Silvio Berlusconi (foto: depositphotos)

di Stefano Ghionni

Cosa non si fa in politica. Pensavate, con il “caso Cario”, di averle viste veramente tutte? O che due governi di segno politico diametralmente opposto (gialloverde e giallorosso) ma con lo stesso premier in sella, potessero bastare? E invece no. Il caro e vecchio “italico Stellone” ne regala sempre una delle sue. Prendete Silvio Berlusconi. Da grande e incallito fustigatore dei grillini, ieri il Cavaliere è passato addirittura ad “ammiccare” alle nobili cause che hanno promosso la nascita del Movimento. Una vera e propria piroetta, la sua, evidentemente dovuta alla “voglia” che ha di candidarsi per il Quirinale, al posto di Sergio Mattarella.

“Il voto al Movimento 5 stelle, dal quale siamo lontanissimi, nasceva da motivazioni tutt’altro che ignobili o irragionevoli. Nasceva dallo stesso disagio e dallo stesso fastidio per un certo tipo di politica per la quale è nata Forza Italia” ha detto ieri “sua emittenza”, in un’intervista pubblicata sul numero speciale dei 35 anni di Milano Finanza, in edicola sabato 11 dicembre e di cui TgCom ha pubblicato uno stralcio. Nella stessa intervista il Cavaliere, che fino a qualche giorno fa asseriva che i grillini potevano solo “pulire i bagni'”, ha anche aggiunto che “i Cinque stelle non sono riusciti a dare una rappresentanza a questa Italia, ma hanno dato voce a un disagio reale che merita rispetto”.

Un “disagio reale che merita rispetto”. Sì, cari lettori: ha detto proprio così, il fondatore di Forza Italia, in quella che appare ben più di una mano tesa nei confronti di chi, fino al giorno prima, sparava a “palle incatenate” contro Berlusconi e il Berlusconismo. Ora, però, che c’è di mezzo la partita del Colle, ecco l’improvviso addolcimento del “truce Silvio”: che bravi ‘sti CinqueStelle. Fosse mai potessero servire per salire lassù? Eh sì, lo ribadiamo: cosa non si fa in politica! D’altronde, di che ci lamentiamo? Siamo pur sempre in Italia, no? Lo stesso Paese in cui più di 100 senatori hanno votato a favore della permanenza in Aula del loro collega Adriano Cario, nonostante questi fosse stato eletto nel collegio Sud Americano con certificati brogli elettorali: come a voler dire, ma sì, resti pure al posto suo. In fondo che male c’è a fare carte false?