(foto depositphotos).

Di PIETRO LIGNOLA

Sento il bisogno di affrontare il peggiore dei genocidi, di fronte al quale impallidiscono quello tentato ai danni del popolo armeno, la persecuzione dei cristiani in nome di Allah, lo sterminio degli indiani negli Usa, i lager di Hitler e il gulag di Stalin e persino i massacri di Pol Pot. Io ho letto la breve notizia sul ritrovamento, in Canada, di fosse comuni di bambini indigeni nella zona orientale del paese. Incuriosito, ho cercato di saperne di più, indagando nel web, e quello che ho scoperto mi ha sconvolto. Innanzitutto l’epoca dei fatti, che credevo coincidesse con quella dei massacri operati dai gesuiti in Paraguay nel XVII secolo; no, amici lettori, quest’orrore è dei giorni nostri, fra il 1863 e il 1998. È cominciato assai prima di Hitler, Stalin, Pol Pot e dei giovani turchi ed è continuato ancora quando tutto questi “mostri” erano scomparsi. Ancora più agghiaccianti le dimensioni, le ragioni e le modalità di questo “orrore canadese”, ancor più scioccante ove si pensi che il Canada è ritenuto un paese di civiltà avanzata. I media, e nemmeno tutti, hanno scoperto che dei bambini erano stati uccisi o lasciati morire in due tempi vicini tra loro, nel corso di questo mese, in occasione dell’incendio di due chiese cristiane e poi di altre due nella provincia di British Columbia. L’ex scuola di Marieval, nel Saskatchewan orientale, rimase attiva per 98 anni, sino alla chiusura nel 1997. Gli scavi erano cominciati a maggio, su iniziativa della comunità dei Cowessess, subito dopo la scoperta dei resti di 215 bambini vicino a quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, il più grande istituto della rete di collegi istituita dal governo canadese nel 1863 e amministrata fino al 1969 dalle Chiese (cattolica e anglicana), dove venivano «educati» alla cultura bianca dominante i bambini e gli adolescenti delle comunità indigene più remote. Un altro scavo ha portato al ritrovamento di altre 751 salme, in gran parte bambini. Più di mille vittime, dunque? No, amici lettori. I bambini amerindi, metis e inuit, separati dalle loro famiglie, dalla loro lingua e dalla loro cultura e iscritti con la forza fino agli anni ‘90 in 139 di queste scuole per indigeni in tutto il Paese sono stati più di centocinquantamila. Una commissione d’inchiesta aveva già accertato che molti di loro avevano subito maltrattamenti o abusi sessuali e più di 6mila erano morti lì, nel corso di un vero e proprio «genocidio culturale» per conto del Canada. Le dimensioni del fenomeno non sono, tuttavia, ancora accertate: c’è chi parla, addirittura, di una metà di quei centocinquantamila bambini, considerato che i decessi non erano nemmeno comunicati alle famiglie. Ce ne accorgiamo solo adesso, dando ai fatti assai meno importanza che alla persecuzione cinese degli Uiguri, al dissidente russo Novotny e addirittura a quel giovane egiziano che si vuole adottare sol perché ha studiato in Italia? No, avremmo dovuto saperlo da tempo: il Manifesto denunzia che l’intero mondo mediatico snobbò persino una conferenza stampa organizzata oltre dieci anni fa, dove alcuni sopravvissuti nativi delle Residential School vennero a portare le loro dirette testimonianze. La colpa è della Chiesa? Sì, ma la Chiesa agiva per conto dello Stato. Il Federal Indian Act del 1874, tutt’ora in vigore, ribadisce l’inferiorità legale e morale degli indigeni. E la Gradual Civilization Act, legge del 1857, obbligava le famiglie indigene a firmare un documento che trasferiva alle scuole residenziali i diritti di tutela dei loro figli. Se ci si rifiutava c’era l’arresto immediato oltre a sanzioni economiche. Ma il trasferimento legale dei diritti di tutela dei minori si trasformava anche in trasferimento dei beni dei bambini deceduti, così le scuole residenziali si appropriavano di terre che poi rivendevano soprattutto alle multinazionali del legname. Infine, nella British Columbia, la Sterilization Law, approvata nel 1933 e tuttora in vigore, ha consentito sterilizzazioni di massa su interi gruppi di bambini indigeni; ancora oggi, molte donne indigene che si recano in ospedale per partorire tornano a casa sterilizzate contro la loro volontà. Un mostruoso genocidio di Stato, per il quale non bastano certo le scuse formulate da Trudeau e chieste a papa Francesco. Persino i musulmani non perseguitano i cristiani a norma di legge, ma devono inventare un sacrilegio su una copia coranica per condannarli a morte Pensateci un momento: nessuna delle altre atrocità che ho menzionato aveva il fine dichiarato o la capacità di sopprimere un popolo. Ebrei e armeni erano tanto presenti all’estero che oggi esistono gli stati di Armenia e Israele. I nazisti dei Lager ancora in vita sono tuttora ricercati e perseguitati. Gli autori del genocidio canadese, mandanti ed esecutori, sono sconosciuti e sembrano non aver nulla da temere. C’è ancora di peggio: pare che anche negli Usa accadesse qualcosa di simile. Davvero incredibile appare, a questo punto, che gli Stati del Nordamerica pretendano di insegnare la civiltà agli altri.