di Matteo Forciniti

Una critica compatta al sistema dell’opzione inversa che ha influito pesantemente sul risultato disastroso delle iscrizioni per le elezioni del Comites in Uruguay con solo 4691 elettori su una popolazione di circa 120mila persone: è questa la posizione prevalente tra le 3 liste che parteciperanno al voto. Pur alcune differenze, la visione generale dei tre raggruppamenti chiama in causa soprattutto la modalità di imposta dal Ministero degli Esteri che prevede la registrazione per accedere al diritto di voto.

“Era prevedibile, la cronaca di una morte annunciata”. Il presidente del Comites uscente Alessandro Maggi della lista Unitalia lancia un duro attacco alla Farnesina: “Il colpevole di questo risultato è il sistema politico italiano che non ha voluto ascoltare le richieste dei rappresentanti dell’emigrazione e ha preferito mantenere questo sistema perverso e antidemocratico che inevitabilmente ostacola la partecipazione. C’è un obiettivo preciso ed è quello di ridurre i Comites alla minima espressione”. Un altro fattore che ha inciso sui numeri della partecipazione “è la scarsissima campagna informativa allestita dall’Ambasciata che questa volta è stata addirittura minore rispetto alle ultime elezioni del 2015. Questa volta c’è stata meno informazione e tra l’altro non sono state inviate come in passato le lettere con il formulario alle famiglie”.

Maggi non fa autocritica e considera che la gestione del Comites da lui guidato non può essere corresponsabile di questo pasticcio dato che “è stato un problema mondiale, non solamente dell’Uruguay”. “Il nostro Comites” -afferma- “non ha potuto fare tanto perché è stato boicottato da un gruppo e poi c’è stata la pandemia”.

Sulla stessa linea Filomena Narducci, tra i promotori della lista Unitalia che questa volta non si è potuta candidare per via del limite dei due mandati. “La cultura della richiesta del voto qui non esiste, la gente non lo capisce. Forse in alcuni paesi questa modalità può funzionare ma in Uruguay, dove il voto è obbligatorio, è diverso. Non bisogna dare la colpa alle persone, queste dovevano essere messe in condizioni di poter votare attraverso un’ampia campagna di informazione, cosa che non c’è stata. La pandemia, inoltre, ha complicato la situazione”. Anche la Narducci separa la critica al Comites dai risultati delle iscrizioni: “Sono due argomenti diversi. È giusto criticare il Comites ma non c’entra nulla con questa bassa partecipazione. Il grande problema a mio avviso è stata l’influenza dei partiti sulla vita dell’organismo con la prevalenza della logica politica rispetto agli interessi comuni. La legittimità, in ogni caso, viene sempre dal voto anche con il problema della scarsa affluenza”.

 

Anche la lista Rinnovo critica duramente la modalità della registrazione per votare. Secondo Eugenio Nocito “il principale colpevole è il sistema dell’iscrizione di voto oltre che la mancanza di informazione”. “I problemi” -avverte- “potrebbero continuare anche nel processo di restituzione dei plichi attraverso Abitab che come si è dimostrato in passato non sempre arrivano all’Ambasciata nei tempi previsti. Io preferisco un sistema di voto presenziale perché è più sicuro”. A questi motivi per Nocito bisogna aggiungere anche l’ultima gestione del Comites che “ha la sua quota di responsabilità dato che non ha fatto assolutamente niente per difendere gli interessi dei cittadini stufi delle solite promesse e con gli stessi problemi di sempre come il passaporto. Il prestigio del Comites non si è perso oggi con questi numeri ma è un processo molto più lungo che si è consumato nel corso degli ultimi anni”.

Renato Palermo, rappresentante uruguaiano nel Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), punta il dito contro “le autorità e l’opzione inversa dato che si sapeva benissimo a cosa si andava incontro”. Membro del Comites uscente ma adesso incandidabile, tra i promotori della lista Rinnovo, Palermo ricorda “l’impegno portato avanti dal Cgie nei mesi scorsi per chiedere il rinvio delle elezioni del Comites e per modificare l’opzione inversa insieme alla riforma per modificare gli organismi di rappresentanza portata in Parlamento. Purtroppo tutto questo non è avvenuto e la logica del risparmio ha prevalso sulla democrazia. Sia chiaro le collettività non hanno colpe, la responsabilità è da attribuirsi alle autorità italiane. Sinceramente, io mi aspettavo che andasse peggio con numeri più bassi”. Da Roma a Montevideo, ci sono anche altri motivi che hanno contribuito a questi risultati bassissimi secondo Palermo: “Indubbiamente è necessaria un’autocritica anche da parte del Comites che non ha funzionato per via delle divisioni interne. Sulle elezioni, poi, si sarebbe dovuto fare un maggiore sforzo per spiegare alla cittadinanza questo organismo”.

Fa una riflessione un po’ diversa Federico Vero Vinci candidato della lista Maiu (Movimento Associativo Italo Uruguaiano). “Ovviamente, tra i motivi di questo risultato bassissimo metto al primo posto l’opzione inversa che non esiste in nessun altro paese al mondo e che qui non è stata capita. Detto questo credo che allo stesso tempo si debba fare una seria riflessione sullo stato del sentirsi italiano oggi: purtroppo per molti esiste solo l’interesse a prendere il passaporto anziché il desiderio di integrarsi a a una comunità” osserva amaramente Vero. “Credo che l’Ambasciata ha fatto quello che ha potuto dentro le sue possibilità attraverso le pubblicazioni su Facebook. Forse si sarebbe potuto fare qualche evento coinvolgendo le associazioni ma sappiamo che ci troviamo in un periodo complicato per via della pandemia”.