Unesco (Depositphotos)

Da luogo di detenzione e tortura per migliaia di dissidenti durante la dittatura militare in Argentina a museo della memoria e adesso, forse, a sito Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Potrebbe essere questa la parabola del Centro Clandestino de Detención, Tortura y Exterminio de la Escuela de Mecánica de la Armada (Esma) situato a Buenos Aires. Il governo guidato dal presidente Alberto Fernandez, ha riferito l’agenzia di stampa Telam, ha notificato in settimana la candidatura dell’ex sede della scuola militare, ora spazio museale, alla lista dei monumenti più significativi per il genere umano promossa dall’ente Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. Nel corso della conferenza virtuale con cui è stata presentata la candidatura, alla quale ha preso parte anche l’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il segretario per i Diritti umani della nazione, Horacio Pietragalla Corti, ha detto che per l’Argentina “è importante poter presentare questa candidatura”, poiché “questo spazio ha una simbologia molto rilevante per quello che rappresenta nel nostro Paese, dove sono stati rapiti, torturati e dove è stato pianificato lo sterminio dei militanti”. La segreteria presieduta da Corti è stata fondata nel 1984, all’indomani della pubblicazione del rapporto Nunca Màs, voluto dalla Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas per documentare le migliaia di sparizioni e uccisioni avvenute durante la dittatura militare che ha governato il Paese tra il 1976 e il 1983. Nel rapporto si calcolano quasi 9mila casi di scomparse di dissidenti. Proprio nella sede dell’Esma venne pianificata buona parte della strategia che portò a quegli assassinii. Nel complesso transitarono e furono reclusi più di 5mila prigionieri.