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Mentre siamo sotto chiave per il Covid, la Cina, dove è nato il virus e non sapremo mai come, fa profitti stellari. L’ economia del Dragone è cresciuta anche nel 2020 del 2,3%. Le nostre economie sono invece collassate. E oltre il danno, rafforzato da ritardi e omissioni all’ Oms, c’ è la beffa: oggi la Cina si dichiara Covid-free. Ma mentre l’ Occidente è in crisi, i politici sono preda delle lobby (anche cinesi) e gli Stati legislatori si sgretolano, i cinesi lavorano sottotraccia e di fino rinforzando la propaganda nazionale per riscrivere la storia. Dal 2019 nella Repubblica popolare cinese è nata una serie di pubblicazioni “Storie sulla Cina raccontate in inglese” rivolta agli stranieri, per far comprendere meglio la verità sul Dragone. “Stories of China Retold in English”, il nome in inglese, è un prodotto di New Channel International Education Group che pubblica con la “Casa editrice del popolo” di Pechino, organo del Partito Comunista cinese. Due miliardi di volumi editi in più di 50 anni, da quando il presidente Mao ne rilanciò l’ attività. “Storie” oltre agli stranieri è rivolta a influenzare i cinesi che vivono all’ estero e si interessano della cultura occidentale. Diversi canali youtube ne rilanciano la voce, il professor William Brown, volto del programma e professore di origini statunitensi che dal 1988 insegna alla School of Management dell’ Università di Xiamen. Il professor Brown è lo stereotipo del mite studioso Usa con baffetti, voce tranquilla e tono pacato, la voce Usa che piace ai cinesi. Nel 2002 Brown ha presentato domanda di residenza permanente in Cina, diventando il primo straniero a ottenere la “Carta verde cinese” nella provincia del Fujian. Nel 2019 è stato premiato “Persona dell’ anno”. I cinesi vanno all’ estero nei Paesi anglofoni, principalmente Usa, Uk, Australia, Canada, a studiare. Questo non piace alle élite cinesi, al partito comunista e ai professori perché i giovani subiscono il fascino dell’ Occidente e assorbono i principi di quella pesta bubbonica chiamata democrazia, la libertà, trasformandosi così in feroci critici del partito. LA VERSIONE DI BROWN Tanti organismi indipendenti, a partire da Amnesty International, raccontano i sistemi oppressivi della Repubblica Popolare. Ma il professor Brown è attento a magnificare altri aspetti, spaziando col suo storytelling tra i temi più vari, dalle fake news agli usi e costumi nazionali. Spiega come i «bianchi», siano spinti da una cultura colonizzatrice mentre i cinesi sono pacifici, dimenticando che la Cina detiene le quote maggioritarie del debito pubblico Usa e ha colonizzato l’ economia africana. Brown spiega che la società Usa è basata sul principio vincere-perdere, mentre la Cina è per la coesistenza di molteplicità e diversità. Si schernisce Brown: «Alcuni stranieri insinuano che ho scelto solo belle storie»; ma senza fare una piega aggiunge: «Per quelle persone, qualunque cosa dica avranno da ridire». Anche il quotidiano in lingua inglese China Daily negli ultimi anni ha chiuso accordi editoriali con almeno trenta quotidiani stranieri, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, il Washington Post e alcuni fogli europei, al fine di pubblicare inserti chiamati China Watch, che hanno anche titoli scintillanti come “40 anni di brillanti successi nel Tibet”. I giornali Usa hanno poi interrotto le pubblicazioni. Il presidente Xi Jinping ha definito l’ informazione una delle tre “armi magiche” per diventare leader globali, le altre due sono il rafforzamento del partito e delle capacità militari. Nel novembre del 2013 la rivista internazionale ChinaFile ha reso pubblico il contenuto di Document 9, un atto segreto del PCC, che indica i sette pericoli sovversivi: la democrazia costituzionale occidentale, i valori universali, la società civile, il neoliberalismo, il nichilismo storico e una concezione occidentale del giornalismo diametralmente opposta al principio cinese dove i media devono essere soggetti della disciplina di partito