Papa Francesco (foto Deposiphotos).

Da sempre particolarmente attento alle vicende della sua terra di origine, ieri Papa Francesco ha inviato un messaggio, direttamente in spagnolo, ai partecipanti all'Assemblea ecclesiale dell'America Latina e dei Caraibi, che si svolge fino al 28 novembre a Città del Messico. "Vi chiedo di ascoltarvi a vicenda e di ascoltare le grida dei nostri fratelli e sorelle più poveri e dimenticati”, ha chiesto il pontefice argentino che ha definito l'Assemblea come “una nuova espressione del volto latinoamericano e caraibico della nostra Chiesa, in sintonia con il processo preparatorio della XVI Assemblea generale del Sinodo dei vescovi”. Nel corso del messaggio, il Santo Padre ha voluto sottolineare l’importanza di due parole in particolare, ‘ascoltare’ e ‘straripare’. Due parole che valgono il lavoro di un’intera Chiesa continentale, per un incontro come mai l’America Latina aveva celebrato. Perché la prima Assemblea ecclesiale che comprende i Caraibi e i Paesi latinoamericani è figlia del percorso sinodale avviato recentemente dal Papa ed è Francesco stesso a farsi vicino con un messaggio agli oltre mille partecipanti che, sia in presenza a Città del Messico sia on line, si apprestano a vivere da oggi a domenica prossima. Dalle tre parole chiave che accompagneranno fino al 2023 la preparazione del Sinodo – comunione, partecipazione e missione – il Papa fa discendere una riflessione che ne mette a fuoco altre due. Ad Aparecida, nel 2007, dove anche il futuro Papa era presente, protagonisti erano stati i vescovi latinoamericani. Allora, ricorda Francesco, fummo chiamati “a essere discepoli missionari” e a “incoraggiare la speranza”, immaginando “all'orizzonte il Giubileo di Guadalupe nel 2031 e il Giubileo della Redenzione nel 2033”. Prima di quegli approdi ancora lontani, si profila invece un Sinodo che intende cambiare certi assetti, dando spazi e peso nuovi alla voce di tutti i battezzati e non solo, diversamente da una conferenza di soli vescovi. L’Assemblea ecclesiale di Città del Messico ne è un primo grande riflesso e dunque il Papa invita a fondare i lavori anzitutto sul dinamismo dell’“ascolto” che comprende anche, dice, “dialogo e discernimento”. In un'assemblea, sostiene Francesco, “lo scambio facilita ‘l'ascolto’ della voce di Dio fino ad ascoltare con Lui il grido del popolo, e l'ascolto del popolo fino a respirare in esso la volontà a cui Dio ci chiama”, specie quando il grido viene dai dimenticati. La seconda parola che Francesco ha messo in rilievo è desborde, ‘straripamento’. Dopo e oltre la preghiera e il dialogo che richiede il “discernimento comunitario”, c’è la necessità – afferma il Papa – “di trovare modi per superare le differenze in modo che non diventino divisive e polarizzanti”. Chiedo al Signore, è la preghiera del Papa, “che la vostra Assemblea sia espressione dello ‘straripamento’ dell'amore creativo del suo Spirito, che ci spinge ad andare incontro agli altri senza paura, e che incoraggia la Chiesa a diventare sempre più evangelizzatrice e missionaria attraverso un processo di conversione pastorale”.