Berlusconi (Depositphotos)

di Lucio Fero

Berlusconi Presidente della Repubblica, lunedì la prima votazione a Camere riunite ma forse già domenica finisce la corsa di Berlusconi al Quirinale. Lui, Berlusconi, l’ha chiamata e lasciata chiamare Operazione scoiattolo. Ed ed è quella che dovrebbe trovare 50/60 voti in Parlamento oltre ai circa 450 di cui dispone il centro destra (ammesso e per nulla concesso che a Berlusconi vadano tutti i 450).

L’Operazione scoiattolo però è rimasta a corto di “ghiande”, cioè di parlamentari arruolati e aggregati, conquistati e convinti a votare Berlusconi. Perfino il telefonista Sgarbi si mostra sfiduciato (telefonista-seduttore: chiama, poi passa Berlusconi al chiamato, se Berlusconi c’è). Conta e riconta le “ghiande”, la candidatura Berlusconi Presidente resta dalla parti del 450 (teorici) voti a disposizione sommando una ventina che verrebbero da fuori lo schieramento di centro destra e sottraendo una fisiologica quota di franchi tiratori nello schieramento.

Berlusconi presidente? Salvini già pensa ad altro candidato – Salvini ha pubblicamente detto: contiamo fino a domenica, domenica giorno prima delle votazioni se Berlusconi non ha visibilmente e credibilmente i 505 voti che servono (quota al momento non raggiunta e lontanissima) facciamo un altro nome. Il leader della Lega non vuol perdere la possibilità di indicare e poi eleggere un capo dello Stato che venga da un’area culturale e politica di centro destra. Non vuol perdere questa possibilità intestardendosi su Berlusconi. Se centro destra votasse Berlusconi e Berlusconi venisse bocciato dal voto delle Camere, allora sarebbe il centro sinistra ad avere lo spazio politico per una candidatura  

E il governo? – Se Salvini indicasse un nome votabile dal Pd e da M5S, allora Draghi resta a Palazzo Chigi. Che è poi quel che molti vogliono. Per avere un governo in questo 2022 tutt’altro che sereno dal punto di vista economico e per non avere Draghi al Quirinale. È la cosa più logica eleggere un presidente della Repubblica altro da Draghi con il consenso di quasi tutti i partiti e lasciare il governo come è. La cosa più logica per i partiti tutti, compreso quello di Meloni: lasciare Draghi dove è ma solo per un anno e andare ad elezioni nel 2023 e avere al Quirinale qualcuno tipo Pier Ferdinando Casini.