Louis Pasteur

 

 

di Antonio Saccá

La Morte è nella mente dell’uomo da sempre. Il poema iniziale della civiltà: L’Epopea di Gilgamesh, testo sumero sembra di millenni a.C., narra del sovrano di Uruck, il quale vede morire l’amico Enkidu, ne coglie lo scemare delle forze, l’impossibilità di sanarsi. Gilgamesh percepisce che la sua impresa eccellente sarebbe rendere gli uomini immortali. Viaggia al fine di scovare l’immortalità e donarla al suo popolo, Lui che tanto ha compiuto per il suo popolo, sta per concludere anche tale scopo, ma fallisce. Gli uomini restano mortali; solo gli Dei non muoiono. Concezione che rimase ferma per millenni e per gran parte degli antichi. Anche il monoteismo ebraico diede scarsa o nessuna rilevanza all’Oltremorte. Fu con il cristianesimo che avvenne la presunta soluzione, il corpo muore per un lungo periodo ma rinascerà unendosi all’anima che dura immortalmente con ogni sorte, dannata o salvata.

Ma restava da risolvere come mai l’uomo è assoggettato alla morte. Gli antichi, l’ho accennato, spartivano gli Dei dagli uomini, Dei immortali, uomini mortali. Nell’ebraismo e in quel che dell’ebraismo venne ereditato dal cristianesimo, l’uomo perde la immortalità e la salute a causa del peccato originale e dopo la cacciata dal Paradiso terrestre. Anche in tal caso per un lunghissimo periodo non soltanto la morte ma pure le malattie e le sofferenze provenivano dall’aver male operato, malattie e sofferenze costituivano delle punizioni divine. Questa convinzione fu presente anche nella mentalità greca. L’antichità legava, in ogni religione, trasgressione e punizione; meglio: punizione e trasgressione. Se un individuo, un popolo erano avversati dalla disgrazia cercavano di trovare un motivo che giustificasse il malanno. Si capovolgeva la situazione, se accadeva il malanno l’uomo, il popolo avevano di sicuro sbagliato.

Questa convinzione, del resto non scomparsa, tutt’altro, favoriva, e favorisce, riti, scongiuri, sacrifici per ottenere il favore di Mana (Potenze), Angeli, Santi, Dei, Demoni. E favorisce anche una visione non naturalistica dei fenomeni naturali, per esemplificare: ricorrere alle divinità o a potenze oscure per avere guarigione. Si spiega in tal modo la follia in campo medico che si affermò per millenni. Rimaniamo terrificati dalla bestialità con la quale l’uomo ha massacrato l’uomo ritenendo di guarirlo. Esorcismi, speranze nei miracoli, sacrifici, preghiere, persecuzioni di responsabili illusori (streghe, ebrei), l’uomo ha inventato ogni sorta di marchingegno non vedendo o per non vedere la realtà naturale. La Natura, ripeto, è stata spiegata con la Natura solo da qualche secolo, e non bisogna supporre che le interpretazioni magiche e superstiziose siano scomparse. E’ bene ridirlo. Quali che siano le riserve nei confronti della Scienza, se intende dominare ogni sfera della vita e stabilire un primato completo per cui ciò che non è Scienza non vale, è anche vero che dobbiamo alla Scienza strabilianti risultati, spesso dagli effetti problematici ma in ogni caso portentosi. Per quel che riguarda settorialmente la Medicina fa impressione ripensare come si operava in tal campo fino a qualche decennio passato, e di sicuro noi saremo considerati “barbari” tra decenni. Non esistevano elementi che consideriamo acquisiti. 

Non c’era l’anestesia, non c’era la sterilizzazione degli strumenti usati, nessuna conoscenza delle infezioni, si ignorava l’esistenza dei micro organismi, i malati di mente erano giudicati indemoniati o da recludere, ma anche la vita sociale era inconcepibile ai nostri occhi, scarsa o inesistente l’igiene, scarico degli escrementi e delle urine ovunque, l’acqua potabile difettava, la pulizia personale raccapricciante, profumi spegnevano i male odori, le parrucche infestate, la morte delle donne a partorire, dei bambini, elevatissima, la lunghezza degli anni da vivere presso che la metà o due terzi di quella odierna, un uomo di cinquanta anni si preparava a sparire, a non dire le condizione del lavoro. Che in queste situazioni sorgessero civiltà da meravigliare per la bellezza e la qualità, è altra faccenda. Vi erano ceti sociali dominati dalla volontà di operare per magnificare se stessi non per scendere, abbassarsi, ottenere compratori o pubblico di scarso livello. E’ un aspetto che noi non abbiamo mantenuto, ed è l’aspetto in cui siamo decaduti. Per il resto, la Scienza e la Tecnica, siamo in vantaggio incomparabilmente. 

Tra il XIX ed il XX secolo la scienza medica e la scienza fisica, autonomamente, scoprirono il minimo, l’invisibile dall’occhio, il corpuscolo nel corpuscolo. Nel conoscere l’atomo venne a rilevarsi che non costituiva l’entità minuscola indivisibile e unitaria, al suo interno vi era animazione, neutroni, protoni, elettroni, un nucleo, con funzioni specifiche, “cariche” precisate e distinte. Ma pure nella sfera vivente accadde lo stesso. Esistevano entità invisibili, dicevo, le quali determinavano una consistentissima serie di eventi di decisivo effetto sulle malattie o per la salute di uomini, animali, piante. E come il telescopio aveva colto l’immensamente distante, il microscopio coglieva l’immensamente vicino ma non percepibile. Batteri, microbi, virus divennero i soggetti, gli attori della medicina. E fecero notare un fenomeno di rilevanza epocale: se un corpo si infetta, si corrompe non è per cause morali, punizioni, degradazione dell’uomo, ma perché minuscoli organismi infettano, corrompono, la carne, le ossa, le piante. Nessuna malattia sorge dal nulla, piuttosto da cause riconoscibili, questi minuscoli organismi che sono idonei a vulnerare il corpo più erculeo. Tra coloro che indagarono, scoprirono questi minimi organismi e compresero che molti mali vengono da tali organismi non dal nulla o da punizioni da parte di un Dio o potenze maligne, vi furono Edward Jenner, Louis Pasteur. Alexander Fleming.

Siamo nell’epoca del “progresso”, nel periodo delle invenzioni, nel trionfo della conoscenza e della scienza, la Natura prende un posto dominante. Ci sia o meno un Dio creatore, l’uomo vuole scoprire le leggi, le forze, le cause che animano la Vita, umana e non umana. E si affida all’esperienza, tralasciando ogni intervento non naturale. Bene insistere: siamo nell’epoca in cui la Natura è spiegata con la Natura. Edward Jenner, inglese, nato nel 1749, a Berkeley perse i genitori da bambino ma fu cresciuto da un fratello maggiore, Stephen, e da una sorella, Mary, con estremo affetto. Ebbe fin dai primi anni curiosità naturalistiche e, giovane, scrisse una relazione sul comportamento del cuculo, il quale non soltanto depone l’uovo dentro il nido della passera ma il cuculetto, nato che fosse, scacciava i piccoli della passera scopaiola o li uccideva. Il nome di Jenner è però legato ad uno dei massimi ritrovati per sconfiggere una delle peggiori infestazioni che l’uomo subiva. Il vaiolo devastava i corpi, li traforava puntigliosamente, scavature specie sulle facce che ne risultavano deturpate, e poi, spesso, anche uccideva. 

Era il vaiolo una di quelle sciagure che colpivano miriadi di persone, inguaribile, chi lo riceveva poteva anche sopravvivere ma si sarebbe guardato con orrore e con orrore sarebbe stato guardato. Si formavano delle vescichette gonfie di liquido, crosticine che indurivano, quindi si staccavano provocando un foro. Jenner, dicevo, naturalista, vivendo in campagna, coglie un fenomeno, talune persone a contatto con degli animali, equini, bovini, non sono attaccate dal vaiolo o in forme diverse. Osserva, distingue e ipotizza che vi sono taluni animali il cui contatto immunizza dal vaiolo. Dopo sperimentazioni di sieri difformi, determina quello che immunizza, caw-pox. Viene al mondo il “vaccino”. Inoculata la malattia in forma sopportabile, il corpo reagisce e si difende, bastano dei graffi di inoculazione, si forma la pustola, la crosta che cade, resta un minimo segno, il corpo è tutelato. Un processo che conquista il futuro. Una conquista per l’umanità. Il vaccino.

L’esistenza di Jenner dopo questa “trovata” è gloriosa. Il rimedio contro il vaiolo risulta adoperato con vantaggio enorme, Jenner è inneggiato, ha il dolore della morte del fratello e di un amico fraterno, Hunt, che lo aveva accompagnato negli studi a Londra. Poi Jenner era tornato a Berkeley, fece il chirurgo, costruì mongolfiere, sposò Katherine, felicemente, Morì nel 1823, a Berkeley. Il vaiolo sorge a causa di un virus, inalato entra in circolo. Costituiva uno dei morbi risonanti e micidiali. Veniva curato iniettando la malattia, con risultati sovente dannosi, la variolizzazione. E’ un male antichissimo. Ormai presso che scomparso.

Forse il più celebre scopritore di microrganismi è Louis Pasteur, francese (1822-1895). Uno dei problemi che dominavano la scienza medica a quel tempo e da tempo era il non capire come mai un corpo si infettasse, si degenerasse, non essendo visto un elemento che determinasse tali eventi. Una ferita incancreniva, perché? Una donna dopo il parto, moriva, spesso anche il nato, come mai? E febbri senza apparente motivo, per quale causa? L’opinione che vi fossero fenomeni sorti dal nulla, era una spiegazione dell’inspiegabile ma oscura. Fu Pasteur a chiarire una volta per sempre che vi erano organismi infimi, invisibili che provocavano queste situazioni, batteri, microbi, virus. Nasceva la microbiologia, con Pasteur e periva la teoria della generazione spontanea. Con la sperimentazione fu stabilito che se un corpo si conserva in un ambiente sterilizzato, non si corrompe. Non si corrompe in quanto mancano quegli organismi piccolissimi che agiscono sui corpi. Con queste cognizioni Pasteur scopre gli “agenti patogeni” di malattie dannosissime per gli animali e gli uomini. Scopre ciò che provoca il colera dei polli, scopre chi distrugge i bachi da seta, scopre chi dà luogo al carbonchio, crea un antidoto alla rabbia da morso canino, trasmessa non solo dalla saliva del cane rabbioso, indaga sulla asepsi e antisepsi chirurgica, la pulizia degli strumenti, dell’ambiente, delle mani, che tanto influenzava le morti da parto, da interventi. Sono ritrovati fondamentali, per l’agricoltura e la salute umana ed animale.

Alexander Fleming nacque in Scozia, nel 1881, dopo studi elementari, si reca a Londra e divenne medico, favorito da una eredità, distinguendosi anche in attività sportive. L’occasione aurea della sua vita fu l’incontro con il batteriologo Sir Almroth Wright, Fleming abbandona la chirurgia e si impegna nella ricerca con il fine, che era di Wright, di vaccinazioni non solo preventive ma terapeutiche, a malattia già in atto. Paul Ehrlich aveva scoperto il Salvarsan dando origine alla chemioterapia. Lister aveva dato origine all’asepsi, all’antisepsi, quindi vi erano modi per difendersi dalle infezioni. Ma con la Grande Guerra (1914-1918) le condizioni igieniche vennero debilitate, del resto alcuni ritrovati erano tossici o non potevano essere usati nelle ferite estreme. Fleming scopre in un primo momento che il muco ha qualità antibatterica, successivamente che le muffe hanno notevoli qualità antibatteriche. In entrambi i casi la comunità degli scienziati non crede a tali risultati. Saranno due studiosi, Howard Frares ed Ernst Bon Claris ad avvalorare la sperimentazione di Fleming, oltretutto ottenendo muffe di maggior consistenza. Nasce la Penicillina, l’Antibiotico. Sostituirà i Solfamitici. Nobel nel 1945, Fleming morì nel 1955.

Potremmo continuare: malaria, poliomielite, tubercolosi, sifilide, Aids. Su tutto questo vi è stato un rimedio o presso che un rimedio. Lo stesso cancro. Ma è un discorso infinito, la lotta per la Vita. Quanto detto è un granello rispetto all’enorme cambiamento degli ultimi tempi. Non corre giorno che un qualcosa non venga scoperto per la conoscenza, per la salute. Abbiamo compreso il Dna, sappiamo che sono e quali funzioni hanno i geni, scendiamo e agiamo millimetricamente nel corpo, come accennato malattie che sembravano gareggiare con la morte naturale, sifilide, malaria, tifo, tubercolosi, pellagra sono dissolte o sminuite, sostituiamo perfino il cuore o lo riattiviamo, e gambe, braccia, generiamo in forme diverse, suscitiamo tessuti in altri animali, trapiantiamo, modifichiamo, mai la Natura è stata dominata dall’uomo come al presente. Eppure sembra che sull’umanità e sulla stessa Natura vi sia un’ombra. L’ombra della guerra, della rovina ambientale, dei cibi alterati, del dominio delle macchine, gran parte degli abitanti sopportano la miseria, ancora, altra parte malesseri della sazietà, eppure, almeno nei paesi ammodernati, viviamo più a lungo. Bisogna cercare di vivere meglio questa vita più lunga. Sarebbe inconcludente tanto da fare per stare bene e vivere massimamente e poi non sapere ben vivere.

Certo sono lontani i tempi delle pandemie, il colera, un vibrione provocava diarree da liquefare; la peste, veniva dalle pulci che infestavano i topi ed entrava nel nostro sangue quando le pulci infestavano anche l’uomo, la peste nera, la peste bubbonica, catastrofi che dissestavano gli uomini a milioni e tante volte, la peste di Atene, la peste mondiale, nel XIV secolo, la peste di Londra, la peste di Milano, popoli morivano o aspettavano di morire, popoli interi. La Vita è assoggettata a troppi orrori per non amarla, sanarla e viverla.