Appena 177.835 connazionali all’estero su 4.732.741 si sono registrati (la scadenza era il 3 novembre) per l’appuntamento elettorale del 3 dicembre. Manca qualsiasi informazione a cominciare dalla Farnesina. Caso emblematico Miami, seconda circoscrizione per iscritti AIRE in tutti gli USA dopo New York: non c’è traccia del voto nella pagina web del Comites locale, il Consolato si limita solo a ricordarne la scadenza, ma tace su denunce di presunte irregolarità.

Saranno le elezioni del 3,76%. E poi se tutti si ricorderanno di spedire la scheda elettorale. È già un mastodontico flop l’appuntamento elettorale per corrispondenza del prossimo 3 dicembre per rinnovare i Comitati degli Italiani all’Estero, i Com.It.Es. Da mesi l’aveva denunciato ‘Gente d’Italia’, ma purtroppo la realtà è riuscita a superare anche la più pessimistica delle previsioni. Ecco allora i numeri, impietosi: 244 liste ammesse per l’elezione di 115 Comites dei quali 9 sono di nuova istituzione, ma a registrarsi sono stati appena 177.835 italiani all’estero, appunto il 3,76% su un totale di aventi diritto di 4.732.741 (tra l’altro il 25% in più rispetto all’ultimo appuntamento elettorale del 2015). In Europa i connazionali che meno hanno creduto a queste elezioni: iscritti il 2,37% (61.448 su 2.589.085) seguiti da Nord e Centro America con il 2,71% (11.575 su 426.924) poi Africa, Asia e Oceania a quota 4,82% (9.815 su 203.746) e infine il Sudamerica, la parte del mondo meno disinteressata: 6,28% (94.997 su 1.512.986). Se queste sono le cifre, maggiori, almeno in proporzione, le lagnanze che si sono levate un po’ in tutto il mondo, all’inizio per il periodo in cui si svolgeranno le elezioni e poi una volta che tutte le richieste di rinvio erano state rigettate dalla Farnesina, ecco il Fast.it, che a quanto pare di veloce ha davvero poco. Chi mai, specialmente poi in questo periodo di pandemia, si sarà recato in un Consolato per iscriversi? Quanti sono gli italiani nel mondo che hanno la PEC, chi mai avrà pensato di inviare una mail o un plico per posta? Ma a sentire il ministero non ce n’era bisogno grazie appunto al Fast.it che permetteva, entro il 3 novembre, la registrazione, la cosiddetta ‘opzione inversa’ che in pratica è diventato il mezzo per far diminuire ancora di più i già pochi eroi al corrente delle elezioni e che pensavano che in fin dei conti iscriversi era la cosa giusta. Difficoltà di ogni genere accompagnate da un silenzio quanto meno sospetto da parte di tutti o quasi i nostri consolati sparsi nel mondo. Un modo per far sì che questo organismo, il Comites appunto, continui la sua corsa verso la completa soppressione? Non si sono fatti sentire consoli e consolati e tanto meno i nostri cari onorevoli e senatori eletti all’estero. Al contrario di Luigi Vignali, il Direttore Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, entusiasta invece dell’aumento del 55% delle liste. “Si tratta – aveva dichiarato – di un dato estremamente importante”. Ma se poi non ci sono votanti a cosa servono tante liste? E poi non bastano i nomi dei candidati, si dovrebbe sapere un po’ di più. La circoscrizione di Miami, portiamo questo esempio per esperienza diretta, dopo New York è la seconda più grande per iscritti all’AIRE di tutti gli Stati Uniti. Qui il Comites ha anche una propria website il cui ultimo aggiornamento però risale al settembre scorso e che comunque non ha mai postato nemmeno una riga sulle prossime elezioni. Il console, Cristiano Musillo, ha  inviato giusto un paio di mail ricordando la doppia scadenza, mentre nella website del Consolato non c’è molto di più. Finora non è stato comunicato il numero di elettori che si sono iscritti (un migliaio? Forse meno?) e nemmeno qualche riga giusto per sapere qualcosa di più dei candidati, non solo nome e cognome. E non c’è stata nemmeno una risposta a chi ha denunciato presunte irregolarità anche tra i candidati. Il silenzio assoluto.

R.Z.