di Juan Raso

Il racconto originale – di Jack London – non si svolge a Napoli, bensí in Oakland, negli Stati Uniti. Eppure il regista Pietro Marcello – non a caso nato a Caserta – ha scelto il capoluogo campano, per raccontare ascesa e caduta di un marinaio semianalfabeta, che per amore di una ragazza dell’alta borghesia, decide di emanciparsi attraverso una formazione autodidatta. 

Il film, che giunge fortunatamente a Montevideo in quest’epoca di riapertura lenta di sale cinematografiche ancora a capacitá ridotta, sconvolge lo spettatore, che esce dal cinema contagiato dalla sofferenza di un personaggio, che cerca nel proprio individualismo una via di redenzione, che non arriverá. Raccomando davvero vederlo, perché appartiene a quel tipo di arte, che lascia il segno nell’animo.

Il film é stato presentato in anteprima alla Mostra Internazionale di Venezia del 2019 e Sight & Sound, prestigiosa rivista di cinema pubblicata dal British Film Institute, lo ha inserito nella sua classifica dei venti migliori film del 2019.

Martin Eden (interpretato magistralmente da Luca Marinelli) é un proletario che la sorte pone a difendere lo sconosciuto Arturo da una aggressione e questi in segno di ringraziamento invita Martin nella sua villa napoletana, dove conosce la sorella Elena e il suo stile di vita educato ed elegante. Il protagonista si innamora a prima vista e concepisce quindi l’educazione come il ponte che puó introdurlo in quella societá, in cui vive l’amata. 

Non lo fa per ambizione, ma solo e semplicemente per amore di Elena (l’attrice Jessica Cressy) ed é in queste circostanze che scopre la sua vocazione di scrittore. Vuole essere degno di Elena attraverso il valore dei suoi scritti, che all’inizio vengono puntualmente rifiutati dagli editori, che respingono i suoi saggi, troppo nuovi per i gusti dell’epoca. E’ il momento in cui Elena e la sua famiglia borghese si allontanano, perché Martin non riesce a farsi un “posizione”.

Poi la storia cambia in un flusso e riflusso di emozioni, ascese e cadute, che condanneranno l’eroe – giá scrittore affermato – ad affondare in quel mare, che da povero aveva tanto navigato. 

Martin é un individualista anarchico e non a caso il film inizia con scene originali di archivio delle manifestazioni del 1° maggio 1920 a Savona dove partecipa Enrico Malatesta, uno dei piú noti teorici italiani del pensiero libertario. Il protagonista critica duramente non solo i padroni, ma anche i sindacati, perché le strutture del potere – afferma – sono sempre le stesse e alle fine quelli di sopra sempre avranno la meglio su quelli di sotto, che a suo giudizio sono veri “schiavi”. 

La storia mostra il passaggio dalla condizione di eroe a quella di antieroe di un uomo che vive il proprio individualismo, come un atto di confronto verso il potere delle masse. Qualcuno ha detto che Martin Eden é un film “feroce”, un vero terremoto etico, in cui il regista Marcello condivide l’idea iniziale di Jack London: attaccare l’individualismo, come espressione di un egoismo nihilista. 

“Martin Eden non é un eroe positivo – ha detto Pietro Marcello -, ma al contrario va condannato perché rappresenta l’individualismo e l’edonismo dei nostri tempi”.

Qualsiasi siano le conclusioni dello spettatore a fine proiezione (perché ogni opera d’arte ammette la disparitá di giudizi), Martin Eden é un gioiello cinematografico di fattura italiana, proprio da non perdere.