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di Franco Esposito

Cinque giorni di cene, laboratori, degustazioni, spettacoli. A Udine gli chef cucinano il futuro. Torna, dopo la pausa forzata causa Covid, “Ein Prosit”. La manifestazione enogastronomica fra le più importanti in assoluto a livello mondiale. E quest’anno con un ingrediente in comune, molto speciale. Il made in Italy. A fare da cornice al buon cibo, la buona musica. Due gli incontri, oggi il primo. Alla Chiesa di San Francesco il musicista britannico Daddy G e il suo genere trip hop. Domani saliranno sul palco Vinicio Capossela e Josko Gravner. 

Gli chef cucinano il futuro, a tavola si accomodano le nuove frontiere del gusto. Un’onda creativa investe la città di Udine. Numerosa la rappresentanza di chef italiani e tantissimi stellati di fama internazionale. Appetitosi gli eventi, domenica la conclusione di “Ein Prosit”, celebrativa dell’edizione numero 23. In tutti la curiosità di scoprire le eccellenze gastronomiche della regione, e non solo. 

Udine scommette per la seconda volta sulla sua capacità di attrarre turisti gourmand nostrani, e delle vicine Austria e Slovenia. Nelle edizioni precedenti erano stati coinvolti i più grandi cuochi del mondo, in questa occasione gli organizzatori hanno puntato tutto sull’Italia. Uno squadrone tricolore. E sulla voglia comune di tornare ad incontrarsi. Un momento vitale per gli chef incontrarsi, lavorare insieme, confrontarsi, divertirsi. Anche solo per aggiornare le idee. Ai fornelli cuochi bravi e dotati del giusto spirito. 

Qualche nome? In rigoroso ordine alfabetico: Eugenio Boer, Francesco Brutto e Chiara Pavan, Riccardo Camanini, Pino Cuttaia, Enzo Di Pasquale, Riccardo Gaspari, Anthony Genovese, Giuseppe Iannotti, Antonio Klugmann, Giancarlo Morelli, Ciro Oliva, Floriano Pellegrino, Mattia Perdomo, Wicky Pryan, Ciro Scamardella, Valerio Serino, Francesco Sodano, Luigi Taglienti, Benedetto Rullo, Yoji Tokoyoshi, Francesco Vincenzi, e il trio Lorenzo Stefanini-Stefano Terigi-Benedetto Rullo. 

Praticamente, non a caso, tutti giovani chef. E anche con uno spirito rock, ma senza eccessi, alla Anthony Bourdan o alla Marco Pierre White. E solo qualcuno con qualche anno in più, Morelli e Pryan. Settanta eventi in cinque giorni, il pronti-via lo scorso mercoledì. Assaggi guidati e masterclass gourmand. Il Friuli del formaggio con Alberto Marconcini. Il lievito brett o il fumo nelle degustazioni di birra con Renato Grando, e alla scoperta di un nuovo classico del Verdicchio. Oggi i laboratori guidati, un ricco programma pensato per offrire ad appassionati e neofiti la possibilità di approcciarsi ai vini, alle materie prime e apprezzarne la storia e le peculiarità. 

Il programma completo “serve a dare a tutti la possibilità d partecipare in questi tempi di raggruppamenti limitati ad almeno un appuntamento”. Le cene più divertenti, eventi imperdibili, sono quelle a quattro mani. Tipo quella di Klugmann che ospita Camanini al suo L’Argine a Vencò; l’altra al Vitello d’oro con Antonio Genovese. Nel segno di una cena nell’edizione estiva rimasta memorabile, in cui Diego Rossi di Trippa e Matias Perdomo si sono confrontati in una serie di cotture col fuoco. In un’atmosfera unica. 

Il pubblico percepisce l’affiatamento di gruppo e una bella energia. Costume e cultura per trasmettere la cucina. E di aprirla dal mondo di nicchia alla gente non addetta ai lavori. Senza mai neppure sfiorare lo showcooking, ormai inflazionante. Banditi i tecnicismi eccessivi, le persone “godono e si divertono”. In una forma di apertura e inclusione che fanno della manifestazione un fatto popolare. Un evento per tutti, basta avere voglia di scherzare, ma non troppo. 

L’evento è organizzato dal consorzio di promozione turistica del Tarvisiano, in collaborazione e con l’apporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Promo Turismo Fvg del Comune di Udine e della Fondazione Friuli. 

“Ein Prosit” è diventato un appuntamento imperdibile per il mondo della gastronomia. La rivista Gambero Rosso l’ha candidato come secondo evento al mondo. Il più importante a livello nazionale. “Ein Prosit” promette che non smetterà di crescere. Nessunissima voglia di cullarsi sugli attuali allori. “Stiamo organizzando il ritorno degli che stranieri in grandissimo stile”, assicura assicura Paolo Vizzari, con Manuela Fassore curatore gastronomico delle cinque giornate friulane. 

Il prossimo anno sarà effettuato un mixaggio di quelli che sono ormai gli ambassador italiani e i top player mondiali. 

I progetti sono quindi ambiziosi. La manifestazione è giunta ad un punto chiave; le abitudini sono cambiate, il Covid ha accelerato i mutamenti. “Il futuro prossimo della ristorazione è molto più incentrato sull’ospitalità e sul modo di far stare bene le persone, più che sul piatto”. 

Il cliente al centro di tutto, sempre più protagonista, e non lo chef.