Domani riparte il massimo campionato dopo la sosta per le nazionali (foto: depositphotos)

“La lontananza, sai, è come il vento, CHE FA DIMENTICARE CHI NON T’AMA”: questa parafrasi di una bellissima canzone di Domenico Modugno descrive perfettamente il rischio che l’Italia corre, a causa come conseguenza delle azioni di Lega Calcio e RAI, che portano a tagliare La Giostra dei Gol dalla programmazione per gli italiani all’estero. Il mondo dell’Italia fuori d’Italia è sfaccettatissimo, ha origini temporali, regionali e culturali diverse, parla due se non tre o quattro lingue, ha legami affettivi profondi e di grande forza, diversi nei differenti Paesi e continenti di residenza. Ma alcuni simboli e valori unificanti sono comuni a tutti i nostri connazionali e ai loro discendenti: l’Inno di Mameli, il tricolore, l’amore per la famiglia e la passione per il gioco del calcio. La squadra del cuore è seguita con tutte le rabbie, i patemi d’animo e gli entusiasmi che destano i suoi successi e le sue sconfitte, nelle sedi delle associazioni locali intitolate a tutte le compagini calcistiche che militano nei ranghi dalla Serie A alla Serie D. Ogni domenica, nelle sale riunioni dei club del calcio in tutto il mondo che riceve RAI Italia, i soci si incontrano per guardare insieme le partite, per godersi i Gol fatti e recriminare su quelli subìti, per apprezzare o vituperare l’arbitro e i suoi assistenti, per respirare la stessa tensione degli amici e parenti che vanno allo stadio nelle loro città d’origine. Spesso si mangia un piatto tradizionale e si beve un chinotto o il bitter analcolico portato dal caffè all’angolo, scattando ogni tanto in piedi per urlare la gioia di un’azione ben riuscita o alzando un braccio minaccioso nei confronti di un tiro sbagliato, di un intervento troppo pesante o dell’assegnazione di un rigore che non c’era. Tutto questo ha rappresentato per molti anni un fortissimo segno della realtà del vivere quotidiano, dell’equivalente degli allenatori del lunedì al Bar dello Sport nelle più piccole frazioni del paesino o della grande città da cui gli emigrati sono partiti, in parole povere, della strettissima vicinanza all’Italia. Tutto questo non esisterà più dal prossimo campionato, perché la Lega Calcio ha svenduto alla Paramount/ CBS i diritti a tutte le partite della Serie A, di Coppa Italia e della Supercoppa. Non si sa quanto costerà allo spettatore televisivo all’estero il potersi sintonizzare, non si sa in che lingua saranno commentate le partite. Siamo tutti coscienti che le radiocronache in inglese di qualunque campionato mondiale sono tanto asettiche e prive di comprensione dell’eleganza tattica e strategica degli incontri, che i veri tifosi preferiscono togliere l’audio e commentarsele da soli. Diciamocelo senza paura di smentite: la lingua inglese non è adatta a esprimere l’ardore, il pathos, la connessione viscerale dei tifosi con il più intelligente e il più bel gioco del mondo, che è il calcio all’italiana, il calcio alla latina. Quanto costerà in soldoni all’Italia questa svendita? Quanto rallenterà la ripresa economica post-COVID? Quanto impedirà la promozione del Sistema Italia nel mondo? E perché i soloni che vivono nel Bel Paese perseverano nel non rendersi conto che in questo momento la più grande ricchezza dell’Italia sta proprio nella rete dei suoi consanguinei che risiedono fuori dai confini nazionali? Stiamo parlando di un popolo di 6 milioni e trecentomila iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero – AIRE – cui si aggiungono un milione e mezzo circa di non iscritti e i 150 milioni di italici identificati da Piero Bassetti. Il calcio è una malattia incurabile, è un’attrazione irresistibile, la cui frequentazione – anche soltanto televisiva – trascina con sé molte ricadute benefiche per l’Italia. Chi sta nelle stanze dei bottoni deve capire al più presto che tagliar fuori questo pubblico interessato e produttivo costituisce un gravissimo errore. C’è ancora tempo per aggiungere codicilli allo sciagurato contratto concluso svantaggiosamente dalla Lega Calcio. Intervenga il Governo, intervenga la RAI, intervengano le stesse società calcistiche della Serie A, che hanno costruito negli anni un popolo di supporters nel mondo. Intervengano concretamente e sùbito, per non perdere, nei tre anni a venire, molto più dell’elemosina che sta ricavando ora la Lega Calcio, al prezzo di pesanti conseguenze, molto difficili, se non impossibili, da recuperare.