DI STEFANO CASINI

Lo studio dell’integrazione della Commissione Direttiva rivela la permanenza molto lunga di alcuni imprenditori soci, configurando sia chiare leadership personali, sia la costituzione di caste stabili come autentici gruppi di potere. L’attenzione del Consiglio Direttivo in funzione per 5 anni consecutivi, fu bersaglio di diverse interpretazioni per chiarire comportamenti aziendali e non solo, nello spazio sindacale o più immediato sugli investimenti delle imprese personali, ma anche quelli che hanno avuto un impatto per ricostruire il mondo degli affari e le opzioni individuali.  Durante questo primo mezzo secolo di storia del CCIM, ossia tra il 1883  e il 1933, si insediarono alcune figure di rilievo per lunghi periodi nella direzione. In alcuni casi, questi incarichi prolungati si verificavano nella stessa posizione e Alessandro Talice ne fu l’esempio più chiaro,  Presidente della CCIM, ininterrottamente, salvo un congedo di mesi in occasione della crisi della Banca Italiana tra il 1884 e il 1922.

In altri casi si trattava di lunghe permanenze ma rotando le cariche, essendo particolarmente notevoli le prestazioni di Francesco Garavagno, Antonio Garbelli, Giovanni Restelli, Giovanni Bonomi, Buonaventura Caviglia e Luigi Gaminara.

IL NUCLEO COSTITUTIVO ORIGINALE – 1883/1890. Il primo decennio del CCIM ebbe un gruppo di imprenditori con un mandato di piú di sei anni, come  Alessandro Talice, Francesco Garavagno, Antonio Garabelli, Angelo Pastori, Luigi Podestà, Alberto Montaldo, Giovanni Restelli, Luigi Colombo, Giovanni Bonomi e Antonio Piaggio. Alberto Montaldo, Giovanni Restelli e Giovanni Bonomi forti imprenditori con una particolare impronta nel settore commerciale, anche se Montaldo si spostò verso attività industriali.

Luigi Colombo si distinse nel settore farmaceutico, fondando tre grandi e importanti stabilimenti ed un nucleo esecutivo, come sottogruppo imprenditoriale più piccolo ma molto influente, vincolato direttamente ai finanziamenti del Banco Italiano dell’Uruguay. I suoi uomini di fiducia erano, niente meno che, Alessandro Talice in qualitá di Direttore, Angelo Pastori, azionista e membro del Consiglio d’ Amministrazione fin dai primi anni, poi Presidente dal 1907/1908 e Consigliere da allora fino al 1912,  Luigi Podestá, in qualità di azionista e primo presidente e Antonio Piaggio, come azionista della prima Banca Italiana e Vicepresidente del “Banco Italo-Orientale” , agente marittimo, membro e amministratore di diverse compagnie di assicurazione marittima.

Non possiamo dimenticare un altro grande personaggio del mondo degli affari, Martino Trabucati, che con prestazioni frammentate, duró un totale di  4 anni nel periodo 1884/1887 e otto anni dopo, tra il 1900 e il 1907. Si associó con un parente di nome Ettore Trabucati, tra il 1910 e il 1917. Trabucati era a capo di un’importantissima ditta commerciale uruguaiana, fondatore e direttore del ‘Banco Italiano dell’Uruguay’ fino al 1907. Da sottolineare che la BIU, creata nel 1887, fu iniziativa di un gruppo di imprenditori fortemente concentrato, nucleati nel CCIM, che indussero, da questa istituzione, il sostegno ufficiale del governo italiano e i legami con investitori del Regno d’Italia. Anche se le due istituzioni erano indipendenti erano fortemente legate. Legami personali, dal momento che diversi importanti uomini d’affari, erano contemporaneamente direttori del Banco Italiano del Uruguay e della CCIM in tempi diversi, mentre sempre esistevano legami di grande amicizia o cameratismo.

Da non dimenticare mai che i proventi della CCIM erano tutti depositati nel Banco Italiano del Uruguay e per tutto il periodo preso in esame, ha ricevuto sussidio del Regno D’Italia. D’altro lato, le due aree, erano spazi che questo nucleo utilizzava per implementare e potenziare le proprie attività.

(CONTINUA)

STEFANO CASINI