore del Lazio.
Il momento è assai delicato, soprattutto perché la difesa a spada tratta nei confronti di Giuseppe Conte è andata a gambe all'aria. "O lui o la crisi e il voto", tuonava qualche settimana fa il segretario del Pd. Come è andata lo sappiamo tutti.
Il capo dello Stato, andato su tutte le furie per i capricci delle forze politiche (nessuna esclusa) ha chiamato al capezzale dell'ammalato chiamato Italia il nostro uomo più noto in Europa. E gli ha affidato l'incarico di risolvere i bisticci e le liti da cortile che non la smettevano mai.
Ingoiato un altro rospo (anche se alla fine Zingaretti si è detto entusiasta dell'iniziativa di Sergio Mattarella), il segretario ha iniziato una nuova battaglia.
Congresso subito! E lui cerca altre sponde - "Congresso subito", gridavano in tanti. "Alla fine della primavera". Il segretario del Pd non si è scomposto. Ha risposto con parole dure, decidendo che in un momento come questo il congresso non si poteva tenere. E in più si diceva contrario alle primarie che avrebbero dovuto precedere l'assemblea. La polemica non si è placata. Anzi.

Ragione per cui Zingaretti è andato alla ricerca di altre sponde, trovandone una proprio in quel Movimento che non ha mai gradito. E che aveva respinto già ai tempi in cui fu trovato poi l'accordo fra Pd e 5Stelle.

Oggi il segretario fa l'occhiolino ai grillini. E apre loro le porte del Consiglio regionale. Promettendo anche un incarico di rilievo ai nemici di un tempo. La situazione è convulsa perché il patto prevederebbe un'alleanza nel Lazio, ma al contempo una rinuncia dei grillini alla poltrona del Campidoglio.

La sacrificata dovrebbe essere Virginia Raggi che non piace molto ai romani. Potrebbe quindi essere una manovra di successo. Ma in politica niente è scontato, fino all'ultimo.