di Stefano Casini

Alcides Beretta Curi è uno dei più insigni storiografi uruguaiani che non ha mai negato il suo sangue italiano. Tutto il contrario, non soltanto ha collaborato con lavori di Università italiane, ma é anche stato fondamentale per la realizzazione di produzioni della RAI. É la nostra fonte piú consultata per quanto riguarda tutto ció che abbia a che fare con la storia degli italiani dell’Uruguay e la Storia della Camera di Commercio Italia-Uruguay che stiamo pubblicando da tempo, si basa sui suoi studi.

 

Alcides Beretta Curi  é nato a Montevideo nel 1946, ha un dottorato in Storia e Geografia d’America dell’Università di Barcellona e una laurea in Scienze Storiche (Università della Repubblica). È stato professore ordinario e Direttore del Centro di studi interdisciplinari latinoamericani

Ha lavorato sulla ricerca dei fatti storici più importanti del mondo contemporaneo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti degli emigranti europei nel continente latinoamericano. È un Professore molto rispettato e amato dai suoi alunni, migliaia in tutta la sua carriera universitaria alla  Facoltà di scienze umane e dell’educazione, ma non solo, anche al  Centro di studi interdisciplinari latinoamericani. 

Fra le sue innumerevoli pubblicazioni sulla storia dell’emigrazione, seminari e congressi a livello mondiale, lo troviamo come coordinatore e responsabile de “Immigrazione europea, artigianato e origini dell’industria in America Latina, 1870-1914” negli anni ‘80.

É stato coordinatore di progetti come Linee di ricerca, Facoltà di scienze umane e dell’educazione, Centro di studi interdisciplinari latinoamericani. Una delle sue pubblicazioni piú importanti si chiama La competizione dell’immigrazione europea e in particolare italiana nella formazione degli imprenditori urbani uruguaiani, 1875/1930,

Nelle linee di ricerca per la Facoltà di scienze umane e dell’educazione (Udelar) e il  Centro di studi interdisciplinari latinoamericani (CEIL), Beretta Curi è stato Coordinatore e Responsabile del simposio Immigrazione, élite, reti di produzione e innovazione, nello sviluppo della viticoltura uruguaiana, 1870/1930

Fra il 1991 e il 1996 ha lavorato sulle linee di ricerca, sempre della Facoltà di scienze umane e dell’educazione e il Centro di studi interdisciplinari latinoamericani (CEIL) sulla Società Agarian e integrazione regionale, come coordinatore e responsabile

Come storiografo ha pubblicato libri e lavori specifici sulla storia di tutti i paesi dell’America Latina, dall’Argentina al Brasile, dalla Colombia al Paraguay, passando per il Perú e la Bolivia, in coordinazione con il Centro di studi interdisciplinari latinoamericani.

É stato responsabile del  Seminario di ricerca CEIL, sull’ Immigrazione europea, artigianato e origini dell’industria in America Latina. 

Sarebbe impossibile trascrivere tutti i suoi progetti, consulenze e premi che ha ricevuto per le sue ricerche sull’emigrazione in Uruguay, ma anche in tutto il continente.

Il mio lavoro – scrive Beretta Curi –  si colloca nel campo della storia sociale, presentando forti legami con la storia economica e culturale. Riconosco il mio ampio spazio di ricerca sul ruolo svolto dall’immigrazione europea nello sviluppo di attività innovative in Uruguay. Da una linea di ricerca, focalizzata sul imprenditorialità urbana Ho contribuito alla trattazione di alcuni temi e problemi: 

a) la costituzione del capitale in settore industriale, sottolineando il processo di accumulazione basato sul salario, fenomeno che si è registrato nel all’interno delle comunità immigrate, e che guarda caso viene valorizzato nei processi di industrializzazione della regione 

b) Il ruolo dell’officina e della piccola impresa; il suo legame con varie espressioni come il movimento Arts & Crafts

c) L’imprenditore, assente da decenni nella storiografia uruguaiana;

d) La rivalutazione dello “spirito imprenditoriale” di questa prima”borghesia industriale” in aspetti quali costruzione del mercato, creatività pubblicitaria, organizzazione dello spazio industriale e dell’azienda, possibilità e “limiti” nell’iniziativa nell’innovazione, associazionismo e sindacati industriali. La costituzione di un nuovo codice etico, tra le altre questioni. Queste dimensioni concorrono a riconoscere e caratterizzano una “cultura d’impresa”, in sintonia con analoghe trattazioni nella storiografia europea e Latino americana. 

In una fase più recente, nuovi obiettivi sono entrati nell’orizzonte di lavoro; 

a) Caratterizzazione di questa business community, basata sull’identificazione dei profili 

b) L’artigianato e la cultura fatto a mano. Nell’ambito degli studi agrari devo distinguere due livelli

a) Il personale, incentrato sul ruolo dell’’immigrazione europea nella formazione delle reti di produttori, la costituzione delle élite locali articolata da l’Associazione Rurale, così come le conseguenti istanze di innovazione che queste reti di élite operavano nell’ ambiente rurale, alla fine del XIX secolo 

b) La costituzione di un Gruppo di Ricerca multidisciplinare (GRIMVITIS) finanziato, dal 2000 ad oggi, dalla Commissione settoriale per la ricerca scientifica del Università della Repubblica. Questo gruppo ha completato un’indagine sulla viticoltura nel 2015 uruguaiano (1870-2010) ed ha  avviato un altro progetto sullo sviluppo dell’agricoltura uruguaiana (1860- 1960). Il lavoro che svolgo come ricercatore si basa principalmente sul lavoro con archivi che sono stati organizzati o abilitati alla consultazione (aziende, aziendali, familiari) e richiedono formalità, studi precedenti e un importante lavoro di esplorazione e ordinamento. 

I risultati di queste linee di ricerca hanno contribuito alla conoscenza della “prima industrializzazione” in Uruguay e agli aspetti formativi della sua imprenditoria. Negli studi agrari, il complesso processo di ammodernamento rurale, salvando sia il esistenza di reti di agricoltori come la partecipazione attiva dei proprietari terrieri modernizzatori nel sviluppo dell’agricoltura.”

Alcides Beretta Curi é discendente di italiani per linea paterna e materna e ha sempre riconosciuto, nei suoi studi, che questo stesso sangue italiano è alla base dell’industrializzazione del paese.