di Stefano Casini

Ieri abbiamo  denunciato l’abbandono del perimetro esterno dell’Ospedale Italiano Umberto I di Montevideo, il cui nome ufficiale è Hospital Italiano Umberto Primero, è un centro sanitario fondato nel 1890 nella capitale uruguaiana.

Si tratta di una struttura ospedaliera del tardo neoclassico  costruita  dall’architetto italiano Luigi Andreoni  ma le origini di questa iniziativa sono molto anteriori. Nel 1852 alcuni tra gli esponenti più in vista della comunità italiana di Montevideo istituirono una commissione per la costruzione di un ospedale per i loro connazionali residenti. Tra i membri più noti di questo comitato figurano Giovanni Battista Cuneo e Giovanni Battista Capurro, fratello di Giovanni Capurro, compositore di “O sole mio”.

L’operazione fu appoggiata dal governo sardo che, proprio in quegli anni, stava iniziando tessendo una rete diplomatica con l’Argentina e l’Uruguay. Otre a spingere i diplomatici Savoia ad interessarsi della questione, c’era il fatto che gran parte degli italiani residenti nella capitale uruguaiana, erano liguri e piemontesi, quindi ancora sudditi del Regno di Sardegna.

Nel 1853 Capurro donò alla commissione incaricata della realizzazione dell’ospedale un lotto di terreno all’incrocio tra le vie Soriano e  Paraguay sul quale sarebbe sorto l’edificio progettato dall’architetto Pietro Fossati. Il 22 maggio dello stesso anno fu posta la prima pietra del nuovo ospedale. Purtroppo i lavori, ormai giunti al termine, dovettero essere interrotti l’anno seguente per mancanza di fondi, quindi non fu mai aperto e si cominció a pensare ad un’altra locazione ed un altro tipo di struttura che venne inaugurata come Ospedale Italiano Umberto I soltanto nel 1890. Non si hanno tracce del vecchio palazzo non finito.

La struttura, così come i pilastri alla base dove poggia il modello originale, sono il risultato di un processo edilizio tardivo in una città che cominciava ad espandersi nell’ultima fase dell’Ottocento con l’arrivo degli immigrati europei e la fine delle guerre interne e di indipendenza del nuovo Paese.

Da allora, l’Ospedale Italiano opera, quasi ininterrottamente,  anche se il degrado che accompagna il passar del tempo, ha portato molte delle sue strutture, comprese quelle delle facciate laterali e posteriori, a dover essere restaurate con il sostegno dei fondi stanziati dai governi dell’Uruguay e dell’Italia a principio del XXI secolo, grazie ad una commissione voluta e in parte pagata, da un prestigioso imprenditore e titolare di vari calcifici, nato nella cittá di Crema, Renato Azzoni, che ha formato un gruppo audace e disinteressato, con un Consiglio Direttivo di cui feci parte, per cercare di riportare a galla un simbolo dell’italianità in questo paese, purtroppo con poco successo. Comunque come Ospedale Italiano l’istituzione continua a lavorare, ma oggi è in mano ad una cassa mutua privata locale Universal e……non è lo stesso!

 

Dopo la fine delle guerre d’indipendenza dell’Uruguay per gran parte dell’Ottocento, il giovane Stato si stava consolidando sui principi costituzionali per garantire la propria sovranità. La Carta Magna, concordata con con l’Argentina, il Brasile e l’Inghilterra nella Convenzione Preliminare di Pace di Rio de Janeiro, nell’anno 1828, conferì all’ex Provincia Cisplatina lo status di territorio indipendente.

Questo fatto ha significato, tra l’altro, il riconoscimento internazionale di un nuovo Paese che, pur essendosi consolidato come tale, aveva significative carenze politiche, economiche e sociali. Soltanto nella seconda metá del XIX secolo l’Uruguay riusciva a porre fine a una serie di irregolarità che non poterono risolvere le crisi interne dei due avversari politici, Blancos e Colorados.

La relativa egemonia politica raggiunta all’inizio del XX secolo, accompagnata dalla prima guerra mondiale che colpì soprattutto l’Europa, spinse molti immigrati provenienti appunto dall’Europa a chiedere asilo in America. Il conseguente arrivo al porto di Montevideo di

Cittadini spagnoli e italiani, e in misura minore francesi, tedeschi, armeni, russi e polacchi, aumentarono notevolmente il numero degli abitanti del paese che, a quell’epoca, non arrivava al milione di abitanti. Allo stesso tempo, un gruppo di francesi e italiani come il nostro Giuseppe Garibaldi, attratti dalla lotta per difendere l’identità nazionale, partecipò ai combattimenti più importanti, dal punto di vista storico, che, in gran parte si svolsero proprio nella zona dove venne eretto piú tardi l’Ospedale italiano Umberto I.

La Batalla de Tres Cruces, attorno al 1840 si è svolta nell’area che oggi è conosciuta come Parque de los Aliados o Parque Batlle  provocó lo scontro diretto di truppe ribelli, tra cui la Legione francese di Montevideo, contro quelle argentine del Generale Rosas, proprio nella zona dell’Ospedale, ricordata dall’Obelisco, monumento emblematico che pone fine al Viale 18 de Julio.

La rapida crescita di una città coinvolta in contese di ogni genere, diede una svolta allo stile di vita e ai bisogni primari di una popolazione che, nei dati del censimento del 1900, era composta da oltre il 30% di  immigrati e oltre la metá italiani.

FONDAZIONE DELL’OSPEDALE ITALIANO

L’inaugurazione dell’ospedale, in un’area fuori le mura, voluta dall’Ambasciata d’Italia di Montevideo fu realizzata tra il 1880 e il 1890, quindi in 10 anni di intenso lavoro. L’obiettivo iniziale dell’istituto, nato sotto la tutela e la direzione dell’architetto italiano Luigi Andreoni, era di fornire servizi sanitari di base per abbattere l’alta percentuale di mortalità infantile causata dalla scarsità di risorse e di centri ospedalieri nelle strutture pubbliche e accesso comunitario. La cerimonia di apertura, nel 1890, riunì una grande percentuale di cittadini uruguaiani e stranieri. Sul perimetro del Parque Batlle furono issate oltre cinquanta bandiere dell’ex Regno d’Italia.

L’IMMIGRAZIONE ITALIANA 

Sull’ingresso principale si legge il nome originale: ”Ospedale Italiano Umberto I”. I primi emigranti italiani ad arrivare nella Repubblica Orientale dell’Uruguay lo fecero nel periodo in cui il paese era ancora una colonia spagnola e la maggior parte erano di origine genovese, napoletana, veneta o siciliana, anche se giungevano i primi lucani, abruzzesi e marchigiani.

Più tardi, all’inizio del XIX secolo dopo il 1830, in mezzo alla battaglia per l’indipendenza definitiva del paese guidata dal nostro condottiero Giuseppe Garibaldi, molti dei suoi connazionali furono attratti dalle idee dell’eroe dei due mondi e tanti aderirono al movimento politico la “Corriente Garibaldina” alla quale aderirono anche molti uruguaiani di origine italiano che creoli.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si verifica una terza fase dell’immigrazione dall’Italia, conosciuta come “Migración Transformativa” perché, appunto durante questo periodo, l’Uruguay ha avuto cambiamenti molto significativi nello stile e nella qualità della vita del suo popolo. Gli italiani arrivati sia in questa fase storica come nella quarta e ultima tappa, quella del dopoguerra, hanno contribuito, come abbiamo giá raccontato in tante occasioni, all’architettura e la gastronomia nazionali. Da questo patrimonio culturale nasce “La Fundación Hospital Italiano”, che risale all’ultimo decennio del XIX secolo, e che prende il nome dal secondo monarca della penisola italiana il Re Umberto I di Savoia. 

All’interno del paese, anche se l’influenza italiana era più isolata, cominciarono a fondarsi molti sodalizi e associazioni, con l’obiettivo di diffondere e mantenere l’italianità nel paese che ci ospitava. Uno dei cambiamenti più emblematici fu a Paysandú, dove si stima che il 60% della popolazione é di origine italiana. Tra le società più importanti ci sono l’Unione e Benevolenza, la Scuola Italiana di Paysandú e la Federazione Italiana de Paysandú, che, pur essendo molto tralasciata quest’ultima, continua a funzionare. C’é poi la Società Italiana di Carmelo nella Regione di Colonia, fondata nel 1871 che, ancora oggi ha un buon numero di soci.

L’ARCHITETTURA E LA FACCIATA DELL’OSPEDALE ITALIANO L’edificio appartiene al periodo dell’architettura neoclassica, originale delle scuole per lo studio dell’arte in Italia.  L’architetto incaricato di dirigere e progettare la struttura fu Luigi Andreoni, responsabile anche della Stazione Ferroviaria di Montevideo e del famoso Club Uruguay. Si basava su un procedimento tanto artistico quanto scientifico molto preciso, caratteristica di un tempo in cui si cercava di risparmiare sulle risorse. In questo senso, l’Ospedale italiano è uno dei primi rappresentanti dell’arte progressista in Uruguay, con una struttura semplicistica e oggettiva di fronte alla soggettività e al decoro che avevano caratterizzato le fasi precedenti e che avrebbero visto un rinascimento dell’edificio e di altre opere in mano a tanti altri architetti e ingegneri italiani fino ai giorni nostri, come coloro che hanno costruito il Palacio Salvo, il Castello Pittamiglio, il Castello Piria, il Palacio Legislativo, la sede della Banca della Repubblica di Veltroni e tante altre opere.

I capitelli dell’Ospedale Italiano sono in stile romanico, costruiti su un solido basamento e in un esatto orientamento geometrico, su due dei quattro fronti dell’edificio che evidenziano il concetto di unione tra arte e scienza, tipico aspetto del tardo neoclassicismo. Si é cercato di far rivivere un modello classico e occidentale e tal fine furono utilizzati materiali come marmo, granito e piastrelle,  tutto importato dall’Europa, per ricreare un’immagine che unisce le sfumature dell’arte antica con i progressi della scienza “allora” moderna. L’ala che si affaccia su Bulevar Artigas, detta Paseo del Hospital Italiano é  una rete di sculture e figure in bronzo che ricordano le grandi personalità, sia italiane che uruguaiane, che hanno contribuito alla costruzione della grande opera. Accanto all’ospedale é stato eretto anche un busto in omaggio all’eroe José Gervasio Artigas e proprio davanti alla parte su Avda. Italia, c’é un monumento moderno che ricorda l’Italia e la Lupa di Roma con Romolo e Remo.

La superficie dell’ospedale è di 30.000 m²,  tenendo conto sia gli impianti che i territori esterni e la sua età é di oltre 130 anni. Lo colloca quindi tra uno dei più antichi ospedali attivi di Montevideo, di tutto il paese e di tutto il continente. Si trova all’incrocio dei viali 8 de Octubre e Avda.Italia, all’incrocio di questi due con Bulevar Artigas e via Canning. La struttura era divisa in due aree con precisi scopi specifici: l’Ospedale ed il Sanatorio. Nella prima veniva curata l’area della maternità e nella seconda si svolgevano le visite mediche e gli interventi chirurgici. Oggi, con la Cassa Mutua locale è cambiato molto ma la Universal ha cercato sempre di mantenere decorosamente un monumento di italianità.

L’ospedale italiano ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel campo medico e accademico, anche a livello internazionale, dato che, fino agli anni 50, era centro di congressi specializzati ed accoglieva studenti di medicina di una decina di paesi per la loro specializzazione e post grado.

Il servizio medico è privato ma dipende direttamente dal Ministero della Salute Pubblica (MSP) ed offre anche cure a basso costo per malati terminali e pazienti di secondo grado tutt’oggi. Si effettuano visite mediche, spesso previo appuntamento con la Cassa Mutua Universal di Montevideo.

Al momento, l’area maternità è ancora aperta dalla sua fondazione e si sono aggiunte nuove specialità nel campo della chirurgia, al fianco del progresso tecnologico. Le operazioni ai reni e il trapianto di organi sono alcune delle tecniche più recenti che si agganciano, in un certo senso, all’idoneità di alcuni supporti economici che, nell’ultimo mezzo secolo e disintiressatamente, sono stati fatti, soprattutto da nostri connazionali.

Negli ultimi 30 anni é avvenuto un notevole deterioramento fisico dello stabilimento che è anche stato bersaglio di un embargo presentato all’inizio del 2004 da parte dei circa 500 funzionari, quando l’Ospedale poteva funzionare con 200, anche se, soprattutto per lo sforzo dei rappresentanti del governo italiano in Uruguay e dell’Unione Medica uruguaiana (SMU), si sono verificati fattori esterni che hanno permesso che l’Ospedale potesse ancora funzionare. Questi fattori sono stati in grado di minimizzare il debito e il deterioramento stesso dell’ospedale, attraverso donazioni per la ristrutturazione interna ed esterna. Il lavoro è stato approvato dai direttori dell’ospedale, Jorge Massa e Renato Azzoni, come detto prima, l’uomo che ha avuto l’idea di portare a galla di nuovo il nostro Ospedale Italiano.

Alla fine degli anni ‘90 una durissima crisi ha portato al fallimento dell’ospedale. La Sociedad Médica Universal ha acquisito l’Ospedale Italiano e ad oggi, ha realizzato alcuni lavori e accorgimenti per restituire all’ospedale una certa bellezza fisica, aggiornando anche le sue prestazioni, che da sempre, hanno cercato l’eccellenza.

Oggi l’edificio è patrimonio nazionale e fa parte dell’istituzione Médica Universal, disponendo di servizi privati che affittano lo spazio.

STEFANO CASINI