Caterina Caselli (da YouTube)

DI MARCO FERRARI

"Casco d'oro" ha compiuto 75 anni ma è sempre la ragazzina degli anni Sessanta quando si affermò nel mondo della canzona. Così si è concessa il lusso di raccontarsi nel documentario "Caterina Caselli, una vita cento vite" presentato alla Festa del Cinema di Roma, prodotto da Sugar Play in collaborazione con Rai Cinema, diretto da Renato De Maria.

Una mano esperta con alle spalle la regia di "Hotel Paura" del 1996, in concorso al festival di San Sebastian, "Paz!" del 2001, "Amatemi" del 2005, "La prima linea" del 2009, presentato al Toronto Film Festival, "La vita oscena" del 2014, "Italian Gangsters" del 2015 e "Lo spietato". Il film–documentario, scritto da De Maria con Pasquale Plastino, fotografia di Gianfilippo Corticelli, montaggio di Clelio Benevento, è il racconto in prima persona di Caterina Caselli che si svela in un dialogo intenso e serrato tratteggiando la figura di una donna che ha fatto della sua passione per la musica la vocazione di un'intera vita. Alternando aneddoti intimi a testimonianze pubbliche, ne emerge il ritratto di una donna che ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio, anticipando spesso mode e tendenze e passando da icona controcorrente degli anni della contestazione ad affermata imprenditrice capace di trascinare la musica italiana nel mondo.

A descrivere questa capacità il regista ha chiamato Andrea Bocelli, Elisa, i Negramaro, Ennio Morricone, Francesco Guccini, Paolo Conte, Liliana Caselli, Mauro Malavasi, Giorgio Moroder, Stefano Senardi e Filippo Sugar. A completare la narrazione c'è pure un importante materiale di repertorio e di canzoni dagli anni della Beat generation ad oggi. Il film sarà distribuito nelle sale italiane da Nexo Digital con i media partner Radio Capital e Mymovies.it.

Il suo motto degli anni Sessanta "Nessuno mi può giudicare", titolo di una canzone di grande successo, continua a essere valido, soprattutto considerando il suo percorso professionale da artista a produttrice e talent scout. La Caselli, ancora adesso, on ha perso la celebre verve, un uragano di energia, una figura luminosa e sorridente. Il suo arrivo sul red carpet romano è stato sublime, all'altezza della fama: indossava un abito coloratissimo a fiori con la scritta "Music is mine", cioè "la musica è mia" sul colletto e un nastro di tessuto arancione sul petto prodotto appositamente da Gucci. L'abito si apriva come una sorta di ventaglio grazie alla plissettatura sulla gonna e sulle maniche e così la Caselli si è esibita in una rotazione completa.

Per completare il look ha scelto un paio di scarpe con il tacco basso, semplici e raffinate. Attorno a lei un gruppo di comparse che impersonavano il suo celebre look degli anni Sessanta, il caschetto bombato biondo e una maglietta con la scritta "Nessuno mi può giudicare". Un omaggio a quando, sul palco di Sanremo, si presentò con i capelli così corti che erano il simbolo della libertà di una nuova generazione. Ad accoglierla un gruppo di giovani cantanti invitati alla prima del film, tra cui Sangiovanni, Malika Ayane, Giuliano Sangiorgi, Francesco Motta e Raphael Gualazzi.

Applauditissima dal pubblico, durante la serata ha anche incontrato una fan d'eccezione: la cantante Madame, con cui ha condiviso un abbraccio. Anche Madame, fan della Caselli, indossava la t-shirt con la scritta "Nessuno mi può giudicare" sotto il maglione a collo alto bianco. Quasi un passaggio di testimone tra una rivoluzionaria di allora e una rivoluzionaria di oggi. Caterina Caselli (Modena, 10 aprile 1946) aveva cominciato suonando il basso nei primi complessi che si esibivano nelle balere emiliane, poi aveva partecipato a diciassette anni alla rassegna "Voci Nuove" di Castrocaro, nel 1963, arrivando in semifinale, notata dal discografico Alberto Carisch e scritturata dalla milanese MRC, etichetta fondata qualche anno prima.

Così incise il primo singolo "Sciocca/Ti telefono tutte le sere", un 45 giri di successo, che Mike Bongiorno scelse per la trasmissione "La fiera dei sogni". L'anno successivo firma per la CGD della famiglia Sugar, si mette in mostra al Cantagiro con "Sono qui con voi", versione italiana di "Baby please don't go" di Joe Williams. Quindi nel 1966 Celentano si presenta al Festival di Sanremo con "Il ragazzo della via Gluck", scartando il brano "Nessuno mi può giudicare", già confezionato per lui e quindi affidato alla giovane modenese, che lo canterà in coppia con Gene Pitney.  

Fu lo stilista Vergottini a ideare l'acconciatura bionda a caschetto che l'accompagnerà per tutta la carriera. Il Festival viene vinto da Domenico Modugno e da Gigliola Cinquetti con "Dio, come ti amo", ma le maggiori vendite di dischi verranno fatte registrare proprio da Celentano e dalla Caselli con più di un milione di copie. "Nessuno mi può giudicare" restò al primo posto della classifica per 11 settimane consecutive. Sull'onda di questo successo discografico il regista Ettore Maria Fizzarotti la chiamò per girare l'omonima pellicola sentimentale con Laura Efrikian, Nino Taranto e Gino Bramieri.

La canzone divenne "Ninguno me puede juzgar" in lingua spagnola raggiungendo i vertici anche in America Latina. In Francia con il titolo "Baisse un peu la radio" venne incisa, oltre che dalla Caselli, da Dalida. Nel giugno del 1970 la cantante sposò Piero Sugar, figlio di Ladislao, responsabile dell'omonima casa discografica. Rimase sul palcoscenico ancora per un po' prima di diventare madre di Filippo e quindi prendere il timone della società. Ora l'omaggio del cinema a ricordare la Caselli quale simbolo dell'emancipazione femminile.