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di CLAUDIO ROMITI

La vicenda del momento, il caso del vaccino Astrazeneca, sembra del tutto speculare al modo con il quale, da un anno a questa parte, gran parte dei Paesi occidentali – con l’Italia in testa alla classifica delle restrizioni – stanno affrontando la pandemia di Sars-Cov-2. In particolare, analoga appare la pretesa, in verità assai assurda, di raggiungere il mitico e insensato obiettivo del cosiddetto rischio zero. Nessun rischio nei riguardi del Covid-19, cioè la malattia che il citato virus causa, e nessun rischio nei confronti dei vari vaccini che sono stati realizzati a tempo di record. Sotto quest’ultimo aspetto, da aperturista della prima ora, mi preoccupano alquanto le tesi di tanti liberali che si sono fatti prendere dall’emozione del momento, dopo che mezza Europa ha bloccato la somministrazione del vaccino suddetto, i quali sono caduti nella trappola di una lettura troppo affrettata dei numeri.

Basta analizzare senza i paraocchi del terrore i dati ufficiali pubblicati nel Regno Unito, in cui continua la somministrazione del vaccino Astrazeneca, per rendersi conto di quanto eccessivo risulti questo ennesimo allarme: su oltre 10 milioni di soggetti vaccinati, si contano 39 decessi associati a disordini cardiaci post-vaccinazione, senza tuttavia una evidenza scientifica che ne dimostri una correlazione diretta. Ora, da questo punto di vista occorre essere molto chiari e sintetici. In primis, allo stato attuale, non c’è stato alcun Paese che abbia finora rilevato discrepanze evidenti nella casistica dei decessi post-vaccinazione, rispetto a ciò che avviene durante le influenze stagionali. Tutto sembrerebbe rientrare nella norma. In secondo luogo, dato che il vaccino Astrazeneca, al pari degli altri omologhi in circolazione, non è l’elisir di lunga vita, bensì esso serve esclusivamente a fornire una alta copertura nei riguardi del Covid-19, l’idea che dopo averlo assunto nessuno incidentalmente debba morire risulta abbastanza folle. D’altro canto, ed è questo il pericolo che personalmente scorgo sinistro all’orizzonte, se non usciamo da questo delirio nel quale si persegue l’irragionevole obiettivo di zero contagi e, conseguentemente, zero morti con il Covid e a seguito di qualunque vaccino, il ritorno ad una vita normale ce lo possiamo dimenticare. A questo punto direi che, oltre che convivere con l’ultima generazione di Coronavirus, dobbiamo tornare rapidamente al concetto di una esistenza basata sul rischio calcolato, in alternativa al demenziale modello di una alienante vita biologica che l’attuale regime sanitario ci sta imponendo da oltre un anno.