Altare della Patria (foto depositphotos)

Il primo partito alle elezioni di quest’ultima tornata elettorale è stato quello dell’astensione. A Roma, ad esempio, risulta che nei quartieri più poveri ci sia la più bassa percentuale di persone che vanno a votare. E questo non è – e non può essere – un caso. La verità è che la gente, soprattutto appartenente al ceto medio-basso, non ci crede più, è stanca dei politici, di ogni schieramento e non crede minimamente, che un candidato possa davvero risolvere i problemi veri della città. La batosta che i romani hanno preso dall’Amministrazione Raggi, sottolineando che a dir la verità non ha fatto poi molto peggio di chi l’ha preceduta, o almeno non in modo disastroso come i media vogliono raccontare, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Non tanto per quello che poi effettivamente ha fatto o non ha fatto la Raggi, ma più che altro per la delusione rispetto a come la giovane Virginia si è presentata. Una donna, dalla faccia pulita, che sembrava diversa da chi la precedeva, piena di buone intenzioni e con un partito alle spalle che pareva aver la forza di cambiare veramente le cose. La batosta, soprattutto per i romani, è stata forte. E alle nuove elezioni c’è da dire che non sapevano veramente chi votare. E forse chi ha deciso di astenersi ha fatto più che bene. Da una parte Enrico Michetti, un uomo sicuramente di grandi capacità ma fagocitato dall’espressività di Giorgia Meloni. In piazza la differenza tra i due era sin troppo evidente. Michetti è arrivato troppo tardi probabilmente, e non ha fatto in tempo a raccontare veramente cosa vuole fare di una città importante come Roma.

Dall’altra Roberto Gualtieri, uomo perfetto per un partito come il Partito Democratico, che pensa di dire la cosa giusta senza mai dire effettivamente niente. Ex ministro dell’Economia riciclato a candidato sindaco di Roma, la sua immagine non è stata venduta al meglio ai romani. Come outsider il mitico Carlo Calenda, l’unico che ha fatto una campagna elettorale degna di questo nome e che si è speso in modo serio per diventare il nuovo sindaco. Probabilmente i romani non hanno digerito il suo continuo autocelebrarsi, come colui che sa fare e gestire le cose. Come ultima Virginia Raggi, che rispetto alle ultime elezioni ha perso il 50 per cento del suo elettorato, e che non è riuscita a vendersi come nuovo sindaco. A prendersi la Capitale ci sarà uno tra Michetti e Gualtieri: la sensazione è che nessuno dei due tenga veramente, con passione, alla città come un buon sindaco dovrebbe.

Se tutto andrà come previsto, il nuovo sindaco sarà Gualtieri e si spera che non sia l’ennesimo esponente del Pd tutto biciclette e ambiente, con la vuota retorica che contraddistingue da molto tempo quella parte politica. Quello che è evidente, in tutta Italia, è che la gente è stanca, esausta, e non crede più, da molto tempo, a ciò che i politici promettono. Inoltre, è presente nel Paese una sfiducia nel fatto che la democrazia si possa ancora esercitare. Basta vedere quello che sta accadendo nel rapporto tra Governo e Parlamento.

LUCA CRISCI