Depositphotos

Superlega, i tifosi italiani la bocciano ma il 70% non crede più nella sana competizione. E chiedono di riformare tutto il sistema calcio. A partire dai folli ingaggi ritenuti immorali. L’ultimo sondaggio parla chiaro. Questo sistema calcio è al capolinea. O si riforma o muore. Affondato dai debiti, dalla avidità dei suoi dirigenti (anche la UEFA del maresciallo Ceferin), dagli schiaffi presi dai governi, in testa Draghi, Johnson, Macron. E da una malefica cultura, supportata dall’ingordigia di tivù e banche d’affari, che da sport lo vogliono trasformare in puro business.

No, non ci siamo. Il fallimento è vicino. Tutto è cominciato con il pasticcio, durato 48 ore, del progetto Superlega che ha scatenato la rivolta dei tifosi inferociti dalla novità oltretutto “presentata male, in un momento sbagliato”. Come ha detto il presidente del CONI Giovanni Malagò. Un pasticcio che però è servito a mettere nel mirino la sofferenza di un calcio malato grave, con gli antichi valori evaporati, la passione annacquata da una competizione in caduta libera. Con società che annaspano in lacrime perché hanno poca liquidità, casse vuote, niente incassi, sponsor in fuga. Ed ingaggi faraonici da onorare. Con stelle e stelline che vivono nell’iperuranio. E non fanno sconti.

Non mollano l’osso, incalzati da procuratori famelici che non vogliono sentire scuse. E continuano ad incassare nel silenzio (sospetto) dell’Uefa che ha un credo in fondo non tanto diverso. Il popolo degli spalti più forte dei banchieri americani della JP Morgan, costretti alla ritirata scomposta da una inattesa e sottovalutata ribellione. Il 70% dei tifosi interpellati dal sondaggista Noto sostiene che il calcio non è più una “ sana competizione “. Il pallone sta perdendo il suo fascino centenario. Solo un 28% ha votato Superlega e un 30% non sa. Ha voglia di cambiamento ma è ancora confuso. Il 58% è favorevole a fissare un limite agli ingaggi ma, sorprendentemente, c’è un 30% che è contrario. Pensa solo ai campioni da sedurre con cifre immorali. Specie di questi tempi pandemici. Un 18% sostiene che certe cifre milionarie ai giocatori siano “ eticamente inaccettabili “.

Ma il 72% fa spallucce, non gliene frega niente, non vuol mettere il becco in una “ trattativa privata “. Dice: “Affari loro”. E poi si lamenta se tutto aumenta a cominciare dagli abbonamenti a stadio e tivù. Alzano il tiro pure le tivù pirata. Mah! Però tutti sostengono che è giunta l’ora di un cambiamento. Profondo. Così non si può andare avanti. Tutto il sistema-calcio va riformato. Perez Florentino ( presidente del Real Madrid ) non molla il suo progetto di cambiamento annunciato il 19 aprile. Dicembre: “ Questo progetto o un altro molto simile andrà avanti”. Anche perché in tre mesi di pandemia i 12 super club “ hanno perso 650 milioni “.

Non ci sono più i presidenti “ pane e salame “ di una volta, tipo Domenico Luzzara della Cremonese (lanciò Vialli e Cabrini) o Romeo Anconetani del Pisa (lanciò talenti come Kieft e Simeone, trattava i giocatori come figli). Sono arrivati gli sceicchi, i magnati, i banchieri. Prepariamoci, niente sarà più come prima.

DALLA REDAZIONE