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I talebani ripristinano le esecuzioni dei condannati per omicidio e le amputazioni delle mani e dei piedi dei condannati per furto. La cosa non sorprende più di tanto, era prevedibile che nel giro di qualche settimana dalla presa dell’Afghanistan tornassero sia esecuzioni che amputazioni. Anche se forse questa volta non saranno pubblico, Così almeno ha detto all’agenzia di stampa Associated Press Nooruddin Turabi, uno dei fondatori dell’organizzazione e responsabile dell’applicazione della legge islamica nel Paese durante il precedente governo dei mullah.

“Nessuno ci dirà quali dovrebbero essere le nostre leggi. Seguiremo l’Islam e faremo le nostre leggi secondo il Corano”, ha detto Turabi. A giudicare i casi, ha poi spiegato, saranno i giudici, comprese le donne: “Il taglio delle mani è molto necessario per la sicurezza“, ha affermato, ricordando che quando veniva praticato ha avuto un effetto deterrente. Il governo, ha concluso, sta studiando se eseguire le punizioni in pubblico e “svilupperà una politica” al riguardo.

Quando i talebani erano al potere 20 anni fa, le esecuzioni dei condannati per omicidio venivano eseguite in genere con un colpo di arma da fuoco alla testasparato da un membro della famiglia della vittima. Per i ladri, inoltre, la punizione era l’amputazione di una mano, mentre per il reato di rapina in autostradavenivano amputati una mano e un piede.

Intanto i talebani hanno riaperto le scuole ma per ora solo per i maschi. Le ragazze in Afghanistan torneranno a scuola “il più presto possibile”, ha detto il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid. “Stiamo definendo le cose… accadrà il più presto possibile”, ha affermato Mujahid riferendosi all’istruzione delle giovani afghane. Il portavoce ha inoltre assicurato che i talebani hanno abbastanza soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, ma “hanno bisogno di tempo”. A un mese dalla presa del potere dei talebani in Afghanistan, molti funzionari lamentano di non aver ricevuto lo stipendio da almeno due mesi.

Circa 150 giornali afgani hanno interrotto le loro pubblicazioni cartacee dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani il mese scorso. Tra questi, alcuni hanno chiuso in via definitiva, mentre altri sono ora solo online. Lo riferisce l’Unione dei giornalisti afghani, citata da Tolo News. “Ci sforziamo di fare ciò che la gente si aspetta da noi. Ci focalizziamo sul web e speriamo di riuscire a continuare a fare informazione”, ha raccontato Ali Haqmal, reporter di 8 Sobh, che prima del ritorno al potere dei sedicenti studenti coranici distribuiva circa 15 mila copie al giorno e adesso è attivo solo sul web. “Avevamo 22 impiegati. Ora tutti hanno perso il lavoro”, ha spiegato il fondatore del giornale Arman Mili, Sayed Shoaib Parsa. Tra i problemi principali dei media afghani, spiega Tolo News, ci sono la drammatica crisi economica del Paese e la stretta dei mullah sul diritto di cronaca e la libertà di stampa.