(Depositphotos)

di Stefano Casini

Gli italiani, come comunità culturale, possono essere un esempio paradigmatico di una vera e propria rapida assimilazione. Questo tentativo di immedesimarsi con la cultura dell’Uruguay la troviamo in un prodotto molto particolare che viene chiamato “cocoliche”, la forma di parlare dei nostri connazionali che, da poco tempo, risiedevano nel paese di accoglimento alla fine del XIX secolo. Questa assimilazione culturale deve essere compresa all’interno del processo immigratorio.

Questo processo fa parte anche delle politiche sociali e culturali promosse dai governi di turno. Stiamo parlando di due paesi come l’Uruguay e l’Italia che hanno stimolato l’immigrazione in diversi periodi storici. Per l’Uruguay che, come si è detto piú di una volta, é un paese che discende dalle navi, i governi locali del diciannovesimo secolo, hanno saputo mettere in atto politiche di accoglimento di immigrati provenienti da tante e diverse comunità che lo hanno popolato, dando appunto all’Uruguay un’identitá multietnica eccezionale.

Non possiamo dimencare che la politica italiana sull’immigrazione è una delle più benevolenti del mondo. dato che basta un certificato di nascita di un bisnonno per ottenere la cittadinanza Iure Sanguinis. Durante oltre un secolo il nostro paese non permetteva un’altra cittadinanza che non fosse quella italiana, quindi, per molti connazionali giunti in Uruguay, paese che si caratterizza per l’ammissione di molteplici cittadinanze, se uno di loro, ad esempio, voleva votare o occupare un ruolo politico o pubblico, doveva farsi cittadino uruguaiano e quindi perdere la nostra cittadinanza. Questo, fino agli anni ’90 del secolo scorso, quando, alla fine, il nostro Parlamento ha votato una legge per poter “non perdere la cittadinanza italiana”, nel caso di acquisirne un’altra: abbiamo anche esempi emblematici come quello del Professore Universitario italiano Guido Zannier nato nel nord Italia che, negli anni ’60, per insegnare la nostra lingua all’Università, si fece cittadino uruguaiano, perdendo la cittadinanza italiana, o lo scomparso Senatore del Partido Colorado Orlando Virgili, un toscano che, per fare politica in Uruguay, si è fatto cittadino ed ha perso la nostra cittadinanza.

A questo punto dobbiamo capire alcuni aspetti della doppia cittadinanza in relazione all’assimilazione culturale. Due insigni storiografi come Huntington da una parte e Arocena e Aguiar dall’altra, si sono occupati di questi interessanti aspetti. Per Huntigton la doppia cittadinanza mette a rischio la “vitalità della democrazia” perché dipende da quanto i cittadini partecipino alla vita pubblica e politica di un Paese. Quando una persona ha più di una cittadinanza, secondo Huntington, l’impegno nella vita della seconda comunità viene  ignorato o solo si  trova nell’altra, di forma marginale e non sempre parte di tutte e due. Un’altra questione che l’autore mette sul tavolo é che, quando il cittadino ottiene la doppia cittadinanza, si ampliano gli impegni verso il paese di origine e gli immigrati, in questo senso, pensano a progetti o cercano di fondare aziende vincolate appunto al paese d’origine, evitando investimenti nella comunità che li accoglie. Dall’altro lato, secondo Arocena e Aguiar, la doppia identità o, come dicono,  l’identità sceneggiata, non è un problema, ma una ricchezza. Questa interpretazione è vincolata al concetto di multiculturalismo di cui si sono sempre occupati gli autori.  Il multiculturalismo propone una strategia d’integrazione tra le diverse culture nelle quali l’identità dovrebbe essere rispettata al massimo e  legittimata attraverso precise politiche statali.

Questo concetto può essere rappresentato, da un lato dalla segregazione, inserita come una specie di isola culturale all’interno di un’isola più ampia, e dall’altro l’assimilazione, un processo che, inevitabilmente, fa perdere identitá. In realtá, il multiculturalismo, lo troviamo a metá strada fra questi estremi, sviluppando una doppia identità senza perdere la propria cultura.

Questo dibattito è un punto importante che colpisce l’attuale Uruguay quando si parla di voto consolare. Questa discussione mette l’attenzione sulla doppia cittadinanza. Da dove viene costruita? Ed è anche legata al senso di appartenenza: chi sono coloro che hanno il potere di decidere e perché?

Quali sono i risultati dell’assimilazione? Si perde la lingua, in questo caso l’italiana, cambiano le abitudini, i balli e la tradizione, si cambiano abiti gastronomici e infine, come fatto piú preoccupante, la terza generazione non partecipa alle associazioni e le attività della comunità immigrata e dei discendenti italiani, ció che sta appunto accadendo attualmente. Fortunatamente, molte associazioni, soprattutto negli ultimi 20 anni in Uruguay, hanno puntato molto sulle nuove generazioni che, ormai appartengono alle terze e quarte generazioni e l’italianità si è indebolita, ma non è scomparsa.