Il G20 ha sottoscritto l’impegno a vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021, e il 70% entro metà 2022. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, che assieme al ministro dell’Economia Daniele Franco ha presieduto il G20 Finanze-Salute.

“Ribadiamo il nostro impegno a portare la pandemia sotto controllo ovunque il prima possibile, mettere le persone al centro della preparazione e rafforzare i nostri sforzi collettivi per prepararci, prevenire, rilevare, segnalare e rispondere alle emergenze sanitarie”. Così il comunicato finale del vertice tra ministri delle Finanze e della Salute.

“Per aiutare ad avanzare verso gli obiettivi globali di vaccinare almeno il 40% della popolazione in tutti i Paesi da parte del fine del 2021 e il 70% entro la metà del 2022, come raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità per la strategia di vaccinazione globale, adotteremo misure per contribuire ad aumentare la fornitura di vaccini e prodotti e input medici essenziali nei Paesi in via di sviluppo e rimuovere i vincoli di finanziamento”.

Le Nazioni Unite e il Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, intanto, rinnovano il loro appello a una “distribuzione equa dei vaccini, “una priorità politica, morale ed economica che finora è stata ampiamente trascurata”: ”è arrivato il momento di agire”. “I profitti e il nazionalismo vaccinale miope continuano a prevalere sull’umanità quando si parla di un’equa distribuzione dei vaccini – osservano nell’appello – Sebbene oltre il 48% della popolazione mondiale abbia ricevuto almeno una dose del vaccino, tale percentuale scende ad appena il 3% nei Paesi a basso reddito. La situazione è particolarmente preoccupante nei Paesi che vivono una crisi umanitaria e che hanno bisogno di quasi 700 milioni di dosi in più per raggiungere l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di vaccinare il 40% della loro popolazione entro la fine dell’anno”.

A Roma, alla viglia del G20, gli attivisti di Oxfam, Emergency e Amnesty International hanno organizzato un flash mob per denunciare “l’apartheid vaccinale” sulla pelle dei più poveri.

“Mentre gran parte della popolazione mondiale chiede a gran voce che venga garantito l’accesso globale ai vaccini Covid, le case farmaceutiche, che ne detengono i brevetti, continuano a vendere la stragrande maggioranza delle dosi al miglior offerente tra i Paesi ricchi, applicando un costo fino a 24 volte quello di produzione”, denunciano le ong, membri della People’s Vaccine Alliance.

“I leader dei Paesi G20 sono a un bivio: agire sulle cause reali dell’attuale disuguaglianza di accesso ai vaccini, rendendoli un ‘bene pubblico globale’ in grado salvare milioni di vite soprattutto nei Paesi a basso reddito, dove ad oggi è vaccinato appena il 1,8% della popolazione; oppure confermare l’attuale strategia di azione, consentendo all’industria farmaceutica di continuare a realizzare grandi profitti e di avere l’esclusiva nella produzione delle dosi, a fronte di una domanda globale di vaccini che non può essere soddisfatta da un pugno di aziende che detengono i brevetti e decidono quanto e a chi vendere, mentre cinque milioni di vite sono già andate perdute”.