di ROBERTO ZANNI

Che Jim Kenney, sindaco di Philadelphia, abbia discriminato gli italoamericani della sua città lo sanno tutti. Ma purtroppo in epoca di cancel culture nemmeno il giudice di un tribunale federale ha avuto il coraggio di confermarlo. C’era una causa nella città dell’amore fraterno (così è chiamata Philly) in seguito all’abolizione del Columbus Day, ribattezzato Indigenous Peoples’ Day, ma il giudice distrettuale C. Darnell Jones, in una risoluzione lunga ben 20 pagine, l’ha respinta affermando che​ non c’è stato danno. “Non c’è alcun diritto costituzionale – ecco la spiegazione – che il secondo​ lunedì di ottobre debba avere un certo nome, essere una determinata festa per celebrare una particolare etnia. Inoltre i querelanti non sono riusciti a presentare nemmeno un esempio di come le loro vite siano cambiate a causa dell’ordine esecutivo di Kenney”. Parole che lasciano senza fiato: in questo modo secondo il giudice C. Darnell Jones, qualsiasi giorno, qualsiasi ricorrenza negli Stati Uniti può essere cambiata da un sindaco qualsiasi. La causa, a nome della vessata comunità italo-americana, era stata presentata in aprile​ da George Bochetto, avvocato di lungo corso con tante battaglie, vinte, alle spalle e che ora ha presentato la propria candidatura, per il partito Repubblicano, per il senato degli Stati Uniti nelle prossime elezioni. “Siamo grati per la sentenza – ha dichiarato Kevin Lessard, portavoce del sindaco di Philadelphia – rimaniamo impegnati per consentire ai nostri cittadini di celebrare il loro patrimonio e la loro cultura nel modo che preferiscono rispettando le storie e le circostanze di tutti gli abitanti di Philly che​ provengono da background​ differenti”. Non sembra però che l’amministrazione Kenney abbia mostrato lo stesso rispetto per gli italo-americani: via il Columbus Day, inscatolate le statue, il tutto con la più assoluta mancanza del più elementare rispetto nei confronti di una comunità che ha contribuito, in tutti i modi, anche con la vita, allo sviluppo della società locale e non. “Suggerire che diverse organizzazioni italoamericane e in particolare anche il consigliere comunale Mark Squilla non abbiano la possibilità di contrastare la cancellazione unilaterale del Columbus Day da parte del sindaco Kenney è completamente irrealistico e contro a tutto ciò che è realmente​ accaduto – la risposta​ dell’avvocato Bochetto​ che ha subito presentato ricorso contro la sentenza – nessuno ha subito un danno più reale di questi gruppi di italoamericani”. La storia a Philadelphia, città con un forte retroterra italoamericani, negli ultimi tempi è stata ribaltata dall’amministrazione del sindaco Kenney: dal Columbus Day cancellato agli sforzi di rimuovere le statue di Colombo da Marconi Plaza e Penn’s Landing, senza dimenticare il monumento dedicato all’ex sindaco Frank L. Rizzo, situato all’esterno di un edificio pubblico, diventato obiettivo della furia violenta della folla che protestava contro le presunte brutalità della polizia. Ma la discriminazione, provata, era proseguita anche con la mancata inclusione dei codici postali con la maggiore presenza di italoamericani durante la distribuzione anticipata dei vaccini anti-Covid l’anno scorso e a quest’ultima contestazione Kenney aveva risposto che si era concentrato sulle aree con la più bassa concentrazione di vaccinati. Ma il giudice Jones, nelle sue conclusione, non ha preso in esame completamente le altre contestazioni​ presentate, ha respinto le accuse di discriminazione (che non potranno essere ripresentate), lasciando aperta solo la possibilità per i querelanti di portare avanti le loro argomentazioni secondo le quali Kenney non avrebbe seguito la procedura corretta per cambiare il nome del giorno. “Ma ribattezzare una festa riconosciuta dallo stato come Columbus Day – ha ribattuto Bochetto – viola tali regole”.​ ​