Meloni e Salvini

di Lucio Fero

Destra ferita, pesantemente ferita dal voto amministrativo di ottobre. In particolare ferita la Lega, ferita nelle aspettative e nei numeri. Il candidato Bernardo, candidato delle tre destre in coalizione ma soprattutto candidato in quota Lega, subisce un responso elettorale al limite dell'umiliazione: 32 per cento mentre per la prima volta da quando i sindaci si eleggono con il doppio turno un candidato di centro sinistra, in questo caso Sala, viene eletto al primo turno. Il mancato ballottaggio a Milano è il momento più pesante di quella che anche Salvini riconosce come una "sconfitta sonora".

A Torino il candidato delle tre destre al ballottaggio ci va ma tutti i sondaggi e le aspettative erano che ci andasse da primo, in vantaggio. Invece Damilano va al ballottaggio quattro punti dietro Lo Russo, 39 per cento contro 43,9 per cento. Non ottime le prospettive per la destra di prendersi il Comune che è stato di Appendino sindaco M5S.

A Napoli il candidato delle destre, Maresca, chiude con un voto raccolto ogni tre del suo antagonista, Manfredi, eletto sindaco al primo turno. Manfredi 63 per cento, Maresca 22 per cento.

È Roma, il ballottaggio a Roma, l'ultima speranza per la destra. Qui Michetti candidato soprattutto della Meloni va al secondo turno con tre punti di vantaggio sul Pd Gualtieri (30 a 27). Ma Michetti per diventate sindaco ha bisogno di un paio, se non di una terna, di miracoli elettorali: che vadano a votare quelli che a Roma non hanno votato, che votino in maggioranza per lui gli astenuti riconvertiti al seggio e che chi ha votato Calenda o Raggi in maggioranza, anzi nella quasi totalità non voti per Gualtieri. I miracoli accadono di rado, tre tutti insieme...

L'unico successo della destra è la Regione Calabria dove Occhiuto vince con robusto 54 per cento. Vittoria comunque nel segno di Forza Italia. Il che non riempie di gioia Salvini e Meloni. (In Calabria la sinistra avrebbe perso comunque, però non ha voluto rischiare e quindi in una Regione dove il presidente si elegge a turno unico ha presentato tre candidati presidente).

Enrico Letta per primo e poi la gran parte dei commentatori politici hanno detto che questo voto rafforza il governo Draghi. Stabilendo questa equazione: Pd vince elezioni, Pd il partito che più sostiene Draghi, quindi Draghi governo più saldo e forte. Lettura sbagliata: una Destra ferita dal voto, una Lega che non riesce a gestire elettoralmente il suo stare al governo possono sbandare, cercare di prendere del governo il timone, causare agitazione a bordo e quindi abbondonare la nave. Destra ferita per il governo Draghi non è nemico che fugge, è sostegno che scricchiola e forse cede.