(foto depositphotos)

di Franco Esposito

Primario di pediatria all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, in politica e nella vita di tutti i giorni, quella che trascorre fuori corsia, tende a voler stupire con effetti non speciali. Particolari, strani, curiosi. Un singolare personaggio, Luca Bernardo, classe 1967. Candidato del centrodestra a Milano, si è distinto nel tempo per una serie di guai. In realtà sarebbero autogol, nel senso che il pediatra ha l’abilità infinita di crearseli da solo, i guai.​

 

Fior da fiore, accusato di portare una pistola in corsia si è difeso con una frase lapidaria: “Sì, ma solo in reparto”. Come se fosse la cosa più normale di questo mondo convivere con un’arma sul posto di lavoro.​

 

Punto secondo, i portavoce impiegati finora li ha tutti licenziati. Esonerati dall’impegno due in settanta giorni di campagna elettorale. Infine i sondaggi. Le previsioni lo danno sotto il quaranta per cento, rischia di non superare il primo turno. Nelle difficoltà in cui si dibatte il candidato pediatra con pistola ha lanciato una sorta di ultimatum al centrodestra: “Senza soldi e sostegno mi ritiro”. Chiede cinquantamila euro per sostenere la propria campagna elettorale, ormai entrata nel vivo o fortunatamente quasi agli sgoccioli.​

 

All’ultimatum espresso via WhatsApp ha fatto seguire una correzione in corsa. Un palese tentativo di retromarcia, accolto con somma ironia dal mondo politico milanese. Il messaggio numero due recita: “Tanto rumore per nulla, siamo uniti”. Ma allora com’è la storia dei soldi e del sostegno che non ci sarebbero? “Entro lunedì o mi arrivano cinquantamila euro o io convoco una conferenza stampa alle dieci e dirò che mi ritiro dalla tenzone elettorale. Questo è l’ultimo messaggio che vi lascio: così non si può andare avanti”.​

 

Il messaggio inviato nelle chat dei coordinatori della coalizione. E di chat di in chat, la minaccia è arrivata alle orecchie dei big, già messi in palese grave crisi dai risultati dei sondaggi. Bernardo vien dato in perdita netta. All’appello dei contributori della campagna elettorale del primario mancherebbero Forza Italia e il partito di Maurizio Lupi, colpito basso dallo stop alla candidatura di sindaco cui l’ex ministro aspirava e ambiva.​

 

Giuseppe Sala è rimasto per qualche ora senza lo sfidante numero uno. Fino al momento in cui il pediatra candidato non è ricorso alla retromarcia. “Ho chiesto un ulteriore sforzo economico in vista delle ultime due settimane prima del primo turno”. Un conto è chiedere, altro è urlarla la richiesta. Se la sbatti su WhatsApp ti dichiari al mondo. I toni, poi. “Sono stati più decisi per velocizzare le burocrazie dei partiti già molto impegnati giustamente sulle loro cose”.​

 

L’uscita a sorpresa, rumorosa e clamorosa, semina sconcerto e preoccupazione. Il centrodestra è alla canna del gas? “Sempre più uniti, agiamo nell’ottica della trasparenza e nel pieno rispetto dei milanesi”. I quali, previsioni alla mano, sembra non abbiano alcuna intenzione di votare Luca Bernardo sindaco. Il messaggio del dottore candidato ha seminato tensioni all’interno dell coalizione. Registrate importanti diserzioni.​

 

Ignazio La Russa ha disertato un appuntamento stampa con Bernardo in Galleria. La ministra leghista Erika Stefani si è resa irreperibile sabato pomeriggio. Il Centrodestra unito ha inviato una nota per raffreddare gli animi, eccitati per il messaggio del pediatra. “Sempre più uniti per cambiare Milano”, hanno scritto i leader cittadini della coalizione. L’obiettivo è dirigere i riflettori sui ritardi della campagna elettorali, imputabili all’assenza di spazi.​

 

Il clima permane teso, nel Centrodestra. Ieri mattina una nuova riunione per definire le prossime mosse nelle ultime due settimane di campagna elettorale.​

 

Quattordici giorni per convincere buona parte dei milanesi a votare per Luca Bernardo. L’obiettivo è di arrivare almeno al secondo turno. Le previsioni dei sondaggisti, in realtà, sono alla base dell’enorme scoramento che si è impadronito del candidato Luca Bernardo.​

 

Il pediatra candidato a sindaco di Milano, molto indietro nei sondaggi rispetto a Sala, ha dovuto incassare anche le dimissioni di Alessandro Gonzalo, il suo portavoce, per “incompatibilità professionale”. I sondaggi pubblicati negli ultimi giorni danno la coalizione addirittura sotto al quaranta per cento. “Gianluigi Paragone gli ruba voti”, ha scritto Repubblica. Ma la Meloni? Secondo Ipsos, sarebbe al 13,1 per cento. La stessa percentuale della Lega di Salvini.​

 

Ma a complicare l’esistenza del pediatra Luca Bernardo ci ha messo l’autorevole zampino il famoso giornalista Vittorio Feltri. In un’intervista al Fatto Quotidiano ha detto che “il pediatra non è all’altezza della competizione elettorale i quanto non politico”. Un cazzotto al mento, colpo durissimo. I colleghi della coalizione hanno dovuto incassare e portare a casa. Registrati poderosi mal di pancia. Serve a poco, forse a niente, il parere personale su Vittorio Feltri di alcuni politici della coalizione: “il giornalista della Lega è inaffidabile, un cretino”.​

 

Ma di Luca Bernardo vogliamo parlare?​