Djokovic (Depositphotos)

di Lucio Fero

Djokovic non lo sa ma è lui la guida spirituale di molta parte di noi. Ed è il “djokovicismo” la misura del governare che molti partiti, un bel po’ di sindacati e una panoplia di associazioni e categorie vorrebbero fosse dispiegata e a applicata. Come? Che c’entra un campione del tennis niente meno che con il governo di un paese e con le pulsioni superficiali quanto imponenti e urgenti della cosiddetta gente? C’entra perché Djokovic ha ottenuto/imposto di partecipare al torneo di tennis in Australia nonostante non sia vaccinato.

Australia e torneo relativo che sono (sarebbero) vietati ai non vaccinati. E Djokovic non è, bontà sua, soltanto un non vaccinato, è un attivo No Vax. Il tennista non ha disdegnato in questi due anni di fare propaganda negazionista e non si è impegnato solo nella teoria, ha messo in pratica un torneo tennistico da lui organizzato che si è tradotto, ovviamente, in un focolaio di Covid. Eppure il non vaccinato Djokovic va a sbarcare nell’Australia vietata ai non vaccinati e va a giocare un ricco torneo tennistico chiuso ai non vaccinati. Perché? Perché soldi battono vaccini. E non solo nel tennis.

La pezza che non copre il buco ma al contrario lo mette in sconcia evidenza: una esenzione, un certificato non si sa di cosa che esenta Djokovic dal vaccinarsi. Un espediente, una furbata, una sconcezza. Eppure di Djokovic in piccolo ne è piena la cronaca e la società italiana, ogni giorno, ognuno di questi giorni. L’organizzatore della corsa di massa a Roma annullata perché seimila persone insieme in tempi di epidemia…Eppure l’organizzatore lamenta la discriminazione, la repressione e soprattutto il danno economico, anche lui riteneva di aver diritto ad un certificato che esenta. E ciò che esenta, a ben vedere, erano anche per lui i soldi. Ogni attività socio economica invoca, brandisce, reclama un certificato-esenzione in cui ci sia scritto quel che vi pare ma alla cui base e fondamento ci sia il motivo per cui Djokovic è esentato: la forza dei soldi.

Scuola, gran voglia di chiuderla da parte di sindacati e ceto politico-amministrativo. Perché? Perché ci sono contagi e gestirli è una fatica e una grana. Calcio, a ieri sera circa 80 contagiati in una platea di circa 2000 persone tra tecnici e atleti (la Serie A). Molti più in proporzione di quanti non siano i contagi tra i banchi di scuola. Eppure a nessuno viene in mente di chiudere il calcio. Il calcio è soldi, la scuola no. Semplice.

Come distinguere la didattica per alunni e studenti vaccinati e non? Impossibile e discriminatorio dicono Lega, M5S e sindacati. Eppure sarebbe semplice: vaccinarli tutti. Esistono già obblighi vaccinali per andare a scuola. Ma vaccino come condizione per andare a scuola e quindi scuola come luogo protetto significa costo politico. E che ci si guadagna in soldi a pagare questo costo? Secondo grandissima parte delle nostre forze politiche sociali la scuola non è soldi. Quindi meglio chiuderla che vaccinarla. Sono soldi gli stadi e le tv del calcio e sono soldi i bar, le mense aziendali, i ristoranti, i centri commerciali, le piscine, le palestre, il commercio al dettaglio e all’ingrosso e tutte le altre attività per le quali, dovesse esserci obbligo di vaccino, deve valere l’esenzione Djokovic. Quindi Lega e M5S guidano il vasto corteo di chi dice no all’obbligo vaccinale per i luoghi di lavoro, di chi spinge per un “tutti a casa” generale e garantito spacciato per smart working, di chi, soffrendo pubblicamente per la chiusura delle discoteche, le scuole le chiuderebbe con un sospiro di sollievo. Questa fase dell’epidemia sta riconducendo le forze politiche e sociali alla loro natura profonda, corporativa e opportunista. E sta sfibrando la capacità e la possibilità di guida centralizzata da parte di Draghi, il volante è ancora nelle sue mani ma vibra e balla sempre più.

Chi vuole un’esenzione mostri quanti soldi vale. Quella di Djokovic è una parabola di storia che sembra lontana ed estranea. Ed è invece trama che intreccia la fibra delle vita associata quotidiana. Obbligo vaccinale sui luoghi di lavoro, oppure solo dai sessantenni in su (quindi circa 1,5 mln di over 60 da “costringere” al vaccino), oppure niente, oppure dipendenti pubblici tutti a lavorar da casa, oppure tutti obbligati al vaccino, scuole che riaprono lunedì 10 gennaio, oppure che vengono mandate in vacanza per un mesetto, esercizi ed attività pubbliche aperti davvero solo ai vaccinati, oppure anche no. Più che alla “legge di Draghi” dipenderà dalla fortissima “legge Djokovic”, quella che determina il risultato quando la partita è tra soldi e vaccini, di solito un secco 6-2/6-2.