Venezia - Foto Depositphotos

DI MARCO FERRARI

La cultura che ritorna in tempi di vaccini: slittata di un anno, a causa della pandemia Covid, la 17esima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia aprirà i battenti al pubblico, in sicurezza, sabato 22 maggio per concludersi il 21 novembre, curata dall'architetto, ricercatore e docente Hashim Sarkis Sarkis sul tema "How will we live together?" (Come vivremo insieme?). Saranno cinque le aree tematiche della rassegna: "Among Diverse Beings", "As New Households", "As Emerging Communities", Across Borders" e "As One Planet". Le prime tre saranno collocate nell'Arsenale, le altre al Padiglione Centrale e ai Giardini. Un'appendice è in programma a Forte Marghera dove cinque architetti internazionali proporranno un'ampia riflessione sul tema del gioco, così in voga di questi tempi di isolamento. Eventi collaterali si terranno nel tessuto urbano di Venezia dove sono previsti incontri sull'architettura.

Fuori concorso da segnalare l'opera dell'artista israeliana Michal Rovner al Padiglione Centrale e l'installazione "Idee di pietra" di Giuseppe Penone in Arsenale, mentre Il Leone d'oro alla memoria sarà conferito all'architetta, designer, scenografa italo-brasiliana Lina Bo Bardi. "Una Biennale – spiega Hashim Sarkis - motivata da nuovi tipi di problemi che il mondo sta ponendo di fronte all'architettura, ma è anche ispirata dall'attivismo emergente di giovani architetti e dalle radicali revisioni proposte dalla professione dell'architettura per affrontare queste sfide".  Saranno presenti ben 63 paesi con alcuni esordi quali Grenada, Iraq, Uzbekistan e Repubblica dell'Azerbaijan. Come d'abitudine Africa, America Latina e Asia saranno i continenti maggiormente rappresentati all'interno della Biennale. 

C'è molta attesa per il Padiglione Italia elaborato da Alessandro Melis. Secondo il ministro della Cultura Dario Franceschini l'architettura è adesso "chiamata a interpretare il ripensamento della convivenza umana, uscendo da una sfera di ricerca estetica per rispondere in modo sempre più qualificato e interconnesso alle domande del nostro vivere quotidiano". Non a caso la sezione italiana si intitolerà "Comunità Resilienti", uno studio sul futuro della pianificazione urbana che usi la resilienza come strumento di adattamento costruttivo. L'introduzione è affidata all'installazione dedicata al concetto chiave di "Architectural Exaptation", curata dallo stesso Melis con Benedetta Medas, Paola Corrias e Alice Maccanti. Il percorso espositivo prosegue con "Dolomiti Care", curata da Gianluca D'Inca Levis che presenta le mitiche montagne come una sorta di sismografo sulle condizioni del bacino mediterraneo. Il collettivo Rebel Architette presenta invece "Decolonizing the built environment" dedicata all'inclusività, la diversità e l'attività delle architette come chiave per fronteggiare la crisi di un sistema sociale sempre più fragile. Più avanti ecco "Design(ing)" che mette in mostra pezzi conosciuti dell'architettura organica scelti da Paolo di Nardo e Francesca Tosi. Qui troviamo opere di maestri quali Giovanni Michelucci, Vittorio Giorgini, Gianni Pettena e Massimo Pica Ciamarra. 

"Architettura come Caregiver" di Antonino Di Raimo e Maria Perbellini mette insieme il rapporto tra architettura, salute e benessere, in un'epoca di pandemia, ospedali e residenze per anziani guardando ai Sustainable Development Goals, stabiliti dall'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Si passa poi al Warka Tower di Arturo Vittori per la produzione dell'acqua nel Camerun e alle mostre fotografiche sulla didattica con la sezione università, agenzie di resilienza, sulla "Storia di un Minuto", descrizione minuziosa degli eventi catastrofici, sull"Italian Best Practice", cioè le città virtuose, il Laboratorio Peccioli, supervisionato da Ilaria Fruzzetti, Laura Luperi e Nico Panizzi, modellato anche come arena per eventi e infine "Economia Tacita" sul tema tecnologie e biodiversità.

"Il Padiglione Italia – spiega Melis – non vuol dire cos'è l'architettura e suoi dogmi. Se cercate lo stile, se cercate l'omogeneità qui non li troverete. Al contrario troverete domande. E, spero, un ambiente che sia in grado di stimolare la creatività, soprattutto quella delle generazioni future". Non a caso, assieme agli architetti, in una interazione tra arte e scienza, ci saranno le menti più diverse, genetisti e filosofi, scienziati e performer, artisti e matematici medici, biologi ed agronomi per interpretare il tempo presente e annunciare il tempo futuro.