“Squadrismo”, “fascismo” e “violenza” sono alcuni tra i termini più tristemente in voga negli ultimi giorni in Italia, dove prevale un “sentiment negativo” nei confronti di tutto ciò che riporta, sia pure solo con la mente, al ricordo del ventennio mussoliniano. Lo certifica una ricerca di ANSA e DataMediaHub che nell’ultima settimana ha indagato le conversazioni online (social + siti di news + blog e forum) dei nostri connazionali relative appunto all’epoca del Duce.

Il quadro che ne è emerso è che azioni violente come quelle perpetrate sabato scorso, contro la sede della Cgil a Roma (assaltata e devastata da no vax e militanti di Forza Nuova), preoccupano non poco gli abitanti dello Stivale, spingendoli a invocare pene più severe per gli autori di quei raid, fino a fare proprio l’appello di sciogliere organizzazioni che si richiamano agli ideali della dittatura fascista.

Inevitabilmente, un clima del genere, con lo spettro di “palazzo Venezia” che torna ad aleggiare sulle sorti del Belpaese, a poco meno di dieci giorni dai ballottaggi per le comunali, che dovranno decidere a chi assegnare città come Roma e Torino, promette di mettere in cattiva luce i candidati appoggiati dai movimenti di destra – ritenuti più vicini agli ambienti della destra radicale – a tutto vantaggio dei rappresentanti del centrosinistra, pronti, invece, a cavalcare il cavallo di battaglia (mai passato di moda) dell’anti-fascismo militante.

Nasce da qui, da questo timore, lo sforzo dei partiti della destra moderata (Lega, Forza Italia ma anche Fratelli d’Italia) di smarcarsi prendendo le distanze dalle frange estremiste di Forza Nuova e Casapound, ricordando, al contempo, che la violenza non alberga solo da una parte, dal momento che la variegata galassia che fa capo ai centri sociali è stata capace, in passato (ma anche due giorni fa, in particolare a Torino) di ben più rumorose e clamorose manifestazioni di piazza (la foto del premier Draghi data alle fiamme), senza che questo facesse tirare in ballo il solito, paventato e pericoloso ritorno del Duce.

Insomma, è il mantra di meloniani, salviniani e berlusconiani: finché gli scontri fanno perdere voti al centrodestra, allora se ne può parlare in pompa magna, ma quando tocca agli altri, tutto finisce in cavalleria. Bisognerebbe attaccare la destra radicale, questo sì, più che quella moderata a cui simili atteggiamenti, fino a prova contraria, danno fastidio. Ma se si decide di “chiudere” Forza Nuova, perché non fare lo stesso con le frange dell’estrema sinistra?