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Dunque, l’Agenzia europea del farmaco si allinea all’Italia sulla somministrazione del vaccino Pfizer che quindi può “essere inoculata in una finestra di 42 giorni senza particolari problemi” e quindi oltre alle tre settimane come invece prevede la causa farmaceutica.

Secondo Marco Cavaleri, responsabile delle strategie per minacce alla salute biologica e vaccini dell’Ema, “la raccomandazione nelle informazioni del prodotto parlano di un intervallo di tre settimane perché è ciò che è stato studiato nei test clinici che hanno portato all'approvazione di questo vaccino. “Tuttavia è importante sottolineare che nei test clinici la seconda dose era autorizzata in una finestra fino a 42 giorni”.

Intanto il direttore medico di Pfizer Italia Valentina Marino dai microfoni di RaiNews 24 ha detto che si è al lavoro per delle formulazioni più maneggevoli dell’antidoto: “Abbiamo appena sottoposto a Ema la possibilità di conservare il vaccino tra i 2 e gli 8 gradi per un mese una volta uscito dal box per il trasporto”.