Luigi Di Maio (foto: depositphotos)

C’erano una volta i “manettari”. I duri e puri. Quelli che bastava anche solo un sospetto per finire nel tritacarne. Perché, come recita il vecchio adagio, “la moglie di Cesare deve non solo essere onesta, ma anche sembrare onesta”. Poi venne il “caso Grillo”, con il figlio del garante finito sotto inchiesta con l’accusa di presunto stupro ed ecco che anche i pentastellati si scoprirono…garantisti.

Capita così che Luigi Di Maio (ma anche il leader in pectore del Movimento, Giuseppe Conte ha fatto autocritica) chieda scusa all‘ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, prima condannato e poi assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta. Nel 2016, l’attuale ministro degli Esteri si schierò pubblicamente contro l’ex primo cittadino per invocare le sue dimissioni. Oggi, però, ammette (per la verità è l’unico nel M5S a farlo) che “campagne social, sit-in di piazza, insinuazioni e utilizzo di frasi al condizionale che suonano come indicative”, con “il senno di poi, sono profondamente sbagliati”.

Una ammissione, quella dell’ex reggente grillino, che il primo cittadino lodigiano incassa quasi con fastidio: “Spero solo che il mio calvario sia utile” si è limitato a dire. Mentre il leader di Iv, Matteo Renzi, è stato più sibillino: “Meglio tardi che mai”. A ruota ecco anche i Pd che, in coro, hanno ribadito: “Bene così, ora basta processi in piazza”. Sarà. Resta il dato politico di un partito, il Movimento, sempre più in guerra con se stesso ed in costante calo di consensi.

È storia recente la lite con Davide Casaleggio, per il “controllo” dei dati degli iscritti attraverso la piattaforma Rousseau, poi sono arrivati i continui e repentini cambi di direzione, che prima li hanno portati ad osteggiare apertamente i dem e poi a farci addirittura un governo assieme, stringendo alleanze finanche sui territori. Infine i clamorosi dietrofront programmatici, ultimo dei quali ha visto finire al centro del dibattito il Ponte sullo stretto. Infrastruttura che meno di cinque anni fa veniva vista come il peggiore dei mali, assieme alla Tav, dai grillini. E che oggi, proprio come la Tav, se non è diventata “essenziale” nei progetti del Movimento, poco ci manca.

Insomma: è proprio il caso di dire: c’erano una volta i 5Stelle! Quelli delle giravolte a sorpresa, dell’uno vale uno. Ma poi se quell’uno vota contro i “desiderata” dei vertici, eccolo finire messo alla porta. Quelli dello stop dopo il secondo mandato, ma che poi trattano per il terzo. Insomma: tutto ed il contrario di tutto. Perché ciò che valeva ieri, oggi non vale più. Cosa non si fa per una poltrona…