Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro (depositphotos).

Si fa sempre più drammatica la situazione sanitaria in Brasile, dove il Covid continua a macinare record nel numero di contagi e deceduti. In un anno, la pandemia già mietuto più di 282mila vittime mentre sono state 11,6 milioni le persone che hanno contratto il virus. Dati del ministero della Salute alla mano, i morti a causa del coronavirus, in un anno, hanno già superato quelli per Aids registrati dal 1996 al 2019 (281.156 in totale)! Cifre, dunque, impietose che fanno del paese latino americano, secondo al mondo per numero di decessi dopo gli Stati Uniti (dove però è in corso una sistematica campagna di vaccinazione), l'epicentro globale della crisi. Ieri i bollettini hanno registrato 2.841 morti, un nuovo record giornaliero dall'inizio del dramma, che ha battuto di gran lunga quello del "mercoledì nero" della scorsa settimana quando erano scomparse 2.286 persone. Ormai il bilancio viaggia verso una media di 3mila decessi al giorno con gli appelli al governo da parte delle autorità sanitarie locali (tra cui quelle di San Paolo, lo stato più numeroso del Paese), perché imponga un lockdown nazionale, che nemmeno si contano più. Dal canto suo, il presidente Jair Bolsonaro si è sempre opposto alle misure di quarantena introdotte dai governatori statali, sostenendo che i danni collaterali all'economia che ne deriverebbero, rischierebbero di rivelarsi di gran lunga peggiori rispetto agli effetti del virus stesso. Lo stesso nuovo ministro della Salute, Marcelo Quiroga, parlando con i media, ha esortato i brasiliani ad indossare mascherine ed a lavarsi le mani, ma non ha assolutamente parlato di serrata e neanche di misure di allontanamento sociale. La situazione, insomma, rischia di precipitare. Nel sistema sanitario pubblico di 25 dei 27 Stati brasiliani, i tassi di occupazione delle Unità di Terapia Intensiva sono quasi al limite.