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Sindaci italiani, pochi soldi e tanti avvisi di garanzia. Avvisi e indagini, se va bene. Non di rado processi e condanne. Il sindaco è con tutta probabilità la figura professionale e istituzionale, il lavoro e il mestiere con indosso la maledizione, la maledetta certezza che molto di quel che far, se non tutto quello che farà, finirà sotto indagine e inchiesta, lui o lei compresi.

Fare il sindaco e finire più volte in Tribunale è evento praticamente obbligato. Magistratura chiama il sindaco a rispondere di qualsiasi cosa, l'ultima è quella di non aver impedito che un bambino si schiacciasse le dita a scuola in una porta taglia fuoco. La sindaca ha ricevuto avviso di garanzia in nome del principio, sociale e culturale molto prima che giuridico, del "non doveva succedere".

Questa legge del "non doveva e non deve succedere" è ormai parte integrante e dominante della e nella pubblica opinione. Una legge quella del "non doveva e non deve succedere" che non ha riscontri in natura e neanche nella storia e quindi nella realtà non vige.

Ma vige sovrana nella cultura pop della comunicazione, della politica e quindi anche nella scala dei valori della cosiddetta gente. Ora tutti a dire che è assurdo indagare un sindaco perché un bambino si chiude la mano in una porta a scuola. Ma il "non doveva succedere" è la categoria principe e l'imperativo dominante in ogni intervista televisiva, testimonianza di gente, chat di mamme quando cade una tegola o si spegne un termosifone.

In nome del "non doveva succedere" sono venute condanne di popolo e di Tribunale a chi non ha previsto terremoti e a chi non ha salvato tutto e tutti da inondazioni. La vicenda della sindaca di Crema non è assurdità fuori standard, è al contrario canonica e abituale assurdità.

Decenni di pedagogia sociale all'insegna del transfert di responsabilità hanno fatto il loro lavoro. Dice la pedagogia del transfert: nulla accade senza una colpa, la colpa è sempre di qualcuno negligente o peggio, senza colpa o negligenza nulla di negativo o fastidioso o peggio accadrebbe mai, se accade non è mai responsabilità del cittadino, ogni responsabilità individuale è abolita e ogni responsabilità è trasferita su chi ha incarichi pubblici.

E' una forma mentis consolidata e assolutamente dominante ad esempio nel giornalismo: se c'è un incidente stradale ad un incrocio il giornalista per cultura e formazione tenderà ad attribuire la responsabilità al semaforo e al suo funzionamento o all'asfalto e alla sua regolarità e quindi all'assessore e quindi al sindaco o all'assenza di vigili urbani e quindi all'altro assessore e comunque al sindaco.

I più raffinati dei cronisti estenderanno il sospetto e la ricerca delle responsabilità all'azienda che fornisce o fa manutenzione alla segnaletica, magari al relativo appalto. Mai un giornalista si azzarderà ad ipotizzare, tanto meno a narrare della responsabilità dei due guidatori cittadini che andavano troppo veloci e non rispettavano la precedenza. Se lo farà, il giornalista lo farà solo dopo che glielo ha detto il magistrato ma, in quel caso, l'incidente stradale avrà perso il suo appeal giornalistico.

Questa pedagogia sociale del cittadino vulnerabile solo se il potere non fa il suo dovere si è incarnata in politica. Più d'una incarnazione: la maggiore è M5S. Ma la sinistra segue a ruota e la Meloni ne è la Giovanna d'Arco incarnata. Lo schema è identico e universale: in origine e al fondo c'è un popolo buono e fatto di buoni da cui si distacca un malevolo e maligno gruppo che si fa ceto dirigente, Stato, casta, professori...

Il gruppo maligno occulta le ricchezze che sarebbero abbondanti per tutti e, ovviamente, trascura sicurezza e benessere del popol buono. Il gruppo maligno va punito. Questa pedagogia sociale si è incarnata in politica, nel sindacato, nel giornalismo, nel concepire e fare magistratura. I sindaci sono il puntaspilli delle Procure perché l'opinione pubblica è stata educata al diritto (naturale?) di avere un punching ball a disposizione. Nel ruolo, i sindaci vanno benissimo.

Lucio Fero