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di Alessandro Camilli

"Arrestare Castellino in piazza sarebbe stato un rischio per l'ordine pubblico". Sulla manifestazione no Green Pass di Roma e sull'assalto alla sede della CGIL c'è chi non la dice tutta, il ministro Luciana Lamorgese, e chi non la dice vera, Giorgia Meloni. Con la leader di Fratelli d'Italia che evoca niente meno che la strategia della tensione, tensione architettata dall'esecutivo e reificata attraverso no vax e simili per colpire e mettere in difficoltà FdI.

Il confronto di mezze verità e inverosimili ricostruzioni è andato in scena in Parlamento. Dove il ministro dell'Interno era andato a riferire sui fatti di sabato scorso. Sulla manifestazione, autorizzata, dei no Green Pass a piazza del Popolo. Sulla presenza in quella piazza di soggetti che non avrebbero dovuto e potuto essere lì e, soprattutto, su quanto accaduto dopo con l'assalto alla sede del sindacato.

Le parole del ministro Lamorgese - "La scelta di procedere coattivamente nei suoi confronti non è stata ritenuta percorribile dai responsabili dei servizi di sicurezza, perché in quel contesto c'era l'evidente rischio di una reazione violenta dei suoi sodali con degenerazione dell'ordine pubblico", ha spiegato la ministra parlando del perché il leader di Forza Nuova di Roma, Giuliano Castellino, "destinatario di Daspo, sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, restrizione della mobilità dalle 6:30 di mattina e divieto di mobilità dalle 21 in poi, in passato già oggetto di diverse segnalazioni per violazioni al regime di sorveglianza speciale", non sia stato fermato quando dal palco – dove non avrebbe potuto essere – ha dichiarato l'intenzione di attaccare la CGIL.
E ha ragione Lamorgese, salire sul palco e arrestare chi sta arringando la folla comporta dei rischi e spesso delle conseguenze. Ed è verissimo che le forze dell'ordine devono, in primis, garantire la sicurezza di tutti e quindi evitare – se possibile – che scoppino disordini in mezzo a piazze dove ci sono anche tanti, se non la maggioranza, che con la violenza non avrebbero nulla a che fare. Tutto vero, anche se non sempre questa politica è stata applicata.

Ma quello che non dice Lamorgese è che questa è comunque una scelta, una delle possibili scelte ma non l'unica. Castellino poteva, anzi andava fermato prima vista la notorietà del soggetto e gli indizi su quanto sarebbe accaduto sparsi in rete. Prima che andasse in piazza e anche prima che salisse sul palco. Ma poteva anche essere fermato dopo, da piazza del Popolo alla CGIL c'è da camminare e davanti alla sede, vista l'intenzione annunciata, poteva essere previsto un cordone, una protezione. Si è scelto però di non farlo. E i fatti di sabato sono la conseguenza di questa scelta pavida.

Meloni non la racconta giusta - Dall'emiciclo alla spiegazione della Lamorgese ha risposto Giorgia Meloni, l'ex ministra e leader di Forza Italia che ignora la matrice dell'assalto alla CGIL condotto da due volti noti, notissimi, dell'estrema destra italiana e romana.
"Lamorgese dice che sapeva e non ha fatto nulla – ha replicato la Meloni -. Se fino a ieri pensavamo la sua fosse sostanziale incapacità oggi la tesi è più grave: quello che è accaduto è stato volutamente permesso e questo ci riporta agli anni già bui. E' stato calcolo, siamo tornati alla strategia della tensione".

Sorprende che la tenace leader della destra non commenti e non parli del fascismo in quanto finito prima della sua nascita ed evochi la strategia della tensione, lei che quegli anni non li ha vissuti. Ma il punto non è questo. Il punto è che, stando alle parole dell'ex ministro, il governo avrebbe scientemente sobillato prima e lasciato mano libera poi, in piazza, ad un non meglio definito popolo no vax o no Green Pass con l'obiettivo di colpire Fratelli d'Italia. Perché FdI è l'unico a fare opposizione. Piano orchestrato, tra l'altro, da un governo dove siede la Lega e dove un certo Salvini ogni settimana va, come a scuola, a fare il colloquio con il premier Draghi.